Strumenti di tortura fra Medioevo e Inquisizione

Immagine1.jpgI metodi e gli strumenti di tortura servivano in passato, e tuttora sono utilizzati in alcuni stati, principalmente per ricavare informazioni da persone catturate da una fazione nemica oppure imprigionate; essi si basano sul controverso assunto, in base al quale il dolore fisico o il terrore psicologico, dovrebbe indurre la persona sottoposta alla tortura a confessare i crimini da lui commessi oppure le informazioni di cui dispone.

Nell’ambito delle manifestazioni collaterali per il XVI Corteo Storico Corrado IV di Svevia, per la prima volta a Casamassima una mostra che penetra uno dei lati più oscuri e da brividi della mente umana: dal 5 al 14 ottobre, infatti, presso palazzo Monacelle, si terrà la mostra intitolata “Strumenti di tortura tra Medioevo e Inquisizione”.

Sin dall’antichità in tutte le culture la tortura è stata praticata per estorcere verità nascoste, diffondendosi in Europa soprattutto nel Medio Evo con l’invenzione di pratiche e strumenti sempre più nuovi e sadici, sino all’età moderna.

Estremamente crudeli e sadici, i più famosi erano la frusta, i tratti di corda, la vergine di Norimberga, il contatto con i tizzoni ardenti, la goccia cinese (gocce d’acqua che cadono ripetutamente sulla fronte della vittima, e, secondo leggende popolar-letterarie, fino a portare alla perforazione del cranio o comunque a un forte disagio psicofisico) e l’allungamento (eseguito grazie ad apposite macchine).

La mostra in oggetto è un excursus tra gli strumenti di tortura di piccole e grandi dimensioni più diffusi nel corso dei secoli, alcuni particolarmente inquietanti, e su cui primeggia la leggendaria e affascinante Vergine di Norimberga, indubbiamente il più sofisticato.

La ricerca e la realizzazione degli strumenti di tortura in mostra sono opera del fabbro-artista Giuseppe Potenzieri Pace da Palo del Colle. La storia lo affascina al punto di ricreare anche armi, scudi, candelabri, icone, idoli in pietra, scaturiti da una attenta ricerca e dalla maestria del suo operato.

Molti di questi oggetti arricchiscono la mostra curata dalla Pro Loco di Casamassima, offrendo un panorama completo di quello che fu il più affascinante dei periodi storici, il Medioevo.

 

Questi gli orari di ingresso alla mostra:dal 6 al 14 ottobre ore 18.00 – 20.30

L’ingresso è libero. Per le visite scolastiche la mostra è aperta anche la mattina.

INFO: 0804530059 – 320 9793597

La ricetta dell’Amore

50di.jpgChi ama questa città (come me), di sicuro conosce una qualche storia della Città Vecchia. Tramandata da un nonno, magari. O da qualche zio. Taluni hanno vissuto in prima persona l’evoluzione del quartiere. Altri ancora si sono lasciati trasportare dagli amici, facendosi fagocitare dalla meraviglia di quel luogo magico e pieno di atmosfere.

50 di semola 50 di farina, non è solo la quantità ideale di ingredienti per confezionare le celebri orecchiette. E’ anche la ricetta dell’Amore secondo Ada Bagnato che, in due decenni, ha raccolto storie e identità dei vicoli, mettendoli nero su bianco, per i tipi di Secop, in un libro affascinante e ricco di emozioni.

Una memoria storica che ci invita a riscoprire le nostre radici, per non dimenticare images.jpguna porzione di baresità assolutamente imprescindibile alla nostra natura.

Le protagoniste di questo romanzo sono le donne che si raccontano. Attraverso i loro occhi assistiamo all’intrecciarsi di tante vite in un luogo reale, il borgo antico di una città metropolitana. Con le sue gioie e i suoi dolori, le sue regole e le sue non regole.

I Racconti del Borgo Antico di Ada bagnato è una dichiarazione. Un poema ispirato da mani sapienti e volti segnati. E’ il passpartout per incrociare gli sguardi degli abitanti di barivecchia e comprenderne il codice, senza restarne indifferenti. Una lezione importante per chi già rimesta nei ricordi della Bari che fu. Ma anche per chi ancora non ha mai cercato di scavare oltre le chianche, afferrandone il senso e la profonda dignità.

Così la studentessa, la vecchia affabulatrice, la mamma del boss, il ragazzino malizioso e sognatore, la pittrice visionaria, con i diversi percorsi ma le stesse illusioni, le stesse passioni, danno l’idea dell’eterno, dove eternità non è uno spazio senza limiti, ma un ritorno alle radici. 

50 di semola e 50 di farina conquista e lascia innamorare, attraverso pagine di critica e speranza. Con quel baresian pride che, talvolta, ci manca. E che sarà bellissimo regalare, e regalarsi, così come l’autrice ha saputo fare. Studiando l’animo umano e seguendo il filo di una città nella città, che di vecchio, ha solo il nome. Ma pulsa tra speranze e narrazione, evolvendosi al sole che spunta ogni giorno ad Oriente. Al femminile. Plurale.

 

 

 

Bari contro il cancro

oncologia, bari, contro, il, cancro, lospalluti, palmiotti, oncologia, tumore, ospedale, di, venereÈ stata presentato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo di Città l’Up Date sul melanoma aperto alla cittadinanza che avrà luogo per la prima volta a Bari martedì 22 maggio presso Villa Romanazzi Carducci.

I dettagli dell’iniziativa che, si colloca nell’ambito della campagna di prevenzione dei tumori “Bari contro il cancro”, avviata nel 2010 dal Comune di Bari, sono stati illustrati alla presenza del sindaco Michele Emiliano da Gennaro Palmiotti, medico oncologo, consigliere del sindaco incaricato di elaborare un piano per seguire le attività legate alla prevenzione dei tumori e all’umanizzazione dei reparti di oncologia.

All’incontro con la stampa ha partecipato la dott.ssa Lucia Lospalluti (Ospedale Di Venere) che fa parte della task-force interattiva di professionisti ed esperti, incaricati di curare il progetto informativo ognuno per le proprie competenze.

Si avvicina l’estate ed è fondamentale che tutti i cittadini siano ben informati sull’importanza di una corretta esposizione al sole. E’ questo il senso dell Up Date sul melanoma aperto alla cittadinanza. Durante l’evento pubblico gratuito i cittadini potranno ricevere dagli esperti consigli utili per evitare rischi per la salute, informazioni dettagliate sulle condotte positive

L’evento, coordinato dal dott. Gennaro Palmiotti, è promosso dal Comune di Bari – progetto “Bari contro il cancro”, dall’ASL Bari e dalla Fondazione Tiziana Semeraro “Il cerchio della vita onlus”.

“Con questa iniziativa – ha dichiarato Palmiotti, ideatore del progetto, l’Amministrazione comunale conferma l’impegno per la tutela della salute pubblica. E’importante prevenire comunicando una informazione adeguata per contribuire a modificare gli stili di vita, in questo caso l’eccessiva esposizione ai raggi solari”

“Il nostro impegno sul fronte della prevenzione- ha continuato la dott.ssa Lospalluti – è rivolto indistintamente a tutti i cittadini, ma soprattutto ai giovani che spesso a causa della voglia smodata di abbronzatura si espongono al sole nelle ore più calde del giorno, inconsapevoli o incuranti dei rischi per la salute”.

Il sindaco Emiliano ha espresso apprezzamento i medici specialisti coinvolti nel progetto voluto dall’Amministrazione Comunale. “Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che aggiungono all’impegno della propria attività professionale un ulteriore sforzo quotidiano per la prevenzione e per la salute dei cittadini – ha concluso il sindaco Emiliano – Ci auguriamo di diffondere buone regole di vita, scoraggiando così pigrizia e timore a volte complici dello sviluppo di patologie gravi”.

 

Per ogni domanda sui temi della prevenzione i cittadini possono scrivere alla casella email baricontroilcancro@gmail.com. Un medico specialista sarà a disposizione per fornire informazioni e chiarire ogni dubbio sull’argomento.

Il venticello del Barbiere

Immagine1.jpg“Ah che bel vivere,che bel piacere per un barbiere di qualità! Ah bravo Figaro bravo bravissimo fortunatissimo per verità! Tutti mi chiedono tutti mi vogliono donne, ragazzi, vecchi, fanciulle, qua la parrucca… presto la barba… qua la sanguigna… Figaro… Figaro…son qua, son qua… Ohimè che furia, ohimè che folla, uno alla volta per carità”.

Dite la verità, avete provato l’irrefrenabile impulso di canticchiarla? Niente paura, non vi ha dato di volta il cervello, perché il Barbiere di Siviglia, melodramma in due atti su libretto di Cesare Sterbini, con le sue melodie eleganti, i suoi ritmi trascinanti e il suo superbo stile di composizione, senza tema di smentita, la più grande opera buffa italiana, eternamente fresca nella sua vena comica e nella sua inventiva. 

“Nell’ipotetica, e impossibile a risolversi, gara su quale sia l’opera più famosa del mondo – scrive Vincenzo Raffaele Segreto – certo Barbiere di Siviglia si troverebbe ad occupare uno dei primi posti: e come è facile capire, nella fortunata storia di un’opera che porta molto giovanilmente i suoi quasi duecento anni, si sono andati accumulando altre, tante storie che, magari, di veridico hanno ben poco”.

Rossini era notoriamente pigro. Rimandava il completamento dei lavori commissionatigli fino all’ultimo momento, e spesso “prendeva in prestito” della musica dalle sue altre opere, per risparmiarsi la fatica di scriverne di nuova. La famosa ouverture del Barbiere era stata precedentemente utilizzata in altre due sue opere; eppure, il Barbiere di Siviglia fu scritta ad una velocità supersonica: undici giorni diceva lui, sicuramente dal “concepimento” alla stesura finale non passarono più di venti giorni. Strabiliante se consideriamo che al tempo un buon amanuense era in grado di copiare in venti giorni proprio il numero totale delle pagine del manoscritto rossiniano.

Come spesso capita nello strano mondo della lirica, Il Barbiere, alla sua prima rappresentazione – il 20 Febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma – fu un fiasco strepitoso. Il giovane Gioachino, con quell’opera, aveva osato sfidare il grande Paisiello,mettendo in scena, mentre era ancora vivo il famoso compositore napoletano, un’opera che lo stesso aveva già musicato. Il confronto con Paisiello era temuto, tanto che nel libretto fu pubblicato un “Avvertimento al pubblico” in cui si affermava che: “Il Signor Maestro Gioachino Rossini, onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità con l’immortale autore che l’ha preceduto, ha espressamente richiesto che Il Barbiere di Siviglia fosse di nuovo interamente versificato, e che vi fossero aggiunte parecchie nuove situazioni di pezzi musicali, che erano d’altronde reclamate dal moderno gusto teatrale, cotanto contagiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello.” Questo non evito che gli ammiratori del Paisiello boicottassero la “prima”, inveendo e rumoreggiando per l’intera esecuzione. A ciò bisogna aggiungere le mille disavventure che capitarono durante l’intera rappresentazione, lasciando esterrefatto lo stesso Maestro pesarese, che dal cembalo dirigeva l’opera.

Si narra che alla prima rappresentazione di questo capolavoro, in scena ne successero di tutti i colori: il basso Vitarelli, Don Basilio per l’occasione, al suo ingresso in scena inciampo e cadde battendo la faccia. All’aria della calunnia gli usciva ancora il sangue dal naso e dovette cantare tamponandosi il naso tra una frase e l’altra. Un gatto, che aveva residenza stabile presso il Teatro Argentina, apparve d’improvviso sul palcoscenico nel bel mezzo del finale e si mise a miagolare e a strusciarsi sulle gambe dei cantanti, fra le matte risate del pubblico! Al termine della rappresentazione, Rossini, imbestialito, si sottrasse alla folla degli spettatori, e torno da solo a piedi in Via dei Leutari.

Ma già alla seconda rappresentazione il pubblico romano ebbe ad inchinarsi alla musica immortale del Barbiere, cosi come, a malincuore, ebbero a fare gli ammiratori del Paisiello. Forse non tutti sanno che, fino al tardo ottocento, l’aria di Rosina cantata durante la lezione di musica era quasi sempre lasciata scegliere dalla stessa cantante che rappresentava Rosina, anche perché questo cambio non interferisce per nulla con lo svolgersi dell’intreccio. Anche nel nostro secolo diverse cantanti si sono concesse il vezzo del cambio dell’aria, celebre è la cavatina del Tancredi, noto cavallo di battaglia di una grande cantante ancora in attività: Marilyn Horne. Ed ecco il testo di un’altra delle arie più simpatiche:

La calunnia è un venticello

 

un’auretta assai gentile

che insensibile sottile

leggermente dolcemente

incomincia a sussurrar.

 

Piano piano terra terra,

sotto voce, sibilando

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

 

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo:

prende forza a poco a poco,

scorre già di loco in loco,

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta,

va fischiando, brontolando,

e ti fa d’orror gelar.

 

Alla fin trabocca, e scoppia,

si propaga si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale

che fa l’aria rimbombar.

 

E il meschino calunniato

avvilito, calpestato

sotto il pubblico flagello

per gran sorte va a crepar.

Grande appuntamento con l’opera, domani, presso il teatro Petruzzelli: alle ore 20.30, infatti, ci sarà la rappresentazione della famosissima opera in due atti di Gioacchino Rossini ‘Il Barbiere di Siviglia’.

Le vicissitudini amorose del conte d’Almaviva, della bella Rosina, del tutore Don Bartolo e del factotum Figaro verranno portate sul palco in uno degli spettacoli più riusciti dell’intero panorama operistico italiano.

Spegnamo le luci. Accendiamo la Terra.

erth, hour, wwf, palazzo, di, città, bari, puglia, castel, del, monte, ecologiaSi rinnova anche quest’anno l’appuntamento Earth Hour, la giornata mondiale dedicata alla sostenibilità ambientale: il 31 Marzo, dalle 20.30 alle 21.30, cittadini, comuni, scuole ed istituzioni daranno vita all’evento mondiale che nel 2011 ha coinvolto quasi 2 miliardi di persone, con 135 Paesi e circa 5200 città partecipanti.

In Italia quest’anno l’evento è patrocinato da: Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, Ministero dell’Ambiente della tutela del territorio e del Mare, Ministero dello Sviluppo Economico, Conferenza delle Regioni e Provincie Autonome, Comune di Roma Capitale, Regione Lombardia, Regione Toscana, Provincie di Caserta, Milano, Firenze, Siena, Perugia, Bologna, Napoli, ANCI, Associazione Comuni Virtuosi, Coordinamento Agende 21 Locali, FAI, FIAB, Federciclismo. Hanno aderito inoltre 230 Amministrazioni Comunali, tra grandi città capoluogo e piccoli centri sul territorio.

Tra i monumenti che verranno spenti ricordiamo la Cupola della Basilica di San Pietro, Castel Sant’Angelo e Ponte degli Angeli a Roma, il Pirellone e il Teatro alla Scala a Milano, Palazzo Ducale e Piazza San Marco a Venezia, Palazzo Vecchio, Ponte Vecchio, Duomo e Battistero a Firenze, il Duomo, Piazza del Plebiscito e il Maschio Angioino di Napoli.

In Puglia Castel del Monte al buio. A Taranto si svolgerà l’evento principale del WWF in Puglia. Il comune spegnerà la Fontana Rosa dei Venti e la piazza Maria Immacolata. Il WWF di Taranto organizzerà l’accensione di 100 lumini e musica in piazza plug and play. A Bari  il comune ha aderito con lo spegnimento di Palazzo di Città e sarà presente un banchetto del WWF. A Lecce è previsto lo spegnimento di Piazza S. Oronzo; nella medesima piazza il WWF Salento allestirà un banchetto informativo, dei totem illustrativi ed è in organizzazione una animazione della serata. Nella provincia di Barletta – Andria – Trani aderiscono: Bisceglie che con una lettera dell’amministrazione comunale ha assicurato lo spegnimento di Piazza Diaz e del Teatro Garibaldi; Canosa di Puglia, città nella quale saranno spente le luci esterne della Cattedrale di San Sabino e dell’antistante Piazza Vittorio Veneto; Andria che spegnerà Piazza Catuma, Castel del Monte, Monumento ai Caduti e Piazza Municipio.

Il Comune di Maglie (LE) ha deliberato l’adesione ad Earth Hour 2012 attraverso lo spegnimento di Piazza Aldo Moro. Il comune ha inoltre aderito al concorso internazionale City Challenge con il progetto di bike sharing finanziato dal Ministero dell’Ambiente. Il WWF Terra d’Otranto sarà presente in piazza Aldo Moro con lo stand Earth Hour assieme a Fiab “Il Ciclone” Onlus che organizzerà “Accoglienza del buio alla luce di bicicletta”. A Bitetto (BA) il comune spegnerà le luci del Convento del Beato Giacomo e si è impegnato a diffondere il messaggio virtuoso dell’iniziativa a tutta la cittadinanza e ai dirigenti scolastici presenti sul territorio. Il WWF Bari sarà presente con un banchetto informativo. L’Amministrazione comunale di Cassano prenderà parte alla grande iniziativa mondiale del WWF spegnendo tra le 20.30 e 21.30 di sabato 31 marzo le luci di piazza Garibaldi. A Monopoli (BA) sarà spenta Piazza Vittorio Emanuele e Piazza Milite Ignoto.

L’evento sarà salutato dal segnale acustico dei fischietti. In collaborazione con Associazione Amici di San Salvatore di Monopoli il gruppo WWF locale disporrà in Piazza Vittorio Emanuele Bici “ecologiche” e allestirà una postazione informativa.

I testimonial 2012 sono la Nazionale Italiana di Rugby, Paola Saluzzi, Roberto Bolle, i Tetes de Bois, Niccolò Fabi ed Elisa, Francesco Totti, Marco Mengoni e Massimiliano Rosolino e tanti altri ancora.

June mond’a la lune

Immagine1.jpgAppena cinquanta-sessanta anni fa, la strada era il luogo degli incontri, del riposo, dello svago; in strada si lavorava (i lavori artigianali come calzolaio, arrotino, riparatore di ombrelli, lustrascarpe, venditori con e senza licenza ecc.), per strada le donne, sedute fuori dagli usci cucivano, ricamavano, facevano la salsa, per strada s’improvvisavano spettacoli e i ragazzi si riunivano e giocavano. Molti erano i giochi che si praticavano facendo ricorso alla creatività, all’ingegno; bastava un fazzoletto (o fazzuètte), un grosso chiodo (u cendròne), un tappo di bottiglia (la ramètte), le biglie (le pallìne), la trottola (u verrùzze), la cerbottana (le cannùcce e scartùcce), al mitico pallone ecc. Ma c’erano giochi che non avevano bisogno di nulla, solo dei corpi e dell’intelligenza e allora via con stacce, strifòne, sguìnge, a nascònne, la cambàne e infine il bello e affascinante “iune mond’a la lune” che fornisce il titolo allo spettacolo. 

La compagnia teatrale Amici del Sipario torna in scena con l’opera in vernacolo barese June mond’a la lune di Emanuele Battista. Lo spettacolo, una fiaba in atto unico, racconta in chiave di rivisitazione la Bari degli anni 50-60 del secolo scorso, il cui protagonista è un calzolaio che ha il suo posto di lavoro in un angolo di strada. Mèste Pierìne – questo è il suo nome – è un uomo anziano, buono, che ha il compito di stabilire la pace tra le famiglie di palazzi attigui sempre in lite e la vittima principale di queste angherie è proprio lo sfortunato protagonista che viene più volte invitato a lasciare quel posto che, a dire della signora “facoltosa”, con la sua presenza è deturpato nel decoro. Intanto il banchetto del ciabattino è meta di altri lavoratori ambulanti come lo scrivano, il riparatore di ombrelli, la venditrice di stracci vecchi e anche di un famoso personaggio che improvvisava spettacoli di strada. La cornice rumorosa e chiassosa la fanno i bambini del vicinato, poveri e ricchi che giocano e si azzuffano.

Il numeroso cast è composto da 24 interpreti, con la partecipazione di 12 ragazzini, e dai componenti fissi della compagnia Amici del Sipario: Maurizio Sarubbi, Maria Rosaria Ranieri, Maria Barbone, Massimo Restelli, Isabella Battista, Concetta Rinaldi, Canio Vitrani, Andrea De Tullio, Armando De Tullio, Luciano Morcavallo Gaetano Romanelli, Rino Nenna, Vincenzo Chiedi e Michele Piperis. 

Regia di Emanuele Battista, luci e suoni Peppino Lorusso, costumi Grazia Carella, scenografia Maria Barbone.

 

 

Granteatrino “Casa di Pulcinella” c/o Stadio della Vittoria

Sabato 28 Gennaio ore 20,30 Sabato 4 – 11 – 18 – 25 Febbraio ore 20,30

Info. 3357826836

Tributo a Faber

Immagine1.jpg“Ma tu che vai…ma tu rimani”.

Era Inverno ed il freddo divenne gelo. E “fu la notte” quando alle 2.30 Fabrizio De Andrè lasciò un vuoto incolmabile, oggi ancor più di ieri.

Era l’11 gennaio 1999.

Una serata speciale, a 13 anni dalla sua scomparsa (in anticipo di tre giorni…), per ricordare uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana (e non solo).

Una serata a cura dei Maltesi, che gli rendono omaggio. E con loro tutti coloro i quali vorranno cantare le sue canzoni: il modo migliore per farlo sentire ancora vivo. Tutto iniziò il 9 ottobre 2009: Dario e Francesco decidono di sfidare le leggi della natura (e di Maria De Filippi…) proponendo al pubblico della Taverna Vecchia del Maltese a Bari una serata-concerto dedicata a Francesco De Gregori.

In scaletta trova posto un brano che il Principe “regalò” al suo amico genovese con cui passò un’estate intera in Sardegna, tra colossali bevute e non quantificabili pacchetti di sigarette consumati: stiamo parlando di “Le storie di ieri”, canzone poi inserita nel disco Volume 8 di FABRIZIO DE ANDRE’.

Da quel momento, Dario scopre di aver avuto in dono da un Dio dei Baresi (perchè a quello degli Inglesi lui non crede mai…) una voce praticamente identica a quella del Cantautore genovese.

Così, decide di metter su una band al fine di riproporne il repertorio, specie quello raccolto nel dvd registrato al Teatro Brancaccio di Roma il 13 e 14 febbraio 1998 (che Dario ormai conosce a memoria) dove De André raggiunge la massima perfezione interpretativa nonché musicale.

Il gruppo annovera importanti esibizioni nei più suggestivi luoghi della Puglia (e non solo), riscontrando grande successo tra il pubblico. Ricordiamo su tutti la serata del 23 settembre 2011 a Bari, dinanzi al Lungomare di Piazza Diaz, per la Festa Nazionale del Partito Democratico (1500 persone presenti) e il concerto del 30 dicembre 2011 presso l’ Auditorium Diocesano “Vallisa”, nella città vecchia.

Il nome “I Maltesi” deriva proprio dal luogo in cui questa avventura musicale è nata: quella Taverna, di cui sopra, che tanto ha dato alla storia del gruppo e in cui questi otto ragazzacci provano i brani, si incontrano, suonano.

In fondo diciamolo, c’è un po’ di  De Andrè nella vita di tutti noi. Una canzone, un verso. Gli occhi di un grande amore che profuma di mare. Di Bari o di Genova, non fa grande differenza, se la musica arriva diritto all’anima.

Andria(Barletta-Andria-Trani)

Circolo ARCI ARTIFICIO

ore 21.30

ingresso libero

Info. 3930103624

Presepe Vivente a Mola

Immagine1.jpgNella suggestiva cornice del frantoio ipogeo, la cui pietra è depositaria di antica sapienza, l’associazione Rosa di Jericho riproporrà il presepe vivente a Mola di Bari. 

Operativa già dal 2006 sul territorio molese, l’associazione Rosa di Jericho è stata costituita l’11 febbraio del 2008 con l’intento di promuovere la cultura, l’arte in tutte le sue forme e la storia locale.

Il  nome dell’associazione non è casuale, la rosa di Jericho è una pianta del deserto molto particolare perché può rimanere secca anche per diversi anni, poi basta un po’ d’acqua per farla ritornare verde e rigogliosa,  le sue foglie  si allargano  mostrando tutto il loro splendore.

Partendo da un suggestivo resoconto dei fatti antecedenti la nascita di Cristo, in particolare l’annunzio da parte dell’arcangelo Gabriele prima a Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, ed in seguito a Maria, l’evento si snoderà tra i vicoli tiepidi della cittadina molese nelle immediate vicinanze del frantoio. 

Tra allestimenti scenografici di magistrale costruzione e un proliferare di prodotti enogastronomici, sembrerà di essere giunti, come Giuseppe e Maria, a Betlemme, di camminare tra botteghe di falegnami, case di contadini, osterie e tanto altro ancora. 

La rappresentazione “Gli apparve un angelo del Signore”, tratta dal vangelo di Luca, si terrà sulla piazzetta antistante il frantoio ipogeo di via S. Pasquale nei pressi di Via Regina Margherita, domenica 11 dicembre alle ore 20:00.

Mentre il 23, dalle 19:00, avrà luogo “A Betlemme di Giudea” rievocazione della nascita di Gesù.

Il Natale nella nostra tradizione è un momento molto sentito da grandi e piccini, e poterlo vivere direttamente è ancora più coinvolgente. Dopo tanti anni di assenza , Rosa di Jericho ha voluto riportare a Mola il presepe vivente ricreando scene tipiche di quello napoletano, tradizionalmente più vicino alla cultura della nostra terra. Sviluppato in tre eventi quali l’annunciazione, il viaggio verso Betlemme e la  natività ed infine l’arrivo dei magi con un percorso che ha toccato numerose vie del paese per poi concludersi nel Castello e nel suo fossato.

Il tutto in abiti del ‘700 creati traendo ispirazione dal tradizionale presepe napoletano.

La Vigna di Dioniso

Immagine1.jpgLa mostra La vigna di Dioniso, è ospitata presso la sede di Bari della Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, a Palazzo Simi, in veste completamente rinnovata e arricchita da nuovi materiali rispetto all’edizione già realizzata nel 2010 nel Museo Nazionale Archeologico di Taranto, nell’ambito delle iniziative collegate al 49° Convegno di Studi sulla Magna Grecia, con l’apporto scientifico della stessa Soprintendenza, dell’Università degli Studi del Salento, dell’Università degli Studi di Bari, dell’Università degli Studi di Salerno e del Centro Jean Bèrard.

Dioniso rappresentava quell’energia naturale che, per effetto del calore e dell’umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità. Era dunque visto come una divinità benefica per gli uomini da cui dipendevano i doni che la natura stessa offriva tra questi: l’agiatezza, la cultura, l’ordine sociale e civile. Ma poiché questa energia tendeva a scomparire durante l’inverno, l’immaginazione degli antichi tendeva a concepire talvolta un Dioniso sofferente e perseguitato.

In particolare Dioniso, quale divinità della vegetazione, era legato soprattutto alla pianta della vite (quindi alla vendemmia ed al vino) ed all’edera. Uno dei suoi attributi era infatti il sacro Tirso, un bastone con attorcigliati pampini ed edera; altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l’orlo. Dioniso viene spesso rappresentato nelle arti come vestito di pelle di leopardo, su di un carro di trionfo assieme alla sua compagna Arianna, solitamente si accompagna in gioiose processioni con bestie feroci, satiri e sileni. Le sue sacerdotesse erano le menadi, o baccanti, donne in preda alla frenesia estatica ed invasate dal dio.

Quale divinità della forza vitale, dell’impulso, dell’ebbrezza e dell’estasi divenne oggetto dell’analisi del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che contrappose lo Spirito dionisiaco allo Spirito apollineo.

Negli eleganti spazi al piano terra dello storico edificio, la narrazione si sviluppa continua con diverse sezioni tematiche, illustrate dai reperti (ceramiche figurate di importazione corinzia, attica a figure nere e a figure rosse, ceramiche figurate di produzione italiota, ceramica a vernice nera, ceramica indigena; armature e contenitori in bronzo, monete, votivi in terracotta) provenienti dai principali siti archeologici del territorio regionale, in particolare da Taranto, Rutigliano, Ceglie del Campo, Cavallino. L’intera esposizione è supportata da un ricco apparato illustrativo e didattico.

Bat-night

bat, pipistrello, escursione, ruvo, di, pugliaI pipistrelli, diciamolo, fanno paura. E anche un po’ schifo.

Dalle saghe sui vampiri succhiasangue (vedi Nosferatu, Dracula, varie ed eventuali), ai giustizieri della notte più affascinanti come Batman, onestamente, ci sono sempre stati descritti come esseri inavvicinabili, pericolosi e quasi inquietanti… un po’ per la similitudine e l’accostamento con i topi, un po’ per la brutta abitudine che hanno nell’aggrapparsi ai capelli dei malcapitati che incontrano in volo…

Natura Mat3matica, ha raggruppato alcuni luoghi comuni, sui pipistrelli:

“Un pipistrello è talmente cieco che, scambiando la testa di una donna per una potenziale preda, finisce per restarne impigliato dopo essersi avventato su di lei.”

“Un pipistrello per predare di notte si serve di uno strumento altamente sofisticato:  l’ecolocalizzazione. Un pipistrello emette suoni a frequenza molto alta (ultrasuoni), che l’orecchio umano non è in grado di percepire, e in base al tempo che le onde impiegano per rimbalzare contro la superficie di un oggetto e tornare all’orecchio (fenomeno noto come “eco”), è in grado di determinare a che distanza si trova l’oggetto. Il sistema è molto simile al Sonar utilizzato dalle navi per determinare la profondità dei fondali oceanici, con la differenza che il “Sonar” del pipistrello è notevolmente più preciso, al punto tale da distinguere la posizione di due oggetti separati da uno spessore di 3 decimi di millimetro!!

In parole povere, saprebbe riconoscere la distanza tra due oggetti separati dallo spessore di un tratto di penna su un foglio di carta… Come farebbe quindi a sbattere contro e rimanere impigliato tra i capelli di un essere umano? Potrebbe accadere che un pipistrello svolazzi intorno alla testa di una donna, ma perché attratto da odori di particolari lacche o profumi, ma è altamente improbabile che vi resti impigliato!!”

e poi…

“perché un pipistrello dovrebbe avventarsi su una donna? Per mangiarne la testa? Mmm, improbabile, dato che le prede preferite dei pipistrelli sono, tranne alcune eccezioni, insetti!

Il piccolo Myotis lucifugus del Nord America è capace, da solo, di mandar giù fino a 7000 zanzare a notte!!!”

Questi, e molti altri miti, verranno sfatati in questa Bat-Night Urbana. Cos’è? Ve lo spiego subito…

Un’escursione, con esperto dotato di opportune attrezzature di rilevamento, finalizzata all´osservazione e riconoscimento dei pipistrelli che vivono nel centro storico di Ruvo di Puglia.

E´ un momento per conoscere altri animali oltre all´uomo che condividono con noi gli stessi spazi, svolgendo un importante ruolo ecologico nelle nosttre città. Sevirà a sfatare miti su questi animali e vivere sotto altra luce un ambiente di per sè magico quale il centro storico in una sera d´estate.

Da non perdere per gli amanti della natura o anche solo per bullarsi con gli amici di saperne una in più!

Info e prenotazioni al 347-5533179