Canti. Omaggio alla poesia di Karol Wojtyla

pillole_wojtyla_5parte2.jpgL’interesse di Karol Wojtyla (1920-2005) per la poesia è sempre stato vivo e intenso, così come il suo coinvolgimento con il dramma e il teatro. Questo duplice interesse nasceva da radici simili, l’amore per la letteratura, e conobbe, in ambedue i campi, fasi di sviluppo e di trasformazione: l’iniziale e comprensibile bisogno di esprimersi finì col trasformarsi, dopo la consacrazione sacerdotale, in strumento della sua missione pastorale.

Per Wojtyla, comunque, la poesia ha rappresentato qualcosa di molto intimo e personale. Fatta eccezione per le giovanili letture poetiche nel periodo prima della guerra, egli non presentò mai in pubblico le sue liriche; le pubblicò raramente e, a quanto sembra, con una certa riluttanza e mai sotto il proprio nome, almeno fino all’ottobre 1978, con l’ascesa al soglio pontificio, quando il segreto venne svelato.

Ad uno sguardo complessivo, la poetica wojtyliana dà l’impressione di una sorta di monolito dalla203580_195181887183737_5782778_n.jpg forma e dal contenuto orientati a valori universali. Contrariamente alla maggior parte della poesia moderna, non è incentrata su di sé e non è neanche, in senso più ampio, antropocentrica, ma teocentrica, rivolta a Dio, anche se la parola Dio, paradossalmente, non viene menzionata spesso. Questo teocentrismo non significa che la poesia di Wojtyla trascuri l’uomo; al contrario, è difficile trovare una poesia che si interessi di più all’uomo, ma l’uomo è considerato non solo in relazione alla sua natura terrena o alla sua storia, ma anche al suo destino ultimo che, secondo il poeta, risiede in Dio.
Nella selezione che Leo Lestingi ha compiuto dell’intera produzione poetica di Wojtyla, è stato privilegiato il periodo forse più fertile e interessante, in cui il filone più consistente è legato alla Bibbia. Nel Canto dello splendore dell’acqua, la protagonista è la Samaritana del pozzo di Sichar e il suo dramma interiore; ne La madre, poi, centrale vi appare la figura della Madre di Gesù: il mistero della nascita del Figlio è qui visto non tanto con la mente del teologo, ma con gli occhi del poeta: un modo molto personale e anche unico, che attesta quanto l’Autore sentisse profondamente la maternità divina e umana di Maria.

Nella sua essenza profonda, infine, Canto del Dio nascosto è un fluviale poema sull’eucaristia, dove i contenuti sono condensati in lunghi versi sciolti, mentre la frase breve, quasi musicale, predomina, anche se non in maniera esclusiva, e le idee e le emozioni del poeta sono espresse in maniera così diretta e spontanea che non hanno bisogno di alcun commento: in questo come negli altri Canti i momenti di più intensa forza evocativa si irradiano da un nucleo centrale, che è la tensione verso l’Assoluto-Amore, e il suo rivelarsi e farsi prossimo all’uomo nel mistero di un dono semplice e perenne.

Le musiche originali composte da Mimmo Semisa nel contesto di un paziente lavoro elettronico e attraverso un intelligente campionamento di suoni e frasi, si inseriscono persuasivamente come tappeto musicale e ritmico nel recital di Leo Lestingi, che presenta una lettura e una interpretazione sobrie dell’opera wojtyliana scavando dentro una misura intima, lucida e commossa e dentro un registro uniforme e alieno da ogni sottolineatura enfatica, concentrato e denso di perplessità “metafisica”, nel tentativo di proporre la dicibilità di un verso difficile come quello wojtyliano.

AUDITORIUM DIOCESANO VALLISA
Via Vallisa 24
“Canti. Omaggio alla poesia di Karol Wojtyla”
Un recital di e con Leo LESTINGI – Musiche di Mimmo SEMISA –

Programma: Canto dello splendore dell’acqua (1950) – La madre (1950) – Canto del Dio nascosto (1946)

INGRESSO LIBERO SINO AD ESAURIMENTO POSTI

 21.0022.30

P.S.: approfitto dell’occasione, in questo post che odora di “santità”, per fare ai miei lettori i migliori e più sentiti auguri di Buona Pasqua. Lo so, per una volta non ho parlato di cibo e bevande tipiche ma, con l’aria che si respira nel Mondo, lasciare aperte le porte ad un po’ di sana spiritualità, a ridosso delle feste, mi sembrava cosa buona e giusta.

Auguri!