Adelfia in festa per S.Trifone

 

Immagine1.jpgIl culto di San TRIFONE ebbe origine presumibilmente nel 1656 a seguito di una epidemia di colera, dalla quale il paese restò immune. Effettivamente in quell’anno la peste colpì circa un terzo delle nostre popolazioni. Quella data è probabile e può essere confermata dai documenti di archivio parrocchiale. San TRIFONE, insieme a San Rocco, è indicato come protettore del paese di Adelfia.

La Festa Patronale in onore di San TRIFONE, in Adelfia-Montrone (Ba), si celebra ogni anno dall’ 1 all’ 11 Novembre. Vi è inoltre un ulteriore giorno (solitamente la Domenica seguente), detto dal popolo adelfiese: “San Trefon ‘iinde a ua’ ‘nnicchie” (“San TRIFONE nella nicchia”) durante il quale si festeggia la posa del Santo Patrono nella nicchia della chiesa di San Nicola (ove è riposta la statua e la reliquia). I giorni principali di questa meravigliosa Festa Patronale ricorrono dal 9 al 11 Novembre dove migliaia di pellegrini si riversano, da ogni parte d’Italia e del mondo, per festeggiare l’evento religioso e laico. Nella serata del 9 Novembre la Festa si apre con il lancio della mongolfiera all’arrivo del quadro (foto in basso) vicino la cassarmonica e continua sino a notte fonda con l’alternarsi sul palco di vari concerti di prestigiose Bande.

 

Dalla notte del giorno 1 Novembre e per tutte le seguenti, sino a quella dell’8, il sonno dei Montronesi è allietato dalle note prodotte instancabilmente dalla: “Bassa musica” di Adelfia, meglio conosciuta nel paese come  “ ‘u TAMMURRE ” (“il Tamburo”) e, particolarmente, dall’intramontabile “Marcie du ciuccie” (“Marcia dell’asino”).

Alle ore 4 viene sparato un colpo secco (da un mortaio di diametro 12/13 cm.) detto: il “colpo di cannone”, sparato da Trifone BRUNO jr, a devozione del Santo e a ricordo del padre Cav. Trifone BRUNO (articolo in PIROTECNIA), valente ed intraprendente pirotecnico di Adelfia, costantemente coperto di gloria ed allori nelle varie ed innumerevoli “sparate” effettuate anche all’estero.

Sancisce l’inizio della giornata clou. Svegliati dal “colpo di cannone” molti fedeli accorrono presso la chiesa di San Nicola per assistere alla prima messa officiata verso le ore 4.30. In mattinata alle ore 10 circa hanno inizio i primi concerti bandistici. L’uscita di San Trifone dalla chiesa (verso le ore 11.30) è preceduta dalla “riffa” ossia un susseguirsi di offerte, anche molte sostanziose, da parte di cittadini e fedeli in genere che vogliono avere l’onore di portare in spalla la statua. Nel frattempo una delle Bande musicali che seguirà la processione si dirige alla Casa Comunale per “scortare” le Autorità civili verso la Chiesa Matrice, da dove accompagnerà San Trifone per tutto il paese e per tutta la durata. Nel rientrare, poco prima dell’ingresso della processione nel centro storico, nelle vicinanze dell’arco dell’orologio il Sindaco consegna al Santo le chiavi del paese.

In questi momenti nella vicina Piazza del Mercato i bambini (vestiti da San Trifone) che devono partecipare alla processione, accompagnati dai genitori, si radunano; alcuni di questi percorreranno le strade del paese a piedi altri, invece, su cavalli bardati a festa. Questa lunga e suggestiva processione, formata anche da devoti che cantano inni in onore di San Trifone, si snoda lungo le vie di Adelfia-MONTRONE. Nel primo pomeriggio il popolo di Adelfia ed i pellegrini attendono con ansia la Gara Pirotecnica che ha una durata di circa 3 ore.

 

La devozione, aiutata cospicuamente anche da coloro che sono emigrati e tornano dall’estero appositamente per i festeggiamenti, fa sì che tutto sia allestito ai massimi livelli; momento caratteristico, a questo proposito, è quello della “riffa”, ossia un susseguirsi di offerte, anche molto generose, fatte da coloro che vogliono aggiudicarsi l’onore di portare la statua di san Trifone in spalla attraverso le vie del paese.

I botti, i fuochi artificiali sono forse la parte più spettacolare di quanto accade ad Adelfia in queste giornate concitate; non pensate a spettacoli di pirotecnia “normali”: qui la tradizione dei maestri pirotecnici è sentitissima, qui si misurano persone che hanno fatto dell’arte pirotecnica la loro vita, si alternano “bombe” a “controbombe con cannuoli”; “bombe stutate” a “controbombe con la croce al centro”; i colori ed i botti sono fantasmagorici, la piazza decreta con competenza ed entusiasmo il migliore.

E poi la musica, una musica che già dalla notte del primo novembre comincia a farsi sentire, con “u tamurre” (il tamburo) che percorre le vie di Adelfia e la “Marcie du ciuccie” (Marcia dell’asino) che è quasi l’inno sonoro della manifestazione; la musica dei corpi bandistici inoltre percorre tutte le vie di Montrone e “marchia” indelebilmente lo svolgersi della festa, accompagnando il volo di spettacolari e variopinte mongolfiere o sottolineando lo splendore delle luminarie.

Se poi si calcola che la festa di san Trifone è anche un’enorme “sagra” dell’ agnello alla brace, che inonda col suo profumo le vie della cittadina ed è l’occasione per assaggiare il vino nuovo, che scorre abbondante a scaldare ed allietare gli animi, allora il quadro è completo e non ci resta che dire “Ci vediamo ad Adelfia, a San Trifone”!

 

 

 

La Cavalcata di Sant’Oronzo

Immagine1.jpgLa cavalcata di sant’Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d’Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant’Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L’intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l’uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch’essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero.

Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un’unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l’omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant’Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l’iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone ma dai vaticali, una sorta di camionisti dell’epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua.

Quando questa giunse ad Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescitaImmagine2.jpgeconomica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese i cui componenti in origine, partecipavano anch’essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda, precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La cavalcata di sant’Oronzo, nell’attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è “Cavalcata dei Devoti”. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell’anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella. Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta

San Trifone e Adelfia è in festa

sidl.jpgSono tanti gli storici che si sono cimentati nella narrazione della Sua vita che, benché atrocemente martirizzata, è stata sempre in odore di santità. Fra i molti che hanno scritto su San TRIFONE (Cardinale, Baronio, Ottavio, Gaetano, Teodorico, Ruinari, Mazzocchi), dal sito dedicato, hanno voluto trarre  informazioni da un libro edito nel 1995 ed intitolato: “la storia di San TRIFONE”, scritta da Mons. Luigi STANGARONE di Adelfia (Ba), valente ed attendibilissimo storico dello stesso paese che presentò la sua opera in occasione della Festa Patronale dello stesso anno (1995). Altre informazioni sono state tratte dal libretto “San Trifone e la Sua Cattedrale” di Don Anton Belan da Cattaro.

Nel 1839, come si ricava da un documento conservato nell’archivio parrocchiale, il vescovo di Cattaro, tramite il vescovo di Gallipoli mons. Giuseppe M. Giove, oriundo di Santeramo in Colle, donò una teca d’argento contenente un’altra piccola reliquia del Santo. Intanto fino ai primi decenni di questo secolo Protettrice principale del nostro paese era la Madonna della Pietà.
Dal 1913 la festa esterna di San TRIFONE è diventata sempre più grandiosa. In un diario privato si legge: «La festa di San TRIFONE di questo anno, 1913, è stata grandiosa, non se ne ricorda una simile». La fine della prima guerra mondiale, 1915-1918, dichiarata il 4 novembre 1918, accrebbe il fervore del popolo nel festeggiare il Santo, maggiori cure furono dedicate all’altare a lui dedicato.
Nel 1921 l’altare fu decorato dal pittore Saverio Loprieno per 2.620 lire; nell’aprile 1923 fu rifatto l’altare con marmo, insieme all’altare della Madonna del Purgatorio, o del Carmine, dalla ditta Tenerani, di Bari, per 1.500 lire.
Nel 1922 il pittore barese Michele Montrone dipinse due tele raffiguranti il martirio di San TRIFONE ed il suo patrocinio sul nostro paese.
Negli anni successivi furono donate una lancia ed una «cavalletta» in metallo prezioso, che adornano la statua del Santo quando viene portata in processione per le strade del paese. Ma, San Trifone, ad Adelfia, non è solo culto.

Ma anche convegni sullo sviluppo, folklore, luminarie e maestri artificieri. Nella migliore tradizione del Sud Italia, e con l’opulenza propria delle grandi occasioni. Spiritualità e bancarelle colorate per un paese intero che si veste di festa, con pirotecnie finali da sogno, in onore di un Santo che, sicuramente, per Adelfia vuol dire molto, moltissimo e che, anno dopo anno, ha saputo conquistarsi un posto più che rispettato (e rispettoso) nel cuore dei Fedeli, accanto a quello dello storico San Rocco.

Ma, di San Rocco, magari, vi parlerò qualche altra volta. Per ora godetevi i manifesti di oggi e di ieri o, sulla stessa pagina del sito in onore del Santo Trifone, ricchissimo di citazioni storiche e pieno di chicche interessanti, dove, se magari, foste bloccati a chilometri di distanza dai vostri cari, potrete addirittura seguire la diretta via streaming dei momenti più salienti dell’evento.

Nel 2009, anche i Santi diventano 2.0.

www.santrifone.it