La ricetta dell’Amore

50di.jpgChi ama questa città (come me), di sicuro conosce una qualche storia della Città Vecchia. Tramandata da un nonno, magari. O da qualche zio. Taluni hanno vissuto in prima persona l’evoluzione del quartiere. Altri ancora si sono lasciati trasportare dagli amici, facendosi fagocitare dalla meraviglia di quel luogo magico e pieno di atmosfere.

50 di semola 50 di farina, non è solo la quantità ideale di ingredienti per confezionare le celebri orecchiette. E’ anche la ricetta dell’Amore secondo Ada Bagnato che, in due decenni, ha raccolto storie e identità dei vicoli, mettendoli nero su bianco, per i tipi di Secop, in un libro affascinante e ricco di emozioni.

Una memoria storica che ci invita a riscoprire le nostre radici, per non dimenticare images.jpguna porzione di baresità assolutamente imprescindibile alla nostra natura.

Le protagoniste di questo romanzo sono le donne che si raccontano. Attraverso i loro occhi assistiamo all’intrecciarsi di tante vite in un luogo reale, il borgo antico di una città metropolitana. Con le sue gioie e i suoi dolori, le sue regole e le sue non regole.

I Racconti del Borgo Antico di Ada bagnato è una dichiarazione. Un poema ispirato da mani sapienti e volti segnati. E’ il passpartout per incrociare gli sguardi degli abitanti di barivecchia e comprenderne il codice, senza restarne indifferenti. Una lezione importante per chi già rimesta nei ricordi della Bari che fu. Ma anche per chi ancora non ha mai cercato di scavare oltre le chianche, afferrandone il senso e la profonda dignità.

Così la studentessa, la vecchia affabulatrice, la mamma del boss, il ragazzino malizioso e sognatore, la pittrice visionaria, con i diversi percorsi ma le stesse illusioni, le stesse passioni, danno l’idea dell’eterno, dove eternità non è uno spazio senza limiti, ma un ritorno alle radici. 

50 di semola e 50 di farina conquista e lascia innamorare, attraverso pagine di critica e speranza. Con quel baresian pride che, talvolta, ci manca. E che sarà bellissimo regalare, e regalarsi, così come l’autrice ha saputo fare. Studiando l’animo umano e seguendo il filo di una città nella città, che di vecchio, ha solo il nome. Ma pulsa tra speranze e narrazione, evolvendosi al sole che spunta ogni giorno ad Oriente. Al femminile. Plurale.

 

 

 

Più Jamming per tutti

Immagine1.jpgA partire dagli anni sessanta anche musicisti rock presero l’abitudine di cimentarsi in jam session. Ad esempio il bonus CD dell’ultima versione dell’album Layla di Eric Clapton con uno dei suoi primi gruppi (Derek & The Dominos) include una serie di registrazioni in jam session fra Clapton, i membri della sua band e altri musicisti. Il chitarrista Duane Allman, che partecipò alla jam, fu poi invitato a registrare alcuni brani del disco con Clapton. Un altro esempio è la bonus track “Apple Jam” nel disco del 1970 All Things Must Pass di George Harrison.

In questo spirito si sviluppa l’evento organizzato dalla Taverna del Maltese Vecchia.

Jamming Culture è un evento molto diverso dal solito anche se, a tutti gli effetti, si tratta di una jam session. Rispetto alle jam comunemente intese, gli artisti possono essere di diversa tipologia, in quanto, Jamming Culture accende i riflettori sul processo di “ristrutturazione artistica”.

Una jam session è una riunione (regolare o estemporanea) di musicisti che si ritrovano per una performance musicale senza aver nulla di preordinato, di solito improvvisando su griglie di accordi e temi conosciuti (standards).

Il termine, che probabilmente deriva da “Jamu”, una parola Youruba (africa occidentale) che significa “insieme in concerto”, è nato negli anni venti negli ambienti jazz, e si è poi diffuso anche nel rock.

Una jam session in genere non ha lo scopo di intrattenere il pubblico, ma è un ritrovo di musicisti che hanno così l’opportunità di provare nuovo materiale musicale e mettere alla prova la loro abilità di improvvisatori in confronto con altri strumentisti; a volte è semplicemente un ritrovo sociale.

Alle jam session possono partecipare musicisti di tutti i livelli e possono avvenire in locali privati o pubblici. Ad esempio divennero leggendarie negli anni quaranta le jam session del club di New York City Minton’s Playhouse, che dopo l’orario di chiusura ospitava musicisti come Ben Webster e Lester Young ed i giovani della nuova leva bebop come Thelonious Monk, Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Questi incontri spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni fra virtuosi.

Le jam session sono un terreno fertile per l’incontro di musicisti, lo scambio di idee, e sono quindi l’occasione dove sono nate molte collaborazioni musicali.

Di fatto Jamming Culture è l’invito aperto a provare uno spazio improvvisativo, sperimentale, coordinato da una direzione artistica. Ribadendo tutte le tipologie di artisti e performer possono partecipare: musicisti, attori, ballerini, fotografi, poeti, pittori, fumettisti, writer, giocolieri, scrittori, Dj, Vj, MC, Video Maker, ecc. L’attitudine richiesta è quella di salire sul palco con artisti e performer mai incontrati prima (la direzione artistica si riserva il coordinamento).

Per partecipare preghiamo di contattateci attraverso FB aggiungendo uno o tutti i contatti elencati sotto. Si raccomanda la massima puntualità per rispettare la scaletta della serata che sarà comunicata a tutti i partecipanti alle 21.30.

Per ulteriori chiarimenti, per partecipare, non esitate a contattarci:
Darius Nite  su  facebook
Gianluca Scagliarini 3316634355
JAMMING CULTURE la pagina facebook
Bari(Bari)
Taverna Vecchia del Maltese, ogni martedì
ore 22.00

Un presepe fai-da-te

Immagine1.jpgLeggo e -con piacere- riporto, un messaggio dell’Associazione Terra dei Suoni.

Anche quest’anno con l’arrivo del Natale stiamo addobbando la nostra sede nei migliori dei modi. Oviamente un elemento che non può mancare è il presepe. Quest’anno però vorremmo rendervi prartecipi di questo evento così come avviene nelle vostre case. 

Volontariamente chiunque di voi potrà prestare o donare una statuetta, un pezzo di grotta, un po’ di materiale vario… insomma tutto ciò che serve per fare un bel presepe!

Non ho intenzione di mentirvi. Il presepe non mi è mai stato particolarmente simpatico. Sarà perché mia madre ne ha sempre messi su di spettacolari (tipo montagne, ruscelli, effetti nictoemerali etcc), ma rigorosamente da sola. Si piazzava lì, con le sue carte colorate, i sassolini e le statuette. E guai a chi disturbava il Genio Creativo all’opera. Ogni anno era più bello. E ogni anno fioccavano complimenti di vicini e parenti.

Però, diciamolo, era una cosa SUA. E SUA solamente. Il presepe.

O, forse, sarà perché -il presepe- diventava (a casa di mia nonna, invece) motivo di simpatiche burle con i cuginetti. A causa dell’improbabile siparietto di mezzanotte con candele moccianti e canzoncine natalizie stonate. Poi c’era uno degli angeli senza testa. Mi inquietava. E non poco.

Diverso era l’albero. Albero che -all’americana- si metteva su tutti insieme. Chi una pallina, chi una ghirlanda, chi un fiocchetto. E poi, l’albero, ci portava i doni di Babbo Natale. Contrariamente al presepe che, onestamente, stava lì senza una sua utilità o scopo sociale.

In età adulta (e su questa definizione potrei scrivere millemila post), ho rivalutato la composizione religiosa. Un po’ grazie alle rivelazioni sulle pecore nere di Michele Loconsole (se volete sapere di cosa sto parlando accattatevillo, il suo bel libro), un po’ grazie alla pigrizia di mia madre che, con il tempo, ha abbandonato le installazioni velleitarie da artista solitario.

Dunque, anche io darò il mio contributo con il blog di Virgilio. Magari con un pastorello che aggiorna il suo blog dal netbook, davanti alla grotta del bambinello Gesù. Perché, fosse nato nel 2011, ne sono certa, la notizia avrebbe fatto il giro del mondo via Twitter, Facebook o Youtube.

Il presepe “social” mi mancava. E c’ha pensato Terra dei Suoni.

Associazione Culturale Terra dei Suoni , Strada Vallisa, 48, Bari Vecchia

Per informazioni 339.121283 – info@terradeisuoni.it

Jamming Culture alla Taverna

Immagine1.jpgLa storica Taverna del Maltese Vecchia (quella di via Nitti, per intenderci) lancia un’iniziativa che si preannuncia davvero emozionante. Parliamo di jam session vere e pure, dedicate agli amanti della musica, tra intenditori e neofiti.

Una jam session è una riunione (regolare o estemporanea) di musicisti che si ritrovano per una performance musicale senza aver nulla di preordinato, di solito improvvisando su griglie di accordi e temi conosciuti (standards).

Il termine, che probabilmente deriva da “Jamu”, una parola Youruba (africa occidentale) che significa “insieme in concerto”, è nato negli anni venti negli ambienti jazz, e si è poi diffuso anche nel rock.

Una jam session in genere non ha lo scopo di intrattenere il pubblico, ma è un ritrovo di musicisti che hanno così l’opportunità di provare nuovo materiale musicale e mettere alla prova la loro abilità di improvvisatori in confronto con altri strumentisti; a volte è semplicemente un ritrovo sociale.

Alle jam session possono partecipare musicisti di tutti i livelli e possono avvenire in locali privati o pubblici. Ad esempio divennero leggendarie negli anni quaranta le jam session del club di New York City Minton’s Playhouse, che dopo l’orario di chiusura ospitava musicisti come Ben Webster e Lester Young ed i giovani della nuova leva bebop come Thelonious Monk, Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Questi incontri spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni fra virtuosi.

Le jam session sono un terreno fertile per l’incontro di musicisti, lo scambio di idee, e sono quindi l’occasione dove sono nate molte collaborazioni musicali.

A partire dagli anni sessanta anche musicisti rock presero l’abitudine di cimentarsi in jam session. Ad esempio il bonus CD dell’ultima versione dell’album Layla di Eric Clapton con uno dei suoi primi gruppi (Derek & The Dominos) include una serie di registrazioni in jam session fra Clapton, i membri della sua band e altri musicisti. Il chitarrista Duane Allman, che partecipò alla jam, fu poi invitato a registrare alcuni brani del disco con Clapton. Un altro esempio è la bonus track “Apple Jam” nel disco del 1970 All Things Must Pass di George Harrison.

L’iniziativa nasce con l’intento di aumentare i contatti e quindi le possibilità di artisti e performer.

Jamming Culture è un evento programmato per tutti i martedì di novembre, e si tratta di una jam session a tutti gli effetti. Rspetto alle jam esisenti sul territorio non ci interessa soltanto un genere. Abbiamo creato uno spazio improvvisativo, sperimentale, aperto e coordinato da una direzione artistica, al quale possono partecipare singoli artisti o gruppi, musicisti, attori, ballerini, fotografi, poeti, 

pittori, fumettisti, writer, giocolieri, scrittori, Dj, Vj, MC, Video Maker, ecc. L’attitudine richiesta è quella di salire sul palco con artisti e performer mai incontrati prima (la direzione artistica si riserva il coordinamento). Per partecipare preghiamo di contattateci attraverso FB aggiungendo uno o tutti i contatti elencati sotto. Si raccomanda la massima puntualità per rispettare la scaletta della serata che sarà comunicata a tutti i partecipanti. 

 

L’ingresso è gratuito.

Per ulteriori chiarimenti, per partecipare, non esitate a contattare i seguenti recapiti.

Officine dell’arte Modugno e Bari

Dario Nitti

Giacomo Scianatico

Gianluca Scagliarini 3316634355 

 

Bari(Bari)

Taverna Vecchia del Maltese

ore 22,00

ingresso a pagamento

1 euro

Info. 347.9540990

Né Qui Né Altrove

 

Immagine1.jpgUltima settimana di eventi e spettacoli per “30 anni Suonati”, la manifestazione dedicata alla TAVERNA VECCHIA DEL MALTESE che questo weekend festeggia ufficialmente i trent’anni dalla sua fondazione.

 

Oggi, mercoledì 22 dicembre alle ore 21:00, Gianrico Carofiglio ci espone la sua visione della notte barese presentando il volume Né Qui Né Altrove; ad intervistarlo ci sarà Maddalena Tulanti, vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno.

 

Gianrico Carofiglio (Bari 1961) ha esordito con il romanzo Testimone inconsapevole (2002), a cuine-qui-ne-altrove.jpg sono seguiti Ad occhi chiusi (2003), Il passato è una terra straniera (2004) e Ragionevoli dubbi (2006). Nel 2007 pubblica il saggio L’arte del dubbio e, insieme al fratello Francesco, il graphic novel Cacciatori nelle tenebre. Il 2008 è l’anno di Né qui né altrove, mentre nel 2009 esce il dialogo Il paradosso del poliziotto. Nel 2010 pubblica il romanzo Le perfezioni provvisorie, la raccolta di racconti Non esiste saggezza (Rizzoli) e il saggio La manomissione delle parole (Rizzoli).

 

Né Qui Né Altrove (Editori laterza): «E tutto si era svolto in quella trama di strade squadrate e regolari nelle quali, in certi pomeriggi deserti d’estate, quando c’era il maestrale, e l’aria era nitida, ogni angolo sembrava il punto di fuga verso un infinito pieno di promesse». Rivedersi dopo oltre vent’anni con amici che non hai più cercato. Di giorno basterebbero pochi minuti per un saluto di circostanza, ma di notte è un’altra cosa. Di notte Bari può catturare e trasformarsi in un irreale cinema della memoria. Dove presente e passato, ricordi e invenzione si confondono, e l’età da cui le illusioni fuggono può ancora sfiorare il tempo in cui tutto era possibile.

 

Bari

Taverna Vecchia del Maltese

ore 21.00

ingresso libero

Info. 347.9540990

 

Ambra per Agamennone

 

Immagine1.jpgVenerdì 28 maggio, nella Città Vecchia in strada Saggese è stata inaugurata la mostra “Ambra per Agamennone. Indigeni e Micenei tra Adriatico, Ionio ed Egeo”. Ve ne parlo solo adesso perché l’estate, a mio parere, è il momento migliore per decidere di passare un tranquillo giorno di relax tra arte e cultura. Magari, molti di voi sono in ferie. Magari, hanno proprio voglia di un tuffo nel passato e, questa, è l’occasione ideale.

360 reperti di scavo, provenienti dalle principali aree archeologiche protostoriche della regione e da alcuni importanti siti lungo la rotta adriatica, ci spiegano i rapporti commerciali tra Puglia e Mediterraneo orientale nell’età del Bronzo, tra 2000 e 1000 a.C, e in particolare con i regni micenei affacciati sull’Egeo, interessati alle rotte ionica e adriatica, alla ricerca di materie prime preziose come l’ambra di provenienza baltica, intercettata lungo la via adriatica.

I contatti instauratisi determinarono lo scambio di beni e materie prime, e di conseguenza laImmagine2.jpg circolazione di modelli culturali, con forte presa nella struttura sociale ed economica dell’ambiente indigeno. In esposizione anche alcuni esemplari di ceramica micenea del Museo di Arte cicladica di Atene.

Inoltre, a fare da sfondo, è stata allestita presso il Museo Civico la sezione “Agamennone e gli altri. Gli eroi di Omero nella cultura figurativa della Puglia antica”. Alcuni splendidi esemplari della ceramica figurata attica, protolucana e apula provenienti dal Museo Nazionale di Taranto e da Gravina in Puglia, ci permettono di riviver le imprese di Agamennone, il mitico re di Micene.

La mostra, aperta sino al 16 ottobre, è organizzata dall’Assessorato alle Culture del comune di Bari in collaborazione con il Centro operativo per l’Archeologia – Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, con il contributo finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia e in collaborazione, tra gli altri, con le Università di Roma “La Sapienza”, di Foggia, del Salento e l’Istituto di Studi sulle Civiltà dell’Egeo e del Vicino Oriente – CNR Roma.

In pratica, la possibilità di vivere un ritorno al futuro, senza bisogno di sviluppare 1.21 gigawatt di potenza e 88 miglia orarie con le vostra macchina. Vi ricordo, tra l’altro, che la nostra gallery su Virgilio è sempre avida di nuove immagini, e testimonianze, e descrizioni. Su, non siate pigri! E buon divertimento!

 

Il Presepe per la Pace

presepe.jpgIl termine presepe (o più correttamente, come riportato nella maggior parte dei dizionari, presepio) deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, composto da prae = innanzi e saepes = recinto, ovvero luogo che ha davanti un recinto. Nel significato comune il presepe indica la scena della nascita di Cristo, derivata dalle sacre rappresentazioni medievali.

La tradizione, tutta italiana, del Presepe risale all’epoca di San Martina da Torino che nel 1993 realizzò a Milano la prima rappresentazione vivente della Morte. Sebbene esistessero anche precedentemente immagini e rappresentazioni della nascita del Cristo, queste non erano altro che “sacre rappresentazioni” delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale.

Il primo presepe scolpito a tutto tondo di cui si ha notizia è quello realizzato da Arnolfo di Cambio fra il 1290 e il 1292.
Dal XVII secolo il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case dei nobili sotto forma di Pace2.jpg“soprammobili” o di vere e proprie cappelle in miniatura anche grazie all’invito del papa durante il Concilio di Trento poiché ammirava la sua capacità di trasmettere la fede in modo semplice e vicino al sentire popolare. Nel XVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatenò una vera e propria competizione fra famiglie su chi possedeva il presepe più bello e sfarzoso: i nobili impegnavano per la loro realizzazione intere camere dei loro appartamenti ricoprendo le statue di capi finissimi di tessuti pregiati e scintillanti gioielli autentici. Nello stesso secolo a Bologna, altra città italiana che vanta un’antica tradizione presepistica, venne istituita la Fiera di Santa Lucia quale mercato annuale delle statuine prodotte dagli artigiani locali, che viene ripetuta ogni anno, ancora oggi, dopo oltre due secoli.

Presso Isse e Trase, in Bari Vecchia, verrà esposta Una grande collezione delle interpretazioni della natività attraverso il lavoro artigianale di Emanuele Dell’Aglio, barese verace e  cultore della millenaria tradizione della rappresentazione vivente della Natività.

La mostra è organizzata dall’Associazione Michele Fazio di Bari e sarà dedicata ai grandi temi della pace. Unitamente alla mostra sarà possibile visitare un mercatino di statue e icone sacre.

La mostra “Il Presepe per la Pace”, sarà inaugurata  sabato 28 novembre alle ore 18  e proseguirà sino al 5 febbraio, presso i locali di Isse e Trase – Strada Zeuli 15 – Città Vecchia di Bari. Ingresso libero

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Presidente dell’Associazione, sig.Pinuccio Fazio, al n. 3332752509.

Il Cielo sulla Biblioteca

santateresa1.jpgSe Bari lamenta la mancanza di veri e propri “contenitori” (vedi la lunga assenza del Piccinni, e quella ancor più lunga del Petruzzelli, per non parlare del Margherita-forse-sulla via del ritorno), è anche vero che, talvolta, basta una leggera brezza marina ed il faro del porto in lontananza per godere il meglio degli eventi nella propria città. Per poi lasciarsi andare, magari, a romantiche passeggiate sulla muraglia, o spingersi tra le chianche nel cuore di quel meraviglioso suq che è la Bari vecchia. Un mix di colori, profumi, sapori. Sa di Oriente, di culture lontane, di voglia di vivere. I “Notturni Mediterranei”, sono nati come iniziativa, proprio nell’idea di sfruttare a pieno la meravigliosa location di una città operosa di giorno e dall’ampio respiro artistico notturno. Senza nulla invidiare alle grandi Capitali del Nord, che vivono la notte come massima espressione di un pulsante fermento bohemienne.

Quattro serate, ad ingresso libero (come libera è l’espressione dell’arte), consumatesi sotto il ilcielosoprabiblioteca1-1024x808.jpgmanto di questa torrida estate, tra i libri (o meglio, sui libri), della terrazza di Santa Teresa dei Maschi, con l’esordio del Collegium Musicum (lo scorso 24Giugno), e la conclusione, proprio questa sera, per opera della Petite bande Amadeus, diretta dal M.stro Rino Campanale, con un bastimento carico carico di emozioni: Bizet, Puccini, Mascagni.

Tutta la rassegna, organizzata dal M.stro Rino Marrone, non ha visto solo il favore di pubblico, ma anche la benevolenza delle Muse che, dalla cinta muraria del Fortino, hanno regalato al capoluogo limpide e piacevoli serate estive, godendosi le impeccabili esecuzioni, sorseggiando limoncello con un flute, a partire dalle 20:30.

La Biblioteca Provinciale S. Teresa dei Maschi-De Gemmis, è inStrada Lamberti 3/4 a Bari.
Info 0805210484 – 5249738
Info biblioteca provinciale.bari.it
www.bibliotecaprovinciale.bari.it