Il venticello del Barbiere

Immagine1.jpg“Ah che bel vivere,che bel piacere per un barbiere di qualità! Ah bravo Figaro bravo bravissimo fortunatissimo per verità! Tutti mi chiedono tutti mi vogliono donne, ragazzi, vecchi, fanciulle, qua la parrucca… presto la barba… qua la sanguigna… Figaro… Figaro…son qua, son qua… Ohimè che furia, ohimè che folla, uno alla volta per carità”.

Dite la verità, avete provato l’irrefrenabile impulso di canticchiarla? Niente paura, non vi ha dato di volta il cervello, perché il Barbiere di Siviglia, melodramma in due atti su libretto di Cesare Sterbini, con le sue melodie eleganti, i suoi ritmi trascinanti e il suo superbo stile di composizione, senza tema di smentita, la più grande opera buffa italiana, eternamente fresca nella sua vena comica e nella sua inventiva. 

“Nell’ipotetica, e impossibile a risolversi, gara su quale sia l’opera più famosa del mondo – scrive Vincenzo Raffaele Segreto – certo Barbiere di Siviglia si troverebbe ad occupare uno dei primi posti: e come è facile capire, nella fortunata storia di un’opera che porta molto giovanilmente i suoi quasi duecento anni, si sono andati accumulando altre, tante storie che, magari, di veridico hanno ben poco”.

Rossini era notoriamente pigro. Rimandava il completamento dei lavori commissionatigli fino all’ultimo momento, e spesso “prendeva in prestito” della musica dalle sue altre opere, per risparmiarsi la fatica di scriverne di nuova. La famosa ouverture del Barbiere era stata precedentemente utilizzata in altre due sue opere; eppure, il Barbiere di Siviglia fu scritta ad una velocità supersonica: undici giorni diceva lui, sicuramente dal “concepimento” alla stesura finale non passarono più di venti giorni. Strabiliante se consideriamo che al tempo un buon amanuense era in grado di copiare in venti giorni proprio il numero totale delle pagine del manoscritto rossiniano.

Come spesso capita nello strano mondo della lirica, Il Barbiere, alla sua prima rappresentazione – il 20 Febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma – fu un fiasco strepitoso. Il giovane Gioachino, con quell’opera, aveva osato sfidare il grande Paisiello,mettendo in scena, mentre era ancora vivo il famoso compositore napoletano, un’opera che lo stesso aveva già musicato. Il confronto con Paisiello era temuto, tanto che nel libretto fu pubblicato un “Avvertimento al pubblico” in cui si affermava che: “Il Signor Maestro Gioachino Rossini, onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità con l’immortale autore che l’ha preceduto, ha espressamente richiesto che Il Barbiere di Siviglia fosse di nuovo interamente versificato, e che vi fossero aggiunte parecchie nuove situazioni di pezzi musicali, che erano d’altronde reclamate dal moderno gusto teatrale, cotanto contagiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello.” Questo non evito che gli ammiratori del Paisiello boicottassero la “prima”, inveendo e rumoreggiando per l’intera esecuzione. A ciò bisogna aggiungere le mille disavventure che capitarono durante l’intera rappresentazione, lasciando esterrefatto lo stesso Maestro pesarese, che dal cembalo dirigeva l’opera.

Si narra che alla prima rappresentazione di questo capolavoro, in scena ne successero di tutti i colori: il basso Vitarelli, Don Basilio per l’occasione, al suo ingresso in scena inciampo e cadde battendo la faccia. All’aria della calunnia gli usciva ancora il sangue dal naso e dovette cantare tamponandosi il naso tra una frase e l’altra. Un gatto, che aveva residenza stabile presso il Teatro Argentina, apparve d’improvviso sul palcoscenico nel bel mezzo del finale e si mise a miagolare e a strusciarsi sulle gambe dei cantanti, fra le matte risate del pubblico! Al termine della rappresentazione, Rossini, imbestialito, si sottrasse alla folla degli spettatori, e torno da solo a piedi in Via dei Leutari.

Ma già alla seconda rappresentazione il pubblico romano ebbe ad inchinarsi alla musica immortale del Barbiere, cosi come, a malincuore, ebbero a fare gli ammiratori del Paisiello. Forse non tutti sanno che, fino al tardo ottocento, l’aria di Rosina cantata durante la lezione di musica era quasi sempre lasciata scegliere dalla stessa cantante che rappresentava Rosina, anche perché questo cambio non interferisce per nulla con lo svolgersi dell’intreccio. Anche nel nostro secolo diverse cantanti si sono concesse il vezzo del cambio dell’aria, celebre è la cavatina del Tancredi, noto cavallo di battaglia di una grande cantante ancora in attività: Marilyn Horne. Ed ecco il testo di un’altra delle arie più simpatiche:

La calunnia è un venticello

 

un’auretta assai gentile

che insensibile sottile

leggermente dolcemente

incomincia a sussurrar.

 

Piano piano terra terra,

sotto voce, sibilando

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

 

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo:

prende forza a poco a poco,

scorre già di loco in loco,

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta,

va fischiando, brontolando,

e ti fa d’orror gelar.

 

Alla fin trabocca, e scoppia,

si propaga si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale

che fa l’aria rimbombar.

 

E il meschino calunniato

avvilito, calpestato

sotto il pubblico flagello

per gran sorte va a crepar.

Grande appuntamento con l’opera, domani, presso il teatro Petruzzelli: alle ore 20.30, infatti, ci sarà la rappresentazione della famosissima opera in due atti di Gioacchino Rossini ‘Il Barbiere di Siviglia’.

Le vicissitudini amorose del conte d’Almaviva, della bella Rosina, del tutore Don Bartolo e del factotum Figaro verranno portate sul palco in uno degli spettacoli più riusciti dell’intero panorama operistico italiano.

Quando è nato Gesù. Presentazione.

quando, è, nato, gesu, san, paolo, michele, loconsole, foyeur, petruzzelli, presentazioneSpesso si sente affermare che Gesù di Nazaret potrebbe non essere nato il 25 dicembre dell’anno zero. Anzi, da più parti si sostiene che non si sa nulla circa la sua reale data di nascita, per quanto riguarda sia il giorno, sia il mese, sia l’anno. Ma è proprio vero che non possiamo accertare e documentare quando è venuto alla luce il Bambino di Betlemme? Cosa riferiscono a tal proposito gli evangelisti, i maggiori storici dell’epoca, gli scrittori ecclesiastici e i calendari del tempo? Quali gli studi, le ipotesi e le tesi maggiormente sostenuti dai più insigni studiosi del cristianesimo antico, di archeologia orientale e di astronomia, che hanno indagato il problema servendosi delle più aggiornate metodiche interdisciplinari? Domande affascinanti e suggestive, una vera e propria indagine, pungente, intrigante e carica di capovolgimenti di scena, tesi a documentare l’effettiva data di nascita del più noto personaggio della storia universale.

E allora, Gesù di Nazaret è nato nello 0, nell’1 d.C, oppure nel 6 a.C? E noi, di conseguenza, siamo certi di essere nel 2011? E’ proprio vero che il 25 dicembre non è vera la data di nascita di Gesù, ma una data simbolica o l’antica festa pagana del dio sole? Siamo certi, invece, che non sia accaduto il contrario, ossia che la festa pagana ha cercato di soppiantare quella cristiana? I tre Re Magi, poi, siamo sicuri che sono tre, re e magi? Perchè la stella cometa di Betlemme non è nè una stella nè tantomeno cometa? E’ vero che le pecorelle dei nostri presepi dovrebbero essere nere e non bianche?

La risposta a questa e a molte altre domande, nell’ultimo libro di Michele Loconsole. “Quando è nato Gesù?”, edito dalle Edizioni San Paolo. Che verrà presentato questa sera nel foyer del Teatro Petruzzelli di Bari, alle 18:30. 

Michele Loconsole, docente di religione cattolica, giornalista pubblicista e saggista, è dottore in Sacra Teologia ecumenica. Ha pubblicato, tra gli altri volumi, La Corona di spine di Cristo. Storia e mistero (Siena 2005) e Il simbolo della croce. Storia e liturgia (Bari 2009). È autore di una ventina di saggi, pubblicati negli atti di studio di convegni internazionali, dedicati alle questioni storiche e liturgiche delle reliquie maggiori della Passione di Cristo, alla liturgia della Chiesa giudeo-cristiana, al dialogo ecumenico-interreligioso e alla storia del pellegrinaggio verso Gerusalemme. È presidente dell’associazione internazionale ENEC (Europe-Near East Center) e vicepresidente della Fondazione Nikolaos. Ha collaborato con le agenzie Fides (Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli) e Zenit di Roma. È stato recentemente nominato da S.E. Mons. Francesco Cacucci, arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, collaboratore dell’Ufficio diocesano “Chiesa e Mondo della Cultura”.

Michele è un caro amico oltre che professionista e ricercatore instancabile. Ci siamo conosciuti negli studi de “La Regola”, un bel programma sul Sacro Graal in onda su Marcopolo (Sky), diversi anni fa e, da quel momento, non ho perso una presentazione dei suoi libri. Storicamente inappuntabile, scorrevole la narrazione e sempre attento alla sensibilità dei più ferventi sostenitori della religione, riesce a narrarci le verità nascoste senza il forzato desiderio di scandalizzare.

Vi aspetto numerosi, mi raccomando. Sarebbe un peccato perdere l’occasione di rivolgergli personalmente dubbi e domande cui saprà prontamente rispondere con lo spirito e la serenità che da sempre lo contraddistinguono come autore degno di nota.

Enucleare

Immagine1.jpgSi terrà nel Foyer del Teatro Petruzzelli, questa sera, alle ore 19, la selezione delle venticinque opere finaliste che saranno successivamente esposte nella mostra d’arte contemporanea “Enucleare”, in programma dal 28 Giugno al 5 Luglio 2011 nella prestigiosa Sala Murat in Piazza del Ferrarese a Bari.

Un’iniziativa, dal titolo non casuale, con la quale l’associazione culturale Agorà Mediterranea, in vista della consultazione referendaria, ha voluto sollecitare gli artisti emergenti ad esprimersi su una problematica di grandissima attualità quale il rischio derivante dall’utilizzo dell’energia atomica.

L’appuntamento del Petruzzelli, aperto gratuitamente al pubblico, si aprirà con i saluti del Sindaco di Bari Michele Emiliano per proseguire con la presentazione delle opere che gli stessi Autori terranno innanzi alla giuria composta da da Maria Vinella (critico d’arte), Rosanna Pucciarelli (prof.ssa Accademia di Belle Arti di Bari), Raffaele Nigro (giornalista e scrittore), Attilio Fermo (gallerista), Giuseppe Maurizio Ferrandino (presidente di Agorà Mediterranea).

Tra le domande pervenute, verificati i requisiti previsti dal regolamento pubblicato sul sito www.agoramediterranea.it, sono stati ammessi alla selezione finale gli artisti:
Elena Angiuli, Davide Antuofermo, Anna Maria Battista, Fabrizio Capodivento, Stefania Carrieri, Mariangela Cassano, Luigi Ciullo, Vanessa Clemente, Maria Cosmai, Annalaura Cuscito, Giovanni De Serio, Liliana Angela De Tomaso, Silvia Domenica Ferrante, Federico Frisullo, Viviana Gernone, Davide Gigante, Sara La Gioia, Federica Lisi, Grazia Lorusso, Michele Loseto, Giulia Marchione, Giancarlo Micaglio, Gianluca Mininni, Carmine Maurizio Muolo, Michela Palmieri, Angela Panaro, Monica Rizzi, Michele Schino, Roberto Sibilano, Anastasia Silvestri, Pietro Spina, Teresa Terlizzi, Michele Tota, Sonia Tralli, Ornella Vassalli.

Nel frattempo vi ricorso che, questo we, si va alle urne per il Referendum. Io so già quale casella barrare ma non posso influenzarvi da queste pagine. Il mio invito è solo a NON ASTENERVI dal voto. Perché lamentarsi di quello che non gira bene in Italia non basta… per fare qualcosa di concreto bisogna agire in prima linea. Specialmente se gli strumenti normativi ce ne danno la possibilità.

Cosa dirvi, allora se non buon fine settimana, buon voto e in bocca al lupo agli atisti che ho appena citato nel post!

Ciccolini per Debussy

 

Immagine1.jpgAldo Ciccolini è nato a Napoli dove ha studiato pianoforte con Paolo Denza e composizione con Achille Longo. Successivamente completa i suoi studi pianistici con Marguerite Long ed Alfred Cortot a Parigi. Eredita, da professori interposti, gli insegnamenti di Ferruccio Busoni e di Liszt. Debuttò al Teatro San Carlo nel 1941 all’età di 16 anni. Nel 1949 vinse il concorso internazionale Marguerite-Long-Jacques-Thibaud a Parigi. Collabora con Wilhelm Furtwängler, Ernest Ansermet, André Cluytens, Dimitri Mitropoulos, Charles Münch, Lorin Maazel, Carlos Kleiber, Georges Prêtre, Jean Martinon, Pierre Monteux, senza dimenticare Elisabeth Schwarzkopf.

Divenne cittadino francese nel 1969 e insegnò al Conservatoire de Paris dal 1970 al 1988 dove forma con rigore e generosità le nuove generazioni, Akiko Ebi, Géry Moutier, Jean-Yves Thibaudet, Artur Pizzaro, Marie-Josèphe Jude, Domenico Piccichè, Nicholas Angelich, scopre la vocazione di pedagogo alla quale non ha mai rinunciato. Ciccolini è un interprete celebre e promotore della musica per pianoforte dei compositori francesi Maurice Ravel, Claude Debussy e Erik Satie, così come di compositori meno conosciuti come Déodat de Séverac, Jules Massenet, Charles Henri Valentin Alkan, Mario Castelnuovo-Tedesco e Alexis de Castillon. È anche conosciuto per le sue interpretazioni della musica di Franz Liszt.

Ha effettuato più di cento registrazioni per la EMI-Pathé Records ed altre case discografiche, tra cui le integrali delle sonate per pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven, l’opera per pianoforte di Claude Debussy, di Leos Janacek (Abeille Music), i Notturni di Frédéric Chopin e opere per pianoforte solo di Edouard Grieg (Cascavelles)

Prix Edison del Académie Charles Cros, Premio della National Academy of Recordings Arts negli USA, tre volte Grand Prix du Disque in Francia e Medaglia d’Oro all’Arte ed alla Cultura ricevuta dal Presidente della Repubblica Italiana. Il 23 Novembre 2005 a Roma ha ricevuto il Premio Vittorio De Sica.

Torna a suonare per la Camerata dopo 42 anni. Reputato come grande interprete dei francesi, nel suo repertorio figurano anche autori come Mozart, Beethoven, Chopin e Grieg, che rilegge con maestria da vero fuoriclasse. In programma musiche di Mozart e Debussy.

Uno spettacolo in note ed emozione, da non perdere. Per regalarsi una carezza musicale che profuma d’altri tempi…

 

 

INFOTEL 0805211908

Flash-mob Natalizio!

 

 

Immagine1.jpgL’usanza di scambiarsi i doni il giorno di Natale per festeggiare la nativita’ di Gesu’ ha le sue origini, in realtà, in una ricorrenza antecedente il cristianesimo. Ovvero quella dei Saturnali, una festa che si svolgeva nell’antica Roma nei giorni a cavallo del solstizio d’inverno, dal 17 al 23 Dicembre.

Erano feste in onore di Saturno, dio delle semine e di una mitica età dell’oro, durante la quale gli uomini vivevano in prosperità e fratellanza.

Durante questi festeggiamenti, accompagnati da sontuosi banchetti cui partecipavano su un piano di parità servi e padroni, nacque la consuetudine di scambiarsi doni come gesto simbolo di uguaglianza sociale, nel ricordo dell’eta’ saturnia.

Su questo patrimonio di credenze e simbologie pagane, a partire dal IV secolo d.C. si e’ inserita la tradizione cristiana di scambiarsi “strenne” per festeggiare il dies  natalis di Cristo.

 

Vicino al Petruzzelli entro le 16.20 per finire la corsa ai regali in allegria, chiunque, ma proprio CHIUNQUE, potrà partecipare a questo folle flash-mob natalizio. Portate con voi un libro che avete già letto, un pensierino acquistato a 99 cent o qualsiasi altra cosa magari carina ma che non usate più e non sapete a chi dare…liberate la fantasia…

L’importante è che sia IMPACCHETTATO CON UN BIGLIETTINO D’AUGURI.

Nello spiazzo accanto al petruzzelli e alle 16.30 si sentirà il suono di una tromba da stadio.

Appena sentiremo il suono, scambiaremo il nostro pensierino con la prima persona SCONOSCIUTA che ci troveremo davanti, scambiandoci gli auguri…

Si continuerà cosi scambiandosi regali fino a che non ci sarà il SECONDO suono di tromba, che indica la fine del gioco.

Terminato il tutto poi se vorrete condividere con gli altri il dono ricevuto, postatelo o fotografatelo e mettetelo in bacheca. 😀

PS: Da un’idea di “Succede solo a Bologna” e “Flash Mob Society” i nostri amici flash mobber Bolognesi.

 

Sia che voi ci siate, sia che no, sento di farvi i miei migliori auguri da Virgilio e dal Vostro local-blog preferito! Buon Natale!

 

 

Il Mistero Buffo (un po’ pop)

 

Immagine1.jpgIl 5 novembre 2010, con “Il Mistero Buffo di Dario Fo (ps.nell’umile versione pop)” messo in scena dall’ironico Paolo Rossi, prende avvio la nuova Stagione di prosa del Comune di Bari realizzata con la collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese e, quest’anno, con il supporto della Fondazione lirica Petruzzelli e Teatri di Bari, la rinnovata simbiosi con il Teatro Kismet e la conferma del Teatro Forma. Dello spettacolo, il signor Rossi, dice:

 

Questo Mistero Buffo, che non è mio, ma appartiene ormai a tutti, vuole essere un omaggio al mio maestro Dario Fo nella nostra umile versione pop. Se Gesù Cristo tornasse oggi chi sarebbe? Cosa potrebbe fare? Saremmo in grado di riconoscerlo e seguire la sua rivoluzione, i suoi dogmi, i suoi miracoli? Clandestino allora come tanti oggi nel nostro paese fu accolto, ammirato, perseguitato e poi giustiziato. Un Gesù raccontato da un giullare, da Giuda, da Maria e dal popolo. Oggi, per paradosso, ognuno di noi è un povero cristo, ognuno di noi è “in fila alla biglietteria del cinema Italia”. Il Mistero Buffo di Dario Fo, nella nostra umile versione pop, è un omaggio al maestro Dario Fo (lui per primo ci ha insegnato che rubare in teatro è cosa buona, copiare è da coglioni), ed è anche un’avventura, uno spettacolo che si allontana il più possibile dalla versione originale diventando un contenitore unico, dove i misteri originali e quelli nuovi si uniscono e si miscelano, come accade nel teatro popolare.

Ogni sera diverso – nonostante non ci sia niente di improvvisato -, recitato con il pubblico e non per il pubblico, è uno spettacolo ricco di cambi di registro, è un’allegoria che confonde i generi, la finzione con la realtà, i sogni del popolo con la cronaca. Un viaggio corale dove la musica di Emanuele Dell’Aquila si fa personaggio e anche drammaturgia, in continua interazione con l’azione scenica.

 

Titolo della Stagione è “Vita e Destino”, voluto da Paolo Ponzio (Consigliere delegato alla Cultura), e tratto da un romanzo di Vasilij Grossman a sottolineare il senso del teatro come di un “Umanesimo” della scena contemporanea.

Il programma, che prevede 18 spettacoli, 72 repliche, 8 esclusive (di circuito) regionali e una prima nazionale in esclusiva per la Puglia, è realizzato con l’impronta artistica di Giulia Delli Santi del Tpp, con il coinvolgimento di produzioni nazionali e internazionali come il Teatro dell’Elfo, o il Cirque Mechanics-Live Arts Management, la Fondazione Emilia Romagna Teatro, il toscano Metastasio.

Aumentano da 7 a 10 gli spettacoli per gli studenti sui quali Comune e Tpp investono in particolar modo da qualche anno e che da quest’anno saranno ospitati anche al Teatro Petruzzelli.

dal 05 al 07 novembre 2010

presso il Teatro Petruzzelli

BARI (BA)

Info:

Botteghino del Teatro Petruzzelli

Via Alberto Sordi – tel. 080-9752840

 

Corso Pianistico S. Nicola di Bari

logo_1.jpgQuarta edizione per il prestigioso Concorso Pianistico Internazionale “San Nicola di Bari”,organizzato dall’Associazione Culturale “Research Press – Centro Studi Franz Liszt”, sotto la direzione artistica della Prof.ssa Giovanna Valente e con la collaborazione del Conservatorio di Musica N. Piccinni di Bari ed il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Bari e del Comune di Bari che si terrà a Bari dal 23 al 28 novembre 2009.
Il concorso è aperto ai pianisti di ogni nazionalità nati dal 1 gennaio 1973 compreso, in poi.
Quattro le prove previste: Eliminatoria, semifinale, finale solistica e finale con orchestra. Le prime tre prove siSN09.jpg terranno presso la sala grandi convegni del “Rondò Hotel” di Bari dal 23 al 27 Novembre 2009, mentre la prova finale avrà luogo il 28 Novembre presso la Basilica Pontificia di San Nicola di Bari.
Il primo premio è di 5.000 euro (di cui 2.000 euro offerti dalla Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari), oltre concerti-premio solistici e con orchestra e invito a far parte della Commissione dell’edizione successiva. Il secondo ammonta a 2.000 euro, oltre a due recital. Il terzo premio è di complessivi 1.000 euro, oltre un recital. 
Sono previsti, inoltre, anche tre premi speciali: uno di 500 euro assegnato dalla giuria al finalista della prova solistica miglior classificato tra i concorrenti provenienti dal bacino mediterraneo, premio offerto dall’Ente Fiera del Levante; un premio di 400 euro alla pianista meglio classificatasi nel concorso, premio offerto da Lions Club “Bari-Federico II”; Premio speciale della critica consistente in una borsa di studio € 200 in occasione della serata finale; Premio speciale “J. Haydn“ consistente in una borsa di studio di € 200 per la migliore esecuzione di una sonata di Haydn nel bicentenario della scomparsa;
Premio speciale “Felix Mendelssohn“ consistente in una borsa di studio di € 200, per la migliore esecuzione di una composizione di Mendelssohn nel bicentenario della nascita.
Altri premi speciali e concerti premio sono in via di definizione.

Quando i talenti si mettono in gioco, quando le “prove” da sostenere si basano sulle immortali note di Chopin, Schubert, Mozart… credo contemplare in religioso silenzio passione e  dedizione per questo strumento senza età al quale, in molti, si avvicinano. Dedicandosi alla musica, anima e corpo, in una carriera di grandi sacrifici.

Prenotate un posto per questa occasione più unica che rara, schiodatevi dalla tv di Maria de Filippi, ed invogliamo anche i nostri ragazzi più giovani a scoprire uno scenario nuovo. Per gli occhi, le orecchie e, soprattutto, il cuore.

e-mail: info@researchpress.it / Web:www. researchpress.it
Tel./Fax: +390805569769 – Tel./Fax: +390805491941

 

“Ah! bello a me ritorna”

petruzzelli.jpgCasta Diva è il cantabile della cavatina della protagonista nella Norma di Vincenzo Bellini.

È la pagina più celebre composta da Bellini.

Si colloca nel numero 4 dello spartito, la “scena e cavatina” di Norma, dove costituisce la sezione cantabile, dopo il recitativo “Sediziose voci” e prima del tempo di mezzo “Fine al rito; e il sacro bosco” e della cabaletta “Ah! bello a me ritorna”.

Costituisce una preghiera che la sacerdotessa gallica eleva alla luna. È preceduta dalla didascalia:
« [Norma] Falcia il vischio: le Sacerdotesse lo raccolgono in canestri di vimini. Norma si avanza, e stende le braccia al cielo. La luna splende in tutta la sua luce. Tutti si prostrano. »

L’opera rappresentata la sera dell’incendio del Petruzzelli il 27 ottobre 1991. Il momento in cui Bari perse quelle mura che trasudano pezzi di cuore, per ogni pugliese che ami l’arte, la cultura, l’immensa meraviglia di questa costruzione passata agli annales per l’acustica perfetta. Un palco per “Polvere di Stelle”, una location per “Il Gattopardo”, i primi passi da cantante lirica della mia mamma.

Vi confesserò un segreto. Questo post avrei voluto scriverlo diverso tempo fa. Tra burocrazia, e scartoffie, e intrighi ai piani alti, e politici petruzzelli-com-era1-218x300.jpgcapaci solo di riscaldare le loro poltrone in attesa di chissà cosa, il Petruzzelli ha riaperto solo il 5 ottobre. E menomale.

E nel rito celtico della rinascita, vedo quelle mura nuovamente stagliarsi fiere sulla mia splendida città. Rievocando la voce di Maria Callas, sulla cupola sono state proiettate le cupe fiamme, poi  le immagini dei dipinti originali di Raffaele Armenise, definitivamente perduti, che rappresentavano il ‘Carro di Tespi’, un gruppo di toreri e un’arena.

Ho ripensato ai baci rubati di quando, al Petruzzelli, si vedevano i concerti ed i film. Alla mia prima giovinezza, all’emozione del foyeur bianco latte con le sue statue imponenti. Ai bom-bom gelato consumati con mia nonna, ai saggi di fine anno con la scuola di danza. E a quell’assurda voglia infantile di diventare attrice, dopo aver visto numerose attrici dispensare emozioni sulle tavole polverose, mietendo applausi come anime.

Questo è il mio Petruzzelli. E questo, un giorno, finalmente, sarà anche per i miei figli.

E molto altro ancora.

Il Petruzzelli è tornato. Prossimo appuntamento (25-29 ottobre) con ‘Sogno di una notte di mezz’estate’ di Britten con la regia di Daniele Abbado, gran galà di danza con Eleonora Abbagnato (primo novembre), 6 dicembre inaugurazione della stagione con un’opera che viene prodotta insieme con il Teatro alla Scala e a maggio 2010 il balletto del Bolshoi con ‘Il lago dei cigni’.

 

C’era una volta, AZZURRO

azzurro_1.jpgQuello di cui sto per raccontarvi fu, e per sempre sarà, uno degli eventi che ha fatto la storia della nostra città. I più giovani non lo conoscono sicuramente, i meno giovani avranno sicuramente fatto la fila al botteghino del teatro Petruzzelli per accaparrarsene un biglietto.

E proprio facendo zapping con il telecomando, una lacrimuccia virtuale mi ha solcato il viso guardando le lontane immagini di AZZURRO su Rete4; Azzurro, la fantastica stagione musicale che segnò più di una generazione, dando la possibilità a tanti ragazzi baresi di ascoltare “in carne e playback“, alcuni dei nomi più importanti della musica nazionale ed internazionale proprio qui, nel capoluogo.

Dobbiamo quei ricordi al profumo di vinile, al genio dell’indimenticato Vittorio Salvetti. Patron di Azzurro e, in seguito, del più longevo FestivalBar.

Undici anni, dal 1982, di Sandy Marton, Bob Geldof, Village People, Nick Kershaw. Undici anni di spasmodiche emozioni sotto un palco, quando ancora non pullulavano starlette da talent show, ma solo meteore estive e grandi nane bianche nell’universo discografico. Non c’era internet e la musica non si comprava su I-Tunes. Non c’era la pirateria ma, al massimo, si registravano innocentemente dalla radio i brani con le musicassette, per poi riascoltarli nel walkman.

Ci si appostava al ristorante Marcaurelio per farsi autografare una foto da Scialpi o Nick Kamen, urlando il nome di Joe Cocker o quello di un qualsiasi componente dei The Cure. Ricordo la volta affrescata del grande teatro. E Gerry Scotti con i capelli. Il paragone ha del blasfemo, ma dovrebbe rendere l’idea.AZZURRO LOGO.jpg

Azzurro era la febbre del sabato sera per noi tutti novelli Tony Manero.

Per ore, con le amiche, si sceglieva un vestito dall’armadio pur di sembrare carine e, chissà, far colpo su qualche ragazzo con qualche anno in più, cercando di darsi un tono a colpi di gloss e mascara. C’era la Naj-Oleari con i frontini bombati ed i gelati di Colino (cioccolato doppia panna).

La musica ed il profumo del mare avrebbero fatto il resto. Con le canzoni di Ron e Michele Zarrillo, la magnifica voce di Anna Oxa e Fausto Leali.

Oggi, il Marcaurelio (dove Francesco Salvi mi regalò la sua maglietta “scusate la faccia“) è diventato un locale chic con musica lounge. Ha rinunciato ai neon bianchi ed alla buccia d’arancia sui muri. Si chiama Nessundorma e non serve più risotti ai frutti di mare.

Ed il Petruzzelli (ah, il Petruzzelli!), ci ha lasciati orfani di eventi simili (ed eventi in generale) da tanto, troppo tempo.

Il Teatro che, come tempio della lirica per l’acustica perfetta, ha accolto anche i nostri imberbi applausi scatenati, dovrebbe riaprire a dicembre. Vittorio Salvetti, ci ha lasciati nel 1998. E con lui, la tradizione del divertimento in musica che ha solcato un’epoca.

Chiamatemi pure nostalgica. Ma quei tempi mi mancano.

E sogno ancora, per la mia città, pur sempre attiva e viva nelle iniziative, un po’ di Azzurro come allora, quando l’augurio di Salvetti si tramutò in una Vittoria Mondiale per i nostri calciatori in Spagna.

Grazie Vittorio, grazie Bari, grazie Azzurro. Per ogni singola polaroid di quei giorni.

 

Le immagini sono tratte da www.storiaradiotv.it , che approfitto per ringraziare pubblicamente. Essendo rimasto uno degli ultimi siti su internet a rendere giusto tributo alla grandezza di Azzurro.

Azzurro, viene anche ricordato dall’omonimo bar sull’estramurale Capruzzi. Un bar storico che ha visto i suoi natali proprio in quel glorioso periodo.