Le voci della Fiera

Immagine1.jpgC’è aria di festa. C’è aria di Fiera. E di polemiche. E scandali. E scontento. Magari ne parleremo a bocce ferme, quando tutto si sarà freddato, inclusi gli animi. La Fiera è sempre una gran cosa, e il Barese la attende come un bambino il Natale. O si ama o si odia. Nessuna via di mezzo.

Io la mia piccola parte potrò farla. Per la seconda volta sarò la voce ufficiale di questa Campionaria, dal Centro Direzionale e, scusate, sento sempre un forte spirito patriottico nel rivestire questo ruolo che- un tempo-fu di Gianni Roman o Giusy Frallonardo.

Non sarò sola, con me il collega Vito Zingaro, già compagno di scorribande in sala radio lo scorso anno. Perché la Fiera è costante emozione e le voci che ne scandiscono gli eventi sono in carne ed ossa. Non so se le nuove generazioni ci pensino ancora, ma siamo lì, vi diamo il buongiorno, auguriamo una buona serata. Prima che le macchine vengano rimosse ne scandiamo i numeri e le lettere. E aiutiamo i bambini dispersi nella caotica folla a ritrovare la mamma e il papà.

Capita il momento bizzarro in cui veniamo messi in difficoltà da qualche ospite prestigioso dal nome foto.JPGesotico. E quotidianamente una valanga di annunci impegna il nostro tempo e la nostra professione.

Insomma, siamo lì. Viviamo la Fiera da una Torre d’Avorio modesta. Scrutiamo le genti in fila verso Le Nazioni da scoprire. E di quella festa che annunciamo ogni giorno viviamo solo le parole.

E origlierò i desideri dei baresi già in subbuglio “perché la Fiera è un diritto. E dovrebbe essere gratuita.” o perché “le storiche merendine. Che Fiera sarà se non dovessero venderne?”. E poi pop-corn e zucchero filato, e grossi affari. E la Crisi che ci spaventa tutti ma non abbastanza da lasciarci scappare il prezzone imperdibile “offerta Fiera”.

Perché la Fiera è la mia vacanza nel lavoro. Perché quando mi trasformo nella sua Voce per passione e dovere porto un pezzetto di Bari dentro di me.

E lo so che non si tratta di una notizia. E che questo post è decisamente autoreferenziale e promozionale. Ma ci sono cose che mi piace scrivere alla mia città.

E quelle buttate giù con il cuore che sorride-credo-sono sempre le migliori.

Il gelato è una cosa seria

Immagine1.jpgQuanto sia ritenuta “cosa seria” il gelato a Polignano è presto detto specie per chi ama deliziare, con un buon cono, le passeggiare tra le vie del centro storico della cittadina nota per la sua invidiabile posizione, a picco sul mare.

Qui il culto legato alla produzione artigianale del gelato è particolarmente radicato; intere generazioni si sono tramandate passione e professionalità con segreti di specialità che, nel tempo, arricchite dell’estro di mani creative, sanno rendere “dolci” le passeggiate in relax come i momenti di festa in famiglia e con amici. Da un’idea di Vito Calogero – nota e intraprendente figura della tradizione gelatiera locale nonché icona della famosa gelateria “Bella Blu” – torna il “Festival del gelato al cioccolato”, messo a festa, per l’occasione, con 25 intriganti aromatizzazioni tra cui quelle con pera, cocco, menta, arancia e peperoncino.

«Il Festival del Gelato al cioccolato è una festa per cominciare l’anno nel periodo più freddo dando spazio assoluto alla professionalità acquisita nel tempo in questo settore».

L’ha ideata così, nel 2007, Vito Calogero, veterano della tradizione polignanese e membro del Comitato Gelatieri di Puglia, Basilicata e Molise; “Il mio intento – prosegue – è quello di stupire dimostrando che, se realizzato secondo sani ingredienti e buone regole, sa rendere “piacevole” l’imbarazzo nella scelta».

E il “principe dei gusti” – quello al cioccolato, così ribattezzato essendo il più richiesto al banco – in questa festa non sarà lasciato solo; a fargli compagnia, la torta Sacker (con confettura di albicocche) e la novità del gelato al creme caramel.

Fino al 1° Aprile, dunque, tutti a Polignano! Per gustare un cono originale passeggiando tra le famose terrazze… con il vento tra i capelli e, perché no, mano nella mano della persona amata o degli affetti più cari.

Piripicchio reloaded

Immagine1.jpgVisto lo stratosferico successo  scaturito dalla visione del teaser di “Piripicchio, l’ultima mossa”(e dal mio relativo post), ecco un nuovo imperdibile appuntamento per i numerosissimi fan del grande artista barese.

Da sabato 11 fino a domenica 19 settembre, per tutta la durata della Fiera (vi parlerò anche della Fiera, non temete), nel Cineporto, sarà possibile visitare la mostra «Scatti di pellicola», dedicata al film «Piripicchio, l’ultima mossa», improntato alle fasi salienti della vita di Michele Genovese, in arte Piripicchio, nato a Barletta nel 1907 e morto a Bitonto nel 1980.

Allestita dalla Globalart della pittrice Rosa Didonna, con gli scatti di Angelo Saponara tratti dal libro «L’ultima mossa» edizioni Gelsorosso, e di Francesco Rossini, la rassegna si propone di offrire alcuni fotogrammi dell’intera pellicola firmata dal regista Vito Giuss Potenza, la cui uscita è prevista per novembre nelle sale e la cui distribuzione è curata da Pino Armenise.

Quanto mi stupisce, e lo dico con un leggero velo polemico, è l’incredibile multimedialità e sinergia di forse in quello che chiamerei “l’anno dibrochure_fronte1.jpg Piripicchio”. Arte, letteratura, cinematografia, fotografia, teatro. Tutte insieme per rendere omaggio e tributo all’umanità di Michele Genovese. Mi stupisce perché, a Bari (talvolta, ammettiamolo), ogni realtà si fa i fatterelli suoi, tirando in ballo di rado un esercito così nutrito di superpotenze artistiche. Piripicchio, dunque, non è solo un film, per me. Ma centro di aggregazione catartico. Quasi lo spirito di Genovese aleggiasse, facendo da collante.

Insomma. Cose belle.

 

Il racconto del film prescinde dai canoni della docu-fiction e cala l’attore di strada in un contesto storico importante per la Puglia, a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80, quando il torpore dei secoli lasciava spazio a un vento nuovo. Fra le fotografie esposte si potrà ammirare Nicola Pignataro nei panni del celeberrimo comico di strada ma anche i volti di Vincent (Piero Campanale) e Patty (Vittoriana Grezio), coprotagonisti del film, simboli dell’amore e della voglia di riscatto che traspaiono dalla romanzatura sapientemente costruita dagli autori della sceneggiatura, Antonio Garofalo e Luca Vessio. I quali, insieme con il regista, hanno voluto donare a Piripicchio un volto romantico e un linguaggio che lo celebrasse rendendolo anche sdoganabile nelle sale di tutta Italia.

La mostra è impreziosita inoltre dalle opere d’arte di Maurantonio Mezzina, Rossella Andriani e dai costumi di Francesca Mesto che vestirà le Piripicchie, promoter del film e della manifestazione artistica. Marketing curato da Oasi Creativa. Sito ufficiale del film www.piripicchio.it.

Ora, però, non fatemi fare brutte figure. Staccate gli occhi dalle Piripicchie e fermatevi a contemplare il capolavoro della memoria. Continuando a descrivermi i vostri ricordi su queste pagine.

P.S.: con un certo orgoglio, posso anche sussurrarvi un gossippone. Con Virgilio saremo all’anteprima dedicata ai giornalisti. Non mancheranno indiscrezioni, impressioni “a caldo”, foto degli attori e video esclusivissimi. Il mio personale ringraziamento a Vito Giuss Potenza. Alla sua disponibilità. Alla sua opera. E alla forza di internet. Che mi permette di riportarvi scorci della nostra città a 360°, per viverla sempre al meglio.

 

Piripicchio. Il film.

Immagine1.jpgPiripicchio, definito il “Charlie Chaplin pugliese”, è stata una delle ultime maschere della Commedia dell’Arte in Italia. Vestiva con frac, bombetta, un paio di baffetti alla Charlot e un garofano rosso all’occhiello. L’accessorio caratteristico e parte essenziale della coreografia era il bastone di bambù, che era solito armeggiare. Spesso lo puntava a terra per poi afferrarlo al volo, accompagnando con gesti allusivi le sue battute argute, vivaci e, talvolta, spinte. Di solito al pomeriggio improvvisava piccoli spettacoli di strada, ai quali assisteva sempre una moltitudine di ogni età e ceto. Vi erano spettatori sia per strada che affacciati alle finestre o ai balconi, i quali, al termine dell’esibizione, gli elargivano nella bombetta qualche moneta oppure sigarette da esportazione, ringraziandolo così di quelle piccole evasioni dalla vita quotidiana che egli offriva. Il povero Piripicchio non cercò la ricchezza, se non quella interiore datagli dal pubblico che lo stimava e, soprattutto, dalla gioia di vedere i ragazzini accorrere felici, quando sentivano suonare il tamburo che lo annunciava, e seguirlo rumorosamente, quando si spostava. Con la sua morte, l’avanspettacolo povero ha perso il suo ultimo testimone e, forse, anche uno dei suoi esponenti più sinceri.

“Piripicchio l’ultima mossa”, è il film che celebra il macchiettista barlettano, Michele Genovese in arte Piripicchio, interpretato da Nicola Pignataro. Il regista Vito Giuss Potenza (nel 2002 dirige il lungometraggio “All’alba saliremo in monte” che ottiene il terzo premio al Festival di Bagni di Lucca. Nel 2003 dirige i cortometraggi: “Gesù, luce del mondo” trasmesso da Raiuno all’interno della trasmissione “A sua immagine”, “Perdono”, e “Nicola” in onda su Raitre. Nel 2005 con un gruppo di ardimentosi, nonostante la carenza di budget, realizza un lungometraggio in b/n, interamente girato in digitale, dal titolo “Nicola lì dove sorge il sole” sui fatti che nel 1087 precedettero la costruzione a Bari della basilicapiripicchio1.jpg in onore di San Nicola)firma una commedia all’italiana sceneggiata da Antonio Garofalo e Luca Vessio che oltre a raffigurare l’artista di strada, ricalca un’epoca a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 in cui la Puglia si svegliava dal torpore di falsi retaggi e dogmi secolari. Nel cast spiccano Mariolina De Fano e Piero Campanale attore del musical “Il mondo di Patty”. L’uscita nelle sale cinematografiche è prevista per fine autunno.

Protagonista assoluto, il grande Nicola Pignataro. Erede più che degno di quella grande tradizione e attualmente, il volto più riconoscibile nella nostra tradizione. Attore e direttore artistico del mitico teatro il PURGATORIO.

 

“Piripicchio, l’ultima mossa” narra momenti salienti della biografia di Piripicchio, attraverso gli occhi di Vincent, un giovane liceale figlio di uno stimato medico di fede fascista. Il ragazzo spigliato e creativo si dimostra decisamente contrario agli ideali politici del padre. I continui contrasti tra i due inducono Vincent a lasciare la casa paterna e la sua ragazza per seguire le orme di questo grande artista di strada.

Il grande desiderio di Piripicchio era esibirsi sul palcoscenico del teatro Piccinni, culla della città di Bari.

–>qui<– il sito ufficiale del film

–>qui<– il sito dello storico fan club dedicato

–>qui<– lo splendido trailer

–>qui<– il gruppo su FaceBook

A Piripicchio, la sua Bari, ha anche intitolato una via, nei pressi di piazza del Ferrarese. Che, con un certo orgoglio, ho di recente mostrato ad alcuni ospiti scesi per le vacanze estive in Puglia. Questo film ripercorre la favola dell’arte pulsante per le nostre vie. Quando gli attori erano persone, prima che personaggi. Per imparare quel che eravamo e riscoprire cosa dovremmo (o potremmo) essere ancora.

 

Sabor de Brasil, con Anime Migranti

sanvito.jpgQuesta sera, alle ore 21.00 in località San Vito, Polignano a Mare (Ba), vi segnalo la 5ª edizione dell’interessante Festival “Anime Migranti”, Culture In Movimento.
Ho un debole per queste manifestazioni, penso l’avrete capito nel corso dei miei post. Non resisto alla forza trascinante dell’associazionismo e, in particolare, a quanto possano creare sul territorio, scatenando vere e proprie sessions culturali a 360°.

La serata, organizzata dall’Associazione Culturale “Maharajah”, prevede l’esibizione dell’Orchestra di percussioni Bandita, un’officina del ritmo nata a Bari nel 2005 con lo scopo di aggregare persone attraverso l’apprendimento e la pratica, in forma collettiva, di musica e danza.

Creata sul modello delle “baterie do samba carioca” e dei “bloco-afro” del nord-est del Brasile per Anime-Migranti.jpgtrasmettere l’energia gioiosa e vitale dei ritmi afrobrasiliani (dal samba e funky di Rio al Maracatù del Pernambuco – stato nordestino del Brasile – fino al samba reggae di Salvador de Bahia, l’Orchestra di percussioni Bandita utilizza strumenti tipici della tradizione afrobrasiliana, quali repinique, surdo, caixa, timba, tambourim, agogò, ganzà, cuica).

Pezzi di Brasile sparsi per la Puglia a ricordarci che la musica viaggia senza frontiere né passaporto, arriva dritta al cuore e si radica nella mente. Brasile immaginato ma nello stesso tempo reale come quello vissuto dai tantissimi pugliesi, in particolare polignanesi, emigrati oltre oceano per contribuire con il proprio bagaglio umano e culturale alla costruzione di una tra le più grandi metropoli multietniche del mondo, São Paolo.

La performance dell’Orchestra di percussioni Bandita, in uno spettacolo pensato appositamente per il suggestivo scenario del piccolo porto di San Vito, si avvarrà del “disegno dei fuochi” curato da Fabrizia Dragone e Tommaso Colagrande (direzione artistica dell’evento), della danza di Tauà Pires, (ballerina brasiliana nata ad Olinda), di video proiezioni e dj set e della fondamentale collaborazione dei pescatori di San Vito con le loro barche, reti, lampare e specchi per una vera e propria celebrazione del ritmo sul mare.

Assolutamente da non perdere per vivere una Puglia “internazionale” e densa di significati, alla ricerca di un’identità multietnica. Sogno condiviso, moltissimi secoli fa, anche dal nostro mitico Puer Apuliae.