L’ora delle Muse

 

Immagine1.jpg“L’Ora delle Muse“ è un ciclo di incontri che ha come filo conduttore le Muse: creature depositarie della memoria, del sapere e rappresentanti dell’ideale supremo dell’Arte di cui erano custodi.

Ogni incontro è dedicato ad una Musa, che si svela attraverso diverse performance. L’idea è quella di proporre al pubblico le diverse forme artistiche anche attraverso canali inconsueti e, per questo, privilegiati.

Il 13 Maggio si terrà presso la sede di Studio Akmé a Rutigliano il penultimo appuntamento con “L’Ora delle Muse”: per l’occasione le protagoniste saranno Talia e Melpomene, Muse della Commedia e della Tragedia.

Il Prof. PIERO TOTARO, docente di Lingua e letteratura greca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e responsabile scientifico per l’Ateneo barese di progetti di ricerca nazionali e internazionali sul teatro e sulle tradizioni culturali dell’area mediterranea, ci guiderà alla conoscenza della Tragedia e della Commedia. La lettura di brani della nota tragedia euripidea “Medea” avvierà una conversazione sul Teatro antico.

Ogni partecipante sarà direttamente coinvolto nello scambio di conoscenza, curiosità ed opinioni. Il pubblico sarà parte integrante del confronto e da semplice uditore diverrà esso stesso interlocutore. Il Prof. PIERO TOTARO metterà a disposizione di tutti la sua conoscenza tecnica per favorire la nascita di spunti di riflessione sulla tragedia “Medea” letta nella versione euripidea e nella traduzione di Seneca, ampliando poi il discorso a tutto il Teatro antico.

A tutti i partecipanti verrà fornito, al momento della prenotazione, il testo di riferimento in formato pdf per permettere una maggiore e migliore preparazione al tema trattato. Per prendere parte alla conversazione non è indispensabile una preparazione umanistica o classica.

I posti sono limitati: è necessaria la prenotazione.

PER INFO: scrivete a studioakme@gmail.com; venite in studio il lunedì o il giovedì dalle 18.30 alle 20.30 in via Noicattaro, 28 a Rutigliano (Ba); oppure telefonate al 320.6119904 (Clelia Menelao) – 340.3431590 (Rosangela Valenzano) – 3472274273 (Teresa Leone) dalle 10 alle 12 dal lunedì al venerdì.

 


Il venticello del Barbiere

Immagine1.jpg“Ah che bel vivere,che bel piacere per un barbiere di qualità! Ah bravo Figaro bravo bravissimo fortunatissimo per verità! Tutti mi chiedono tutti mi vogliono donne, ragazzi, vecchi, fanciulle, qua la parrucca… presto la barba… qua la sanguigna… Figaro… Figaro…son qua, son qua… Ohimè che furia, ohimè che folla, uno alla volta per carità”.

Dite la verità, avete provato l’irrefrenabile impulso di canticchiarla? Niente paura, non vi ha dato di volta il cervello, perché il Barbiere di Siviglia, melodramma in due atti su libretto di Cesare Sterbini, con le sue melodie eleganti, i suoi ritmi trascinanti e il suo superbo stile di composizione, senza tema di smentita, la più grande opera buffa italiana, eternamente fresca nella sua vena comica e nella sua inventiva. 

“Nell’ipotetica, e impossibile a risolversi, gara su quale sia l’opera più famosa del mondo – scrive Vincenzo Raffaele Segreto – certo Barbiere di Siviglia si troverebbe ad occupare uno dei primi posti: e come è facile capire, nella fortunata storia di un’opera che porta molto giovanilmente i suoi quasi duecento anni, si sono andati accumulando altre, tante storie che, magari, di veridico hanno ben poco”.

Rossini era notoriamente pigro. Rimandava il completamento dei lavori commissionatigli fino all’ultimo momento, e spesso “prendeva in prestito” della musica dalle sue altre opere, per risparmiarsi la fatica di scriverne di nuova. La famosa ouverture del Barbiere era stata precedentemente utilizzata in altre due sue opere; eppure, il Barbiere di Siviglia fu scritta ad una velocità supersonica: undici giorni diceva lui, sicuramente dal “concepimento” alla stesura finale non passarono più di venti giorni. Strabiliante se consideriamo che al tempo un buon amanuense era in grado di copiare in venti giorni proprio il numero totale delle pagine del manoscritto rossiniano.

Come spesso capita nello strano mondo della lirica, Il Barbiere, alla sua prima rappresentazione – il 20 Febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma – fu un fiasco strepitoso. Il giovane Gioachino, con quell’opera, aveva osato sfidare il grande Paisiello,mettendo in scena, mentre era ancora vivo il famoso compositore napoletano, un’opera che lo stesso aveva già musicato. Il confronto con Paisiello era temuto, tanto che nel libretto fu pubblicato un “Avvertimento al pubblico” in cui si affermava che: “Il Signor Maestro Gioachino Rossini, onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità con l’immortale autore che l’ha preceduto, ha espressamente richiesto che Il Barbiere di Siviglia fosse di nuovo interamente versificato, e che vi fossero aggiunte parecchie nuove situazioni di pezzi musicali, che erano d’altronde reclamate dal moderno gusto teatrale, cotanto contagiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello.” Questo non evito che gli ammiratori del Paisiello boicottassero la “prima”, inveendo e rumoreggiando per l’intera esecuzione. A ciò bisogna aggiungere le mille disavventure che capitarono durante l’intera rappresentazione, lasciando esterrefatto lo stesso Maestro pesarese, che dal cembalo dirigeva l’opera.

Si narra che alla prima rappresentazione di questo capolavoro, in scena ne successero di tutti i colori: il basso Vitarelli, Don Basilio per l’occasione, al suo ingresso in scena inciampo e cadde battendo la faccia. All’aria della calunnia gli usciva ancora il sangue dal naso e dovette cantare tamponandosi il naso tra una frase e l’altra. Un gatto, che aveva residenza stabile presso il Teatro Argentina, apparve d’improvviso sul palcoscenico nel bel mezzo del finale e si mise a miagolare e a strusciarsi sulle gambe dei cantanti, fra le matte risate del pubblico! Al termine della rappresentazione, Rossini, imbestialito, si sottrasse alla folla degli spettatori, e torno da solo a piedi in Via dei Leutari.

Ma già alla seconda rappresentazione il pubblico romano ebbe ad inchinarsi alla musica immortale del Barbiere, cosi come, a malincuore, ebbero a fare gli ammiratori del Paisiello. Forse non tutti sanno che, fino al tardo ottocento, l’aria di Rosina cantata durante la lezione di musica era quasi sempre lasciata scegliere dalla stessa cantante che rappresentava Rosina, anche perché questo cambio non interferisce per nulla con lo svolgersi dell’intreccio. Anche nel nostro secolo diverse cantanti si sono concesse il vezzo del cambio dell’aria, celebre è la cavatina del Tancredi, noto cavallo di battaglia di una grande cantante ancora in attività: Marilyn Horne. Ed ecco il testo di un’altra delle arie più simpatiche:

La calunnia è un venticello

 

un’auretta assai gentile

che insensibile sottile

leggermente dolcemente

incomincia a sussurrar.

 

Piano piano terra terra,

sotto voce, sibilando

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

 

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo:

prende forza a poco a poco,

scorre già di loco in loco,

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta,

va fischiando, brontolando,

e ti fa d’orror gelar.

 

Alla fin trabocca, e scoppia,

si propaga si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale

che fa l’aria rimbombar.

 

E il meschino calunniato

avvilito, calpestato

sotto il pubblico flagello

per gran sorte va a crepar.

Grande appuntamento con l’opera, domani, presso il teatro Petruzzelli: alle ore 20.30, infatti, ci sarà la rappresentazione della famosissima opera in due atti di Gioacchino Rossini ‘Il Barbiere di Siviglia’.

Le vicissitudini amorose del conte d’Almaviva, della bella Rosina, del tutore Don Bartolo e del factotum Figaro verranno portate sul palco in uno degli spettacoli più riusciti dell’intero panorama operistico italiano.

Il Poliziotto e Tex Willer

gianrico, carofiglio, spettacolo, teatrale, tex, willer, poliziotto, bari, kismet“Uno scrittore, una scrittura che si annida negli interstizi delle tavole disegnate, nei vuoti, nelle sospensioni del racconto,della memoria …e ti ritrovi nella poltrona dello studio di tuo padre, a mangiare un panino con il prosciutto, a sfogliare Tex, a parlare come lui, a ordinare un barilotto di birra e a rompere il boccale sul pavimento, a sparare in alto ,a soffiare sulla canna, a montare a cavallo e sentire fischiare il vento di maestrale…eri un ragazzo e sei già un uomo,”tutta la vita precipitata in quello spazio fra le vignette”in quel bianco e nero…bianco e nero, nero d’inchiostro che riporta sulla pagina domande che affondano nell’esistenza…quella scrittura, mistero sporcato di vita che sagomare eroi, poliziotti, sceriffi con distintivi come segni di giustizia, una giustizia che, a volte , perseguita con crudeltà,un’attrazione verso il Caino: il paradosso del poliziotto.” 

Dalla penna dello scrittore e magistrato barese Gianrico Carofiglio nascono questi due corti teatrali, vagamente autobiografici, diretti da Teresa Ludovico ed interpretati da Masiello e Cipriani.

Carofiglio, dopo numerose pubblicazioni giuridiche e di settore esordisce nel 2002 nella narrativa con Testimone inconsapevole, pubblicato da Sellerio, oggi alla cinquantottesima edizione. Il romanzo, che introduce il personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, incontra l’immediato favore dei lettori e dei critici ottenendo diversi riconoscimenti riservati alle opere prime, tra cui il Premio del Giovedì “Marisa Rusconi”, il premio Rhegium Iulii, il premio Città di Cuneo e il Premio Città di Chiavari.

Sempre con protagonista Guerrieri, da Sellerio seguono nel 2003 Ad occhi chiusi, premio Lido di Camaiore, premio delle Biblioteche di Roma e “miglior noir internazionale dell’anno” 2007 in Germania secondo una giuria di librai e giornalisti, e nel 2006 Ragionevoli dubbi, premio Fregene e premio Viadana nel 2007, premio Tropea nel 2008. Nel 2004 da Testimone inconsapevole e Ad occhi chiusi vengono tratti due film tv, prodotti da Palomar.

Nel 2004 Rizzoli pubblica il romanzo Il passato è una terra straniera, premio Bancarella 2005, da cui è tratto l’omonimo film prodotto da Fandango nel 2008. Nel 2007 Carofiglio pubblica per Rizzoli con il fratello Francesco il graphic novel Cacciatori nelle tenebre, premio Martoglio. Nello stesso anno escono da Sellerio il saggio L’arte del dubbio e da Emons la versione in audiolibro di Testimone inconsapevole, con la voce dello stesso autore. Nel 2008 gli viene conferito il Bremen Prize dalla radiotelevisione della città stato di Brema e il premio Grinzane Cavour Noir. Laterza pubblica Né qui né altrove, primo romanzo nella storia della casa editrice, in testa per mesi alle classifiche di vendita, ed Emons propone l’audiolibro di Ad occhi chiusi, sempre con la lettura dell’autore. Nel 2009 Nottetempo pubblica il dialogo Il paradosso del poliziotto.

 

Biglietti:

INTERO / RIDOTTO

Posto Unico Numerato, € 20.00 / € 15.00;

Bari(Bari)

Teatro Kismet OperA

ore 21.00

ingresso a pagamento

Info. 080.5797667

Giacobbe. Alternativamente incompreso.

Immagine1.jpgQuesta volta sarò breve. Un po’ perché il protagonista di cui vi voglio parlare sarebbe di poche parole. Un po’ perché quel che avrebbe da dire, ne sono certa, sul palco rende decisamente di più.

A Fabio Giacobbe, lego non solo una grande stima in qualità di attore, ma anche gli splendidi ricordi nei primi giorni di conduzione nel segno di Radiobari. Perché, dietro al microfono, ci sapeva fare. Nonostante il carattere ombroso e vagamente scostante.

Ma, si sa, quando l’attore è puro e l’attore vuol fare, il richiamo della platea è più forte. E’ una sorta di infame macchia, quella della nostra città, che porta gli elementi più validi ad emigrare verso nuovi lidi più promettenti per i talenti teatrali o cinematografici. Ed è così che il giovane e istrionico Giacobbe fu strappato dal suo capoluogo per volgere il sogno nella Città Eterna, Roma, dove attualmente vive e svolge la sua professione. Senza dimenticare le apuliche radici.

Infatti, Fabio torna a farsi apprezzare per le sue indubbie doti, in terra di Bari, domani, con “ Alternativamente Incompreso “ ( uno show dal titolo incomprensibil/artistico…ma cosa vi aspettavate da uno che vuole capire le donne? ). 

Alle prese con vizi e virtù del popolo italico, entrando di prepotenza nel sempre dorato mondo della tv fatto di veline, calciatori, starlette, cavalieri e ogni tanto di qualche artista, strizzando l’occhio anche a grandiose poesie dissacranti di un tempo che fu. Presso Asuddiest che, per l’occasione, si trasformerà in originalissimo risto-teatro, in quel del Lungomare G. Di Cagno Abbrescia 17/b.

Un vero e proprio “ viaggio “ nel Belpaese che culminerà nell’esaminare l’universo più incomprensibile, ostico ed indecifrabile per un uomo… quello delle DONNE…

Compito arduo quest’ultimo, che però non spaventa l’attore pugliese, che ha avuto la fortuna ( o sfortuna ) di nascere e crescere in un’atmosfera tutta al femminile.

Ad accompagnare Fabio Giacobbe, la chitarra irriverente di Marco Pezzella.

E, dato che non mi sarà possibile essere in zona, il mio ex-compagnuccio di merende radiofoniche, voglio ricordarlo così –> link <– , anche se lui si arrabbierà tantissimo. Già lo so.

Andate e godetevi il suo spettacolo. Fabio è un vero mattatore.

 

Assuddiest.

tel 080 4033978

June mond’a la lune

Immagine1.jpgAppena cinquanta-sessanta anni fa, la strada era il luogo degli incontri, del riposo, dello svago; in strada si lavorava (i lavori artigianali come calzolaio, arrotino, riparatore di ombrelli, lustrascarpe, venditori con e senza licenza ecc.), per strada le donne, sedute fuori dagli usci cucivano, ricamavano, facevano la salsa, per strada s’improvvisavano spettacoli e i ragazzi si riunivano e giocavano. Molti erano i giochi che si praticavano facendo ricorso alla creatività, all’ingegno; bastava un fazzoletto (o fazzuètte), un grosso chiodo (u cendròne), un tappo di bottiglia (la ramètte), le biglie (le pallìne), la trottola (u verrùzze), la cerbottana (le cannùcce e scartùcce), al mitico pallone ecc. Ma c’erano giochi che non avevano bisogno di nulla, solo dei corpi e dell’intelligenza e allora via con stacce, strifòne, sguìnge, a nascònne, la cambàne e infine il bello e affascinante “iune mond’a la lune” che fornisce il titolo allo spettacolo. 

La compagnia teatrale Amici del Sipario torna in scena con l’opera in vernacolo barese June mond’a la lune di Emanuele Battista. Lo spettacolo, una fiaba in atto unico, racconta in chiave di rivisitazione la Bari degli anni 50-60 del secolo scorso, il cui protagonista è un calzolaio che ha il suo posto di lavoro in un angolo di strada. Mèste Pierìne – questo è il suo nome – è un uomo anziano, buono, che ha il compito di stabilire la pace tra le famiglie di palazzi attigui sempre in lite e la vittima principale di queste angherie è proprio lo sfortunato protagonista che viene più volte invitato a lasciare quel posto che, a dire della signora “facoltosa”, con la sua presenza è deturpato nel decoro. Intanto il banchetto del ciabattino è meta di altri lavoratori ambulanti come lo scrivano, il riparatore di ombrelli, la venditrice di stracci vecchi e anche di un famoso personaggio che improvvisava spettacoli di strada. La cornice rumorosa e chiassosa la fanno i bambini del vicinato, poveri e ricchi che giocano e si azzuffano.

Il numeroso cast è composto da 24 interpreti, con la partecipazione di 12 ragazzini, e dai componenti fissi della compagnia Amici del Sipario: Maurizio Sarubbi, Maria Rosaria Ranieri, Maria Barbone, Massimo Restelli, Isabella Battista, Concetta Rinaldi, Canio Vitrani, Andrea De Tullio, Armando De Tullio, Luciano Morcavallo Gaetano Romanelli, Rino Nenna, Vincenzo Chiedi e Michele Piperis. 

Regia di Emanuele Battista, luci e suoni Peppino Lorusso, costumi Grazia Carella, scenografia Maria Barbone.

 

 

Granteatrino “Casa di Pulcinella” c/o Stadio della Vittoria

Sabato 28 Gennaio ore 20,30 Sabato 4 – 11 – 18 – 25 Febbraio ore 20,30

Info. 3357826836

Cristicchi e li romani in Russia

 

Immagine2.jpg‘Li Romani in Russia’ è il nuovo spettacolo di Simone Cristicchi con la regia di Alessandro Benvenuti.

Inutile presentarvi Simone Cristicchi. Inutile presentarvi Alessandro Benvenuti.

Pure qui presenti in una veste molto lontana dai palcoscenici classici o dalle kermesse sanremesi.

La campagna di Russia (1941-1943), una guerra di invasione senza pretesto. Treni che portano via una generazione sorridente, giovane, sicura di tornare, perché la propaganda fascista inganna sulla realtà della spedizione. E la “passeggiata” si trasforma in tragedia: armi, abbigliamenti e viveri insufficienti, inadeguati, ridicoli. Rimangono solo fame, freddo, paura. Una disfatta: partono 220.000 ragazzi, ne tornano 20.000.

Si tratta di un monologo dal forte impatto emotivo, che racconta la guerra attraverso la voce di chi l’ha vissuta in prima persona. Un teatro ‘civile’ che non dimentica la lezione dei grandi esponenti del teatro di narrazione, ma si presenta nuovo, soprattutto nella forma, utilizzando la metrica dell’ottava classica e il dialetto romanesco, a rendere il racconto ancora più schietto e veritiero.

Un grande poeta romanesco, Elia Marcelli (1915-1998), è tra i pochi che riportano a casa il freddo, ilrus.jpg dolore, la rabbia. E il dovere di raccontare, per non dimenticare e non far dimenticare. Allora sceglie la poesia, per dare a questi ricordi la forma più alta ed eterna. E sceglie il dialetto, per costruire questa memoria con tutta la verità della lingua che si parla. Ne viene fuori il poema “Li Romani in Russia”, uno straordinario affresco epico in ottave classiche, che ricostruisce passo passo la spedizione: la partenza, il viaggio, i combattimenti, la neve, i soldati, i muli, il nemico; la solidarietà, il cameratismo, l’egoismo; il rispetto del proprio dovere, sempre; la ritirata, la disfatta; la morte. E la solitudine e la disperazione di chi sopravvive.

Cristicchi, per la prima volta da solo sul palco, interpreta questa epopea dall’inizio alla fine attraverso i suoi momenti salienti, dove, sullo sfondo della dramma e della tragedia della ritirata di Russia, trovano spazio anche momenti ironici e divertenti. Uno spettacolo capace di coinvolgere tutte le generazioni, per raccontare una delle pagine più drammatiche della nostra storia, che non deve essere dimenticata.

Bitonto(Bari)

Teatro Tommaso Traetta

ore 21.00

ingresso a pagamento

Biglietti da € 14,80

Info. 080 3742636

 

 

Il dialetto a Teatro

Immagine1.jpgNell’epoca in cui Internet regna sovrano, dove le comunicazioni avvengono attraverso mail, sms e social network che, da una parte sono il risultato di un miglioramento certo ma dall’altra ci strappano la soddisfazione di esprimerci guardandoci negli occhi, portare in scena una commedia in dialetto può sembrare anacronistico.

Non è così: il dialetto fa parte del bagaglio culturale che ognuno di noi porta sulle spalle ed è l’impronta che segna il nostro far parte di un certo luogo, di un certo tempo e che ci assimila e ci pone nel posto preciso della nostra storia personale. Il dialetto rappresenta la nostra etichetta, le nostre radici, la nostra carta d’identità. Il dialetto tranese è la nostra lingua: attraverso essa esprimiamo i nostri modi di dire, i pensieri, i nostri sentimenti, i nostri stati d’animo. E’ il mezzo che ci unisce nel confronto, nel dialogo, nello scambio di idee. Il dialetto52572.jpg attuale è diverso dalla lingua ereditaria dei nostri nonni. Tante espressioni si sono addolcite nel corso del tempo, mentre tanti modi di dire si sono persi. Del resto, le trasformazioni del dialetto sono quasi naturali, oggi si parla un dialetto più vicino all’italiano che tende a tralasciare gli antichi termini. Il dialetto inteso come lingua è il mezzo che identifica tutto: i soprannomi, i rioni, le località.

Il dialetto dà nuova forma alle parole, riesce a rendere l’idea prima ancora di ridurla in termini precisi, a volte armonizza e a volte indurisce. Il dialetto è l’espressione di un popolo, è come un abito fatto su misura, è come una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e che restituisce fatti, episodi, luoghi, persone con profilo e identità precisi ma soprattutto con un’anima e, nel nostro caso, con la nostra anima tranese.

Amare il dialetto, tramandarlo, usarlo nel nostro quotidiano, insegnarlo ai nostri figli, significa amare noi stessi, significa essere possessori di una grande eredità: l’eredità della nostra storia.

Teatro Impero Trani – Via Mario Pagano, 192

Info. 3468259618


Il cuore secondo Giovanni

Immagine1.jpgL’Associazione di Promozione Sociale “Artecrazia” organizza Il cuore secondo Giovanni – Rassegna per voci (quasi) sole presso la centralissima Galleria BLUorG in via Celentano 92/94 a Bari. L’intento è quello di fornire un’interessante panoramica, necessariamente non esaustiva, della scena contemporanea in Puglia. Lontani dai fasti (e dai bilanci) delle stagioni organizzate dai Teatri ufficiali, Il cuore secondo Giovanni, ospita artisti ben noti a chi invece frequenti la realtà off stream, lì dove i genuini fermenti artistici sperimentano soluzioni espressive coraggiose e di sorprendente suggestione. La stagione teatrale di “Artecrazia” è non a caso diretta da Andrea Cramarossa, regista e attore barese che lega il suo nome al Manifesto del Teatro delle Bambole, attivo da un ventennio nel circuito della sperimentazione artistica nazionale.

Ha inaugurato la rassegna Saba Salvemini con Il Vangelo di San Giovanni, emozionante lettura drammatizzata dei Vangeli, una testimonianza di come il teatro possa rispettosamente indagare il sacro nella sua umanità, oltre i dogmatismi e le concettualizzazioni.

I due titoli seguenti sono dedicati alla Memoria della Shoah, prima con l’ottimo Dino Parrotta (Jasenovac, 22 gennaio 2012), poi con la giovane Elisabetta Tonon, impegnata in L’alloggio segreto (5 febbraio 2012), ispirato ai Diari di Anne Frank.

Il 4 marzo 2012 la compagnia del Teatro delle Bambole debutta con la nuova produzione La morsa da Luigi Pirandello, inedita rappresentazione contemporanea di un classico del teatro, per la regia di Andrea Cramarossa. Sempre nel filone della fresca rilettura della tradizione letteraria italiana, il Teatro delle Bambole presenta il 1° aprile 2012 Mater dolorosa dallo Stabat mater di Jacopone da Todi. Coda della rassegna sono le due tappe dello studio artistico condotto da Andrea Cramarossa sul tema della violenza sulle donne: il 29 aprile 2012 con la performance teatrale L’oiseau plane sur l’infarctus de la neige e il 27 maggio 2012 con il debutto dello spettacolo Piccoli giochi – Esperimento di crudeltà teatrali, sempre a cura del Teatro delle Bambole.

Fuori abbonamento altri due eventi di sicuro impatto. Il primo si è tenuto il 5 gennaio 2012 con La Befana delle Bambole (Azione teatrale per piccoli spettatori), un momento tra gioco e poesia dedicato ai bambini di ogni età per l’occasione delle festività natalizie a cura del Teatro delle Bambole. Ospite d’eccellenza de Il cuore secondo Giovanni è poi Lisangela Sgobba con l’affascinante La scelta da Daisaku Ikeda: il 20 maggio 2012 la poliedrica attrice barese ci guida con maestria nell’epopea di Alessandro Magno, accompagnata da un ensemble musicale di tutto rispetto (Domenico Monaco, Epifania N. D’auria e Eufemia Mascolo).

L’inizio degli spettacoli è alle ore 19,00 (salvo se indicato diversamente)

Ulteriori informazioni sono reperibili alla pagina www.facebook.com/Artecrazia o contattando il numero telefonico 347 0591074 o scrivendo agli indirizzi e-mail artecraziapuglia@gmail.com e teatrodellebamboleba@libero.it .

 

Auguri in musica e teatro

Immagine1.jpgArriva l’Epifania, che tutte le feste si porta via!

Ed eccola questa simpatica nonnetta, con dolcetti e carbone, pronta sulla sua scopa a farci uscire da un calderone di tavolate, presepi, alberi, lucette e stelle filanti.

A seguire, un piccolo elenco di modi “alternativi”, per salutare questa vacanza lunga e faticosissima (ebbene, sì, anche le vacanze possono essere faticose!).

Nella sua calza, tanti eventi culturali, musicali, teatrali, artistici.

Che succederebbe, ad esempio,  se due attori/conduttori salissero su di un palco senza avere la più pallida idea di quello che succederà? Come reagirebbe il pubblico presente se si trovasse ad assistere ad uno spettacolo che nessuno ha mai scritto, con il rischio costante di esserne coinvolto senza sapere come e capirne il perché? Be’, le risposte adesso sono lì, a disposizione di tutti. Sarà sufficiente recarsi al Tatì, il nuovo locale di Bari in Via Albanese 41e lasciar fare alla ormai consolidatissima coppia comica composta da Fabiano Marti e Mauro Pulpito. Il resto verrà da sé…e sarà puro divertimento, in una serata ricca di risate certe, ma piena zeppa di punti interrogativi piuttosto inquietanti! Info e prenotazioni – 080/3219880 – 3337845761 

Per i più romantici, invece, o anche semplicemente amanti del cinema e delle colonne sonore, allo Sheraton vi attende il Concerto degli Auguri, “Film’s Love’s Themes”. Le più belle colonne sonore del Cinema e…. , per la direzione di Francesco Lentini. Info. 080 568 2111

Se voleste, invece, mantenere ancora uno sprazzo di spirito natalizio, vi attende il Presepe Vivente per le strade del borgo antico di Casamassima, dalle h. 18.30. L’evento, promosso dall’Oratorio Giovanile “Pier Giorgio Frassati” della Chiesa Matrice e patrocinato dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Bari e dal Comune di Casamassima, per il sesto anno porterà in scena la solennità delle sacre scritture di 2000 anni fa: episodi di vita quotidiana e altri di carattere religioso, rievocheranno le suggestive atmosfere della Betlemme che accolse la nascita di Gesù. Gli oltre 180 figuranti in costume, saranno protagonisti di 30 rappresentazioni, alcune delle quali a copione recitate, che si snoderanno per le vie e gli scorci del borgo antico, in un percorso durante il quale ai visitatori, accompagnati da guide, saranno proposti anche spunti di riflessione sui valori cristiani e civili. Lodevole l’impegno, l’entusiasmo e lo sforzo economico degli organizzatori e dei partecipanti che hanno reso la manifestazione motivo di richiamo in tutta la Regione e parte del sud Italia decretando la manifestazione “Presepe di Puglia 2010” nel concorso “Andar per presepi” indetto dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo e Turismo.

Affiancherà l’evento, per la seconda volta, il concorso fotografico nazionale a partecipazione gratuita: una giuria di esperti sceglierà, tra le fotografie riguardanti scene e particolari del presepe vivente, la vincitrice che diventerà oggetto della campagna promozionale dell’evento per il prossimo anno.

Chiuderei con una proposta che, particolarmente, mi sta a cuore. Dopo i grandi successi di Zelig Off su Italia Uno, Raffaello Tullo, Renato Ciardo, Vittorio Bruno, Nicolò Pantaleo e Francesco Pagliarulo saranno i cinque “suonatori sognatori” che giocheranno con le canzoni, le note, i rumori, i suoni, gli strumenti, l’immaginazione, il corpo, le parole e la propria genuina follia. Sul palco rivivranno numerosi maestri come Buscaglione, Carosone, Gaber, Mozart, Rossini. Più un inaspettato Richard Galliano. Per non parlare di Jerry Lewis,Charlie Chaplin, Jacques Lecoq, in una sorta di cartone animato, immune dai limiti del “possibile”. Surreale e poetica sarà l’atmosfera, esilarante il gioco dei contrasti fra i personaggi, travolgente l’energia in uno spettacolo in cui le note si dilateranno e si potranno persino ascoltare e guardare. 

Loro fanno ridere. Di gusto e con un garbo d’altri tempi. Non è poco, credetemi. Info. 080.5212484, al Teatro FOrMa.

Detto questo, alla Vostra Befana digitale, non resta che inforcare la sua scopa e tornare a casa. Non prima, ovviamente, di aver fatto i migliori auguri a tutti gli incredibili lettori e colleghi di Virgilio Città.

Auguri!!!

La Nana Bianca del Bravo’

Immagine1.jpgParte all’insegna della musica e della danza il 2012 del Teatro Bravo’. A intrattenere i più piccoli, fino a giovedì 5 gennaio alle 18, La Nana bianca. Le coreografie di Raffaella Tricarico raccontano una storia misteriosa dove i passi dei ballerini Annagiulia Marzulli, Mariangela Masciarelli e Francesco Petaroscia interagiscono con la voce narrante di Lorenzo D’Armento finendo per svelare l’identità di questo essere ambiguo, stretto tra il buio e la luce, tra il Bene e il Male. 

Gli stessi autori si confronteranno poi alle 21, nelle stesse giornate, con un omaggio alla storia del cinema in musica e danza con Fotogrammi, un amarcord sulle note più famose della cinematografia nazionale e internazionale, dal Monello di Charlie Chaplin a La dolce vita di Federico Fellini. Con la Marzulli e la Masciarelli anche Mara Tiofilo.

Inoltre, l’occasione è interessante anche per visitare  la sezione “In mostra al Bravo’”, che ospita fino al 10 gennaio sette dipinti, olio su tela, di Francesco Maurogiovanni. Tratti decisi, linee spezzate, geometriche che lottano con i colori accesi attraverso i quali, dichiara l’autore “ogni differenza tra sogno, incubo e realtà è azzerata e ogni elemento può entrare di diritto nella composizione dell’opera a raccontarne capricci e desideri”.

Maurogiovanni, parente del compianto scrittore e drammaturgo Vito, è un autodidatta nel mondo dell’arte figurativa, ma ha già ricevuto consensi di pubblico e critica. Sue opere sono state esposte nella Galleria La Spadarina di Piacenza (2007) e al Gustave Moreau di Parigi (2008).

Prima o poi, ve lo prometto, pubblicherò una bella intervista al Direttore Artistico del Bravò. Perché, diciamolo, non è facile organizzare cotanti momenti di realizzante arte fatta nel Capoluogo, dalle ceneri di un cinema a luci rosse (ei fu “Il Salottino”).

Complimentoni!

Teatro Bravò

Info. 338.6108857 – 331.6473886