Le Iene, sparlano bene

fake_timburton.jpgLe Iene, è il pluridecorato programma di Italia Uno che, con irriverente ed intelligente malizia, si propone di “denunciare” situazioni anomale e piaghe purulente del social-nationelle. Io adoro Le Iene. Anche quando inciampano nel trash, nel cattivo gusto, nella provocazione spicciola. O se provano a stuzzicare l’ascoltatore medio con un capezzolo in più di Ilary Blasi che sfugge dal microabito.

Però, qualcosa, mi ha punta nel vivo. Un servizio fastidioso quanto le verruche da varicella, falso e tendenzioso come le dichiarazioni di taluni politici, confezionato ad arte per screditare i baresi e la città di Bari, puntando uno spotlight su misura, atto a farci apparire allocchi buzzurri  e bifolchi.

Lui è Paolo Calabresi. Detto anche “Pallino”. Cui, nel corso di questo post, darò del tu, in amichevole confidenza, pari e proporzionale a quella che si è preso nel servizio, discorrendo (senza reale cognizione di causa) dell’affaire Tim Barton (l’imprenditore, non il regista!)Che fa, invece, Burton) e della delusione tutta biancorossa.

Calabresi si traveste da Tim Barton, per tastare il polso all’umore locale, canzonandoci allegramente su quella che, per tantissimi tifosi è, davvero, una ferita ancora aperta.

Basso escamotage quello di intervistare coloriti pugliesi dall’accento marcato, ancor più basso l’espediente di mostrare uno scontrino per 97€ in acquisti presso “un” negozio di gastronomia (in realtà il più costoso di Bari, con prodotti d’elite), documentando l’acquisto di n°1/2 provolone e pomodorini secchi.

Comprendo il folklore e l’antica usanza di farci passare tutti per macchiette, memori nell’immaginario collettivo delle grandiose caratterizzazioni ad opera del mitico Lino Banfi, ma non giustifico la strumentalizzazione di eventi mirati ed interviste improbabili pur di scatenare la risata televisiva (gratuita).

In ordine di apparizione, si parte con il “giocare” sul benvenuto caloroso del Sindaco al texano miliardario.

In primis, l’accoglienza pugliese è nota ai più. Siamo una regione solare, ospitale, generosa. Così come, anche, la cena con il Sindaco, non fake_timburton_2.jpgvolle essere solo un bell’atto conviviale. Il Sindaco è una figura istituzionale e, in quanto tale, parlò a lungo con Mr. Barton anche degli ulteriori investimenti che intendeva riversare in terra di Bari, sottolineando che, tra l’altro, la città non era in vendita. Fece un discorso importante e solenne, in cui da “Sceriffo” (soprannome che si è guadagnato, anche per il passato da magistrato), difese il capoluogo senza permettere al manager americano  replica alcuna.

In parole povere:”Tim, vuoi la squadra? Bene, impegnati ad amarci con lo stesso rispetto, anche economico, e noi sapremo ricompensarti nel giusto e nel lecito. Prova a specularci e ci perdi dalle mani.”

Sorvolo a pié pari, poi, sull’espressione che riguarda le donne baresi, rimarcata (minuto ‘3″20), talmente squallida e maschilista, da non meritare alcun ulteriore commento.

L’ultima puntualizzazione, poi, caro Pallino che non studia, è su Antonio Cassano ed il “dilemma religioso”.

Tutti abbiamo un passato turbolento nell’armadio. Ma, Cassano, è in procinto di sposarsi, dopo una lunga e stabile relazione  e anni di riflessione anche da libro “così deletereo, anche per la sua carriera”(parole testuali del Tonino dal Piede Magico). Insomma, qui più che un prete (il quale, secondo voi, cosa avrebbe dovuto rispondere?!?), servirebbe un vero e proprio esorcista.

Non per Cassano, ahimé, ma per quell’invasato di Calabresi, talmente preso dal suo humor di tubero, da non capire dove lo scherzo debba cominciare e dove debba finire, anche con Le Iene alle spalle.

Questo il mio appello: Pallino, ritorna, con o senza la parrucca al beta-carotene. E fatti guidare dalla tua umile local-blogger, in una città che, quotidianamente, sprizza cultura, gioco, spettacolo, talenti. E, se farai il bravo, ti porto pure nella celebre salumeria alle porte della città vecchia dove, con €1.50, puoi mangiare lo storico panino di Antonio Cassano. Leggenda narra, infatti, che l’enfant prodige, ne consumasse almeno uno al giorno, con mortadella e provolone, prima di giocare sulle bianche chianche, sognando un futuro calcistico da campione.

Lascia a casa il portafoglio. Per questa volta, offro io.

L’allenatore nel pallone

conte.jpgUna squadra appena promossa alla serie A, vede allontanare il Mister del miracolo, amato dai tifosi, osannato dalla curva, rispettato dai giocatori. Sullo sfondo, conferenze stampa dell’ultimo minuto, interessi economici, presunte ragioni politiche.

Sembra la trama di un noto cult degli anni ’80. Parlo della famosissima commedia calcistica “l’Allenatore nel Pallone”, con un Lino Banfi che segnò la storia del cinema di genere per l’occhio del grande regista Sergio Martino, all’apice della sua ispirazione artistica.

Invece no. Parliamo dell’A.S. Bari, quella squadretta dalle poche pretese che, nonostante uno stadio da mille e una notte (grazie, Italia ’90), non riusciva a risalire la china, ferma com’era alla reclusione di una B forzata. In quel del dicembre 2007, l’ex Capitano bianconero, Antonio Conte, forse per spirito masochistico, forse per desiderio di rivalsa, dalla comoda panchina dell’Arezzo, decise di intraprendere l’avventura su quella che, siamo sinceri, sembrava più la prua del Titanic che un team vincente. Rapidamente giunsero i primi successi. Le vittorie consecutive. L’ascesa in classifica. Ed il miraggio della promozione, dall’Oasi dei vincenti, non sembrò più un sogno così lontano.

Finalmente la prima lettera (l’alpha del campionato), in font cubitale, arriva per i biancorossi. La città è in visibilio, la festa imponente, il carosello indimenticabile. Conte è giustamente tra l’incudine della squadra del cuore (la Juventus), che pare volergli offrire una valigetta piena di soldi, ed il martello di una squadra cui deve grandi emozioni presenti e, più probabilmente, anche future. Questa Beautiful ha un termine quando, in pieno periodo elettorale, la Famiglia Matarrese dà l’annuncio in pompa magna: “Conte rimane a Bari“. E la Curva Nord ringrazia.seriea.jpg

Da questo momento, cosa sia accaduto, rimane storia da Signora in Giallo.

Se Conte doveva, come annunciato, rimanere nel Capoluogo, cosa ha fatto indire una seconda conferenza stampa, per annunciare “questo matrimonio non s’ha da fare”? Voci di corridoio, parlano di interessi politici. I comunicati di una scelta già pianificata tempo fa da Matarrese. Un piano perfetto, quello di guadagnarsi le simpatie degli ultras (in età da urne) legati a Conte, sbandierando il desiderio di chiuderlo rapidamente sotto contratto. Fosse andato via, sarebbe stata una sua scelta; fosse rimasto, il merito, sarebbe andato completamente alla Direzione biancorossa. Ad amministrative chiuse, ovviamente, non ci sarebbe stato più motivo per trattenerlo, specialmente con un contratto a scadenza imminente. Specialmente calcolando che l’A.S. Bari, dei giocatori richiesti per una nuova rosa all’altezza del Campionato, al Mister, non aveva intenzione di comprarne neanche uno.

Rumors, pettegolezzi, maldicenze. Forse.

Tutta questa faccenda, olezza tanto di maneggi imprenditoriali. Quasi che Vincenzino, novello Presidente Bortolotti, volesse disfarsi di una serie A troppo costosa, dispendiosa, a tratti inutile. Liberandosi anche del nostro Oronzo Canà, Antonio Conte, fermo sulle sue posizioni calcistico-tattiche. “Non ci siamo capiti”, gigioneggia il Presidente alla stampa. Io credo si siano capiti fin troppo bene. Fattostà che Conte prende il largo, in attesa di un nuovo allenatore ventilato (o Ventura… to), il quale, comunque, non placa gli animi orfani del Mister del Miracolo.

allenatore.jpgQualcosa mi suggerisce che, al prossimo press-calling, ci sentiremo dire frasi come “Sono riuscito ad avere i tre quarti di Gentile e i sette ottavi di Collovati, più la metà di Mike Bongiorno. In conclusione, noi abbiamo ottenuto la comproprietà di Maradona in cambio di Falchetti e Mengoni”. Oppure: “Ma lo sa che noi attraverso le cessioni di Falchetti e Mengoni riusciamo ad avere la metà di Giordano? Da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho.”.

Non ci resta, per i magnifici 22 del Bari, che sperare nel potere della Bi-Zona.

Mentre i cinque della difesa vanno avanti, i cinque attaccanti retrocedono e così viceversa. Allora la gente pensa: «Ma quelli che c’hanno cinque giocatori in più?» Invece no, perché mentre i cinque vanno avanti, gli altri cinque vanno indietro, e durante questa confusione generale le squadre avversario si diranno: «Ah! Ah! Che cosa sta succedendo?». E non ci capiscono niente.

Un po’ come noi. Al S. Nicola, in attesa del 5-5-5 della salvezza per mantenere la serie A, e non solo nel cuore.