Paolini al MOMArt

 

Immagine1.jpgTra il ’39 e il ’41 nella Germania Nazista, prima di altri, vennero uccise decine di migliaia di tedeschi: erano bambini e persone adulte disabili o malati di mente, vite considerate “indegne di essere vissute”. Aktion T4, il nome più noto per una vicenda poco conosciuta e letteralmente insabbiata per decenni dopo la guerra, è la realizzazione, drammaticamente efficiente, di un progetto di eliminazione del “diverso” e dell’”inutile”.

Progetto segreto e ideato da pochi, ma nei fatti realizzato sotto gli occhi di tutti, con una regia attenta a cogliere il consenso della classe medica e della popolazione, indotta a credere che fosse la cosa giusta. Nel ’41, anche a seguito delle proteste della popolazione che si interroga sul crescente numero di decessi negli istituti e della Chiesa Cattolica che denuncia lo sterminio, Aktion T4 cessa ufficialmente, ma le uccisioni proseguono fino a dopo la fine della guerra: furono oltre trecentomila le persone che sparirono in questo modo, non solo in Germania e Austria. Gli esiti di questa operazione vedono coinvolti anche Ospedali Psichatrici italiani (Trieste, Venezia, Treviso, Pergine Valsugana TN).

Raccontare cosa accadde serve a comprendere come lo sterminio delle persone disabili e malate di mente non sia semplicemente derubricabile a nefandezza commessa da un regime, bensì il frutto di un processo che ancora oggi imbarazza e coinvolge tutti noi, perché fondato su uno strisciante silenzio. Ciò che lì accadde in modo così estremo iniziò prima, altrove, e continuò poi. Questa storia per molto tempo non ha trovato spazio, è stata taciuta, considerata minore, come tutto ciò che ha ruotato attorno ad essa, come minori furono le pene inflitte ai responsabili dal processo di Norimberga.

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MOMArt
S. Maria della Stella, 95
Adelfia

 

Adelfia in festa per S.Trifone

 

Immagine1.jpgIl culto di San TRIFONE ebbe origine presumibilmente nel 1656 a seguito di una epidemia di colera, dalla quale il paese restò immune. Effettivamente in quell’anno la peste colpì circa un terzo delle nostre popolazioni. Quella data è probabile e può essere confermata dai documenti di archivio parrocchiale. San TRIFONE, insieme a San Rocco, è indicato come protettore del paese di Adelfia.

La Festa Patronale in onore di San TRIFONE, in Adelfia-Montrone (Ba), si celebra ogni anno dall’ 1 all’ 11 Novembre. Vi è inoltre un ulteriore giorno (solitamente la Domenica seguente), detto dal popolo adelfiese: “San Trefon ‘iinde a ua’ ‘nnicchie” (“San TRIFONE nella nicchia”) durante il quale si festeggia la posa del Santo Patrono nella nicchia della chiesa di San Nicola (ove è riposta la statua e la reliquia). I giorni principali di questa meravigliosa Festa Patronale ricorrono dal 9 al 11 Novembre dove migliaia di pellegrini si riversano, da ogni parte d’Italia e del mondo, per festeggiare l’evento religioso e laico. Nella serata del 9 Novembre la Festa si apre con il lancio della mongolfiera all’arrivo del quadro (foto in basso) vicino la cassarmonica e continua sino a notte fonda con l’alternarsi sul palco di vari concerti di prestigiose Bande.

 

Dalla notte del giorno 1 Novembre e per tutte le seguenti, sino a quella dell’8, il sonno dei Montronesi è allietato dalle note prodotte instancabilmente dalla: “Bassa musica” di Adelfia, meglio conosciuta nel paese come  “ ‘u TAMMURRE ” (“il Tamburo”) e, particolarmente, dall’intramontabile “Marcie du ciuccie” (“Marcia dell’asino”).

Alle ore 4 viene sparato un colpo secco (da un mortaio di diametro 12/13 cm.) detto: il “colpo di cannone”, sparato da Trifone BRUNO jr, a devozione del Santo e a ricordo del padre Cav. Trifone BRUNO (articolo in PIROTECNIA), valente ed intraprendente pirotecnico di Adelfia, costantemente coperto di gloria ed allori nelle varie ed innumerevoli “sparate” effettuate anche all’estero.

Sancisce l’inizio della giornata clou. Svegliati dal “colpo di cannone” molti fedeli accorrono presso la chiesa di San Nicola per assistere alla prima messa officiata verso le ore 4.30. In mattinata alle ore 10 circa hanno inizio i primi concerti bandistici. L’uscita di San Trifone dalla chiesa (verso le ore 11.30) è preceduta dalla “riffa” ossia un susseguirsi di offerte, anche molte sostanziose, da parte di cittadini e fedeli in genere che vogliono avere l’onore di portare in spalla la statua. Nel frattempo una delle Bande musicali che seguirà la processione si dirige alla Casa Comunale per “scortare” le Autorità civili verso la Chiesa Matrice, da dove accompagnerà San Trifone per tutto il paese e per tutta la durata. Nel rientrare, poco prima dell’ingresso della processione nel centro storico, nelle vicinanze dell’arco dell’orologio il Sindaco consegna al Santo le chiavi del paese.

In questi momenti nella vicina Piazza del Mercato i bambini (vestiti da San Trifone) che devono partecipare alla processione, accompagnati dai genitori, si radunano; alcuni di questi percorreranno le strade del paese a piedi altri, invece, su cavalli bardati a festa. Questa lunga e suggestiva processione, formata anche da devoti che cantano inni in onore di San Trifone, si snoda lungo le vie di Adelfia-MONTRONE. Nel primo pomeriggio il popolo di Adelfia ed i pellegrini attendono con ansia la Gara Pirotecnica che ha una durata di circa 3 ore.

 

La devozione, aiutata cospicuamente anche da coloro che sono emigrati e tornano dall’estero appositamente per i festeggiamenti, fa sì che tutto sia allestito ai massimi livelli; momento caratteristico, a questo proposito, è quello della “riffa”, ossia un susseguirsi di offerte, anche molto generose, fatte da coloro che vogliono aggiudicarsi l’onore di portare la statua di san Trifone in spalla attraverso le vie del paese.

I botti, i fuochi artificiali sono forse la parte più spettacolare di quanto accade ad Adelfia in queste giornate concitate; non pensate a spettacoli di pirotecnia “normali”: qui la tradizione dei maestri pirotecnici è sentitissima, qui si misurano persone che hanno fatto dell’arte pirotecnica la loro vita, si alternano “bombe” a “controbombe con cannuoli”; “bombe stutate” a “controbombe con la croce al centro”; i colori ed i botti sono fantasmagorici, la piazza decreta con competenza ed entusiasmo il migliore.

E poi la musica, una musica che già dalla notte del primo novembre comincia a farsi sentire, con “u tamurre” (il tamburo) che percorre le vie di Adelfia e la “Marcie du ciuccie” (Marcia dell’asino) che è quasi l’inno sonoro della manifestazione; la musica dei corpi bandistici inoltre percorre tutte le vie di Montrone e “marchia” indelebilmente lo svolgersi della festa, accompagnando il volo di spettacolari e variopinte mongolfiere o sottolineando lo splendore delle luminarie.

Se poi si calcola che la festa di san Trifone è anche un’enorme “sagra” dell’ agnello alla brace, che inonda col suo profumo le vie della cittadina ed è l’occasione per assaggiare il vino nuovo, che scorre abbondante a scaldare ed allietare gli animi, allora il quadro è completo e non ci resta che dire “Ci vediamo ad Adelfia, a San Trifone”!

 

 

 

San Trifone e Adelfia è in festa

sidl.jpgSono tanti gli storici che si sono cimentati nella narrazione della Sua vita che, benché atrocemente martirizzata, è stata sempre in odore di santità. Fra i molti che hanno scritto su San TRIFONE (Cardinale, Baronio, Ottavio, Gaetano, Teodorico, Ruinari, Mazzocchi), dal sito dedicato, hanno voluto trarre  informazioni da un libro edito nel 1995 ed intitolato: “la storia di San TRIFONE”, scritta da Mons. Luigi STANGARONE di Adelfia (Ba), valente ed attendibilissimo storico dello stesso paese che presentò la sua opera in occasione della Festa Patronale dello stesso anno (1995). Altre informazioni sono state tratte dal libretto “San Trifone e la Sua Cattedrale” di Don Anton Belan da Cattaro.

Nel 1839, come si ricava da un documento conservato nell’archivio parrocchiale, il vescovo di Cattaro, tramite il vescovo di Gallipoli mons. Giuseppe M. Giove, oriundo di Santeramo in Colle, donò una teca d’argento contenente un’altra piccola reliquia del Santo. Intanto fino ai primi decenni di questo secolo Protettrice principale del nostro paese era la Madonna della Pietà.
Dal 1913 la festa esterna di San TRIFONE è diventata sempre più grandiosa. In un diario privato si legge: «La festa di San TRIFONE di questo anno, 1913, è stata grandiosa, non se ne ricorda una simile». La fine della prima guerra mondiale, 1915-1918, dichiarata il 4 novembre 1918, accrebbe il fervore del popolo nel festeggiare il Santo, maggiori cure furono dedicate all’altare a lui dedicato.
Nel 1921 l’altare fu decorato dal pittore Saverio Loprieno per 2.620 lire; nell’aprile 1923 fu rifatto l’altare con marmo, insieme all’altare della Madonna del Purgatorio, o del Carmine, dalla ditta Tenerani, di Bari, per 1.500 lire.
Nel 1922 il pittore barese Michele Montrone dipinse due tele raffiguranti il martirio di San TRIFONE ed il suo patrocinio sul nostro paese.
Negli anni successivi furono donate una lancia ed una «cavalletta» in metallo prezioso, che adornano la statua del Santo quando viene portata in processione per le strade del paese. Ma, San Trifone, ad Adelfia, non è solo culto.

Ma anche convegni sullo sviluppo, folklore, luminarie e maestri artificieri. Nella migliore tradizione del Sud Italia, e con l’opulenza propria delle grandi occasioni. Spiritualità e bancarelle colorate per un paese intero che si veste di festa, con pirotecnie finali da sogno, in onore di un Santo che, sicuramente, per Adelfia vuol dire molto, moltissimo e che, anno dopo anno, ha saputo conquistarsi un posto più che rispettato (e rispettoso) nel cuore dei Fedeli, accanto a quello dello storico San Rocco.

Ma, di San Rocco, magari, vi parlerò qualche altra volta. Per ora godetevi i manifesti di oggi e di ieri o, sulla stessa pagina del sito in onore del Santo Trifone, ricchissimo di citazioni storiche e pieno di chicche interessanti, dove, se magari, foste bloccati a chilometri di distanza dai vostri cari, potrete addirittura seguire la diretta via streaming dei momenti più salienti dell’evento.

Nel 2009, anche i Santi diventano 2.0.

www.santrifone.it