Sagra del Vino a Casamassima

Immagine1.jpgNell’ambito del programma di iniziative “Estate a Casamassima”, l’assessorato alle Politiche produttive e l’Assessorato alla Cultura e Spettacolo, con il supporto dell’Associazione Culturale Tradizioni Puglia, organizzano l’ottava edizione della “Sagra del Vino”, finalizzata al sostegno ed alla promozione del settore artigianale e commerciale attraverso percorsi degustativi a tema, intesi ad avvolgere il Borgo Antico in un’atmosfera che richiama il calore della festa. 

Dal 14 al 16 luglio, con inizio alle ore 19, in Piazza Aldo Moro, a Casamassima (BA), con il patrocinio del comune, si svolgerà la festa folkloristico-gastronomica che unisce convivialità, piacere e culture vicine e lontane, quest’anno chiamata “Il vino è festa”. 

Musica, canti e balli faranno da contorno alla bevanda alcolica, promossa dalle tante aziende presenti (in primo piano Cantina Lattavino) con i loro stand nell’area predisposta per la sagra. In tal senso l’associazione Tradizioni Puglia ha inserito nel programma alcune scuole di ballo, tra le quali l’Apulia Raks Sharqi di Bari, Scarpette Rosa di Casamassima (BA), che si esibiranno con i loro ballerini in diverse coreografie a cura di importanti esponenti della danza locale e nazionale.

La band Nun Te Reggae Più omaggio a RINO GAETANO, spettacolo unico nel suo genere,dove la musica e la teatralità si fondo e risvegliano vecchi ricordi.

La tribute band di Claudio Baglioni, “E tu avrai”, sarà di scena il giorno finale della sagra. Con la loro bravura ed esperienza, questo gruppo pugliese creatosi nel 2010, allieterà il pubblico presente con i migliori brani degli ultimi trent’anni, che Baglioni ha regalato a milioni di spettatori e fan, riproponendo delle bellissime novità tutte da scoprire. Giuseppe Panarelli, con la sua incredibile voce, oltre a Giuseppe Vernile alle tastiere, Eupremio Ligorio alle chitarre, Giancarlo De Marco alla batteria, Niky Porsia al basso e Carmine Fanigliulo al violino proporranno un vero e proprio viaggio a ritroso nella storia della musica italiana.

Ma il protagonista indiscusso di queste tre serate, il cui ingresso sarà libero e aperte a tutti i visitatori, sarà comunque il vino, presente in tutti i punti degustativi. 

Sponsor UFFICIALE Ristorazioni Mastrò Casamassima e Rojò Bari

Lungo la Piazza A.Moro, sarà allestito un “Percorso Consigliato”, con ingresso presso la Porta Orologio nel quale ci saranno stand di cantine vinicole e aziende produttrici di prodotti tipici locali, contornati da simboli della vita contadina, come attrezzi agricoli ormai in disuso, balle di fieno, traini e botti, che creeranno la giusta atmosfera per immergersi nell’atmosfera antica della vendemmia, un momento di festa e aggregazione per tutta la popolazione, nel quale i contadini celebravano il lavoro e l’impegno di tanti mesi.

Questa sagra del vino, giunta all’ottava edizione si caratterizza come un momento di cultura, che punta a valorizzare il centro storico, sede della manifestazione, ricordando a tutti quanto la nostra sia una ricchezza che dobbiamo rivalorizzare.

Casamassima(Bari)

Piazza Aldo Moro

ore 20.30

ingresso libero

Info. 347.5476890

Covoni. Tradizioni. In festa a Noci.

Immagine1.jpgIl covone (generalmente inteso come di grano) è un fascio di steli di grano falciati alla base, con in sommità le spighe. Il termine “covone” potrebbe derivare, secondo varie teorie, dall’antico tedesco kufa, “mucchio”, o anche da “covo”, oppure da “cavo”, dato che il fascio sarebbe raccolto nel cavo (o cavità) delle braccia. Ed è proprio il covone che si celebra in quel della terra di Noci.

L’associazione ‘Terre delle Noci’ organizza la manifestazione “Covoni e Tradizioni” nei giorni 6-7-8 luglio alla Masseria Sorresso a Noci, con il patrocinio di Regione Puglia, Provicia di Bari, Comune di Noci, GAL dei Trulli, e delle associazioni di categoria Coldiretti, Cia e Copagri.

Dopo la grande partecipazione di pubblico del 2011 viene riproposta la rievocazione della trebbiatura quest’anno associata alla tradizione gastronomica della pecora in pignata.

Inaugrazione venerdì 6 luglio alle ore 18.00 con relazioni sul tema.

Ogni sera sarà possibile assistere alla lavorazione della trebbiatura che sarà riproposta ogni mezz’ora preannunciata dal suono della sirena, degustare specialità di carne e in particolare la pecora in pignata, oltre alle altre tipicità del territorio, visitare una ricca esposizione di attrezzi e foto d’epoca; ci sarà spazio anche per i bambini che con la guida di educatrici potranno cimentarsi in giochi e attività.

L’ingresso a tutte le attività, fissate per venerdì 6 luglio e sabato 7 luglio alle 18 e domenica 8 luglio alle 17, è gratuito.

INFO: 3687091183

Vi lascio con una leggenda, proprio riguardante i covoni… se vedete un covone di fieno, prendetene un filo ed esprimete un desiderio: si avvererà (immagino schiere di contadini che esprimono desideri che si esaudiscono in continuazione….)

Il Falò di S. Giuseppe

Immagine1.jpgIn occasione dei festeggiamenti per san Giuseppe a Palese-Macchie, “falò maestro” di purificazione e di buoni auspici per la campagna. La manifestazione, si svolge intorno al fuoco, ascoltando poesie in dialetto palesino, musiche di gruppi folk, ballando e degustando pane benedetto, calzone di cipolla, ceci, fave e buon vino. Quando il fuoco si spegne è consuetudine lanciare la cenere in campagna come per fertilizzare uliveti e vigneti.

In questo periodo enormi cumuli di legna vengono prodotti dalla potature dei vigneti e queste fascine vengono lasciate dai contadini nelle loro terre in attesa di essere portate nei posti dove vengono fatti i falò.

Con questa legna verranno infatti creati dei grandi e pirotecnici fuochi accesi nelle piazze ad illuminare la notte di San Giuseppe, con un rituale che si conserva nei tempi. Queste pire fin dai tempi antichi venivano accese in segno propiziatorio e servivano ad ingraziarsi le forze della Natura, ad indicare che l’inverno con i suoi rigori e le sue miserie cedeva il passo alla primavera, quindi l’avvento della stagione dei raccolti e della rinascita della natura.

La tradizione non s’è persa ed ancor oggi, girando qua e là per la campagna o per i centri urbani vicino alle tradizioni contadine, si vedono i falò accesi nel segno di una tradizione che non vien meno e che diviene occasione per festeggiare e riunire le famiglie.

Nei periodi che precedono la festività di San Giuseppe vi è una gara tra i rioni nell’accumulare il maggior quantitativo possibile di fascine e frasche dalla potatura degli ulivi e delle viti per accendere un grande falò che durerà anche due sere consecutive.

Questi riti sono accompagnati da musiche e canti, cibi e dolci consumati all’aperto al fuoco scoppiettante dei falò.

In alcune località vengono distribuite anche ai visitatori provenienti dagli altri rioni del paese cibo, dolciumi e vino. Si crea una sorta di pellegrinaggio con persone che fanno il giro dei falò dei vari rioni per giudicare quale sia il più grande, il più bello, il più ospitale tra i falò.

Quando le fiamme del falò sono ormai basse e la notte tarda, aiutati dal vino e dal cibo che contribuisce a dare coraggio, molti sfidano il fuoco saltandogli attraverso.

Nell’immaginario del rituale, che affonda le sue radici in epoche storiche lontanissime, tali salti avevano l’inconscio significato dell’uomo che sfida e domina le forze della natura.

Azienda di Promozione Turistica di Bari

Telefono: (+39) 080 5242244

ufficio informazioni Tel. 080 9909341

 

Caldarroste in Sagra. A Bitritto.

 

Immagine1.jpgUn’antica leggenda narra di un piccolo paese di montagna i cui abitanti, molto poveri, non avendo di cui mangiare si rivolsero a Dio pregandolo di dar loro di cui sfamarsi. Il buon Dio, sentite le loro preghiere, diede loro una pianta da cui poter raccogliere frutti nutrienti da poter mangiare: il castagno, ma il Diavolo visto quello che Dio aveva fatto per impedire che la gente potesse  raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso. Gli abitanti del piccolo paese, presi dallo sconforto, ritornarono nuovamente a pregare Dio ed egli, sceso in mezzo a loro fece il segno della croce e i gusci spinosi,  come per miracolo si aprirono, e da quel giorno quando è periodo i frutti di questa pianta si aprirono a croce.

 

Caldarroste e vino novello: l’autunno è servito a Bitritto, il 5 di Novembre.

La piazza centrale del paese si animerà di profumi, musiche e colori per la terza edizione della “Sagra della caldarrosta e del vino”. La serata vedrà la partecipazione di artisti di strada e del gruppo locale U’Papun, famosi per aver collaborato con Caparezza.

Unico termine adatto per definirli forse e’ “folli” o, come li ha soprannominati Red Ronnie, “il lato deviato della Puglia”…

Ovviamente non mancheranno i sapori autunnali quali caldarroste, porchetta al girarrosto con brace di legna, bruschette, brasciole, popizze, olive fritte e funghi, mozzarelle, orecchiette e rape, salumi, dolci tradizionali, vino novello e vinbrulè. Sarà anche allestito un mercatino di prodotti di artigianato locale: bijotteria, oggettistica varia, fotografia artistica e dipinti, modellismo.“

Le caldarroste, ogni inverno, mi riportano in mente anche profumi irresistibili su via Sparano. Cartocci caldi e fumanti, pronti a ristorare dal freddo, durante le passeggiate romantiche o i pomeriggi di shopping.

Un modo, questa sagra a Bitritto, per rendere giusto omaggio a questi ricordi gustativi e olfattivi che, sicuramente, accompagnano la vita di ognuno di noi.

 

Ah, i panini della Nonna!

Immagine1.jpgChe meraviglia, i panini della Nonna. E profumi, sapori, ricordi, legati all’immagine romantica della nostra infanzia.

Torna anche quest’anno l’atteso appuntamento con la tradizione popolare che ogni anno mescola sapori genuini e storia contadina e marinara, tutto condito con musica, allegria ed ospitalità; la Sagra del Panino della Nonna, giunta ormai alla sedicesima edizione, si svolgerà mercoledì 10 Agosto. Anche quest’anno l’appuntamento è dalle ore 18 nella ben attrezzata zona mercatale di Giovinazzo (Ba). 

La manifestazione che riscuote ormai sempre maggiori riconoscimenti di critica e pubblico è il momento giusto per far conoscere, conservare e valorizzare gli antichi sapori di uno scorcio di Puglia, valorizzando le pietanze tipiche che un tempo imbandivano le tavole dei nostri nonni. I panini, come potete ben immaginare, sono i veri protagonisti della serata: saranno proposti in tante gustosissime varianti, con pomodori, melanzane, frittata, carciofi, peperoni, lampascioni, acciughe, tonno, ricotta forte e parmigiana; il tutto innaffiato da ottimo vino. Preparatevi a partecipare con un buon ripasso di dialetto: tutti i nomi delle specialità e le ricette saranno infatti rigorosamente scritti secondo tradizione!

E dopo aver mangiato, e dopo essersi rigorosamente unti di olio mani e viso, musica, balli e canti, per trascorrere l’intera serata in spensieratezza. Spazio dunque ad un tributo all’indimenticabile Domenico Modugno e a seguire, ad animare la serata dei numerosissimi visitatori, un trascinante spettacolo musicale di Tony Esposito e DJ JAD (ex Articolo 31).

Da non dimenticare tra le iniziative per la buona riuscita della sagra la presenza di attrazioni, di un ampio parco giochi dedicato ai più piccoli e di una Mostra Mercato di Antiquariato, Artigianato e Pittura. 

Ricordando che l’incasso della manifestazione sarà, come ogni anno, devoluto in beneficenza, consigliamo a tutti di prender buona nota per l’appuntamento stagionale con i buoni sapori della tradizione conditi dall’allegria, dall’ospitalità e dalla buona musica.

 

www.sagradelpanino.it 

 

Giovinazzo(Bari)

Area Mercatale 

ore 20.00

ingresso libero

Info. 3402496735

WEBhttp://www.sagradelpanino.it

La Madonna in fiore

Immagine1.jpgLa grande festa d’estate, tra Fede e tradizione centenaria, che si svolgerà a Grumo Appula (Bari) da sabato 30 luglio e terminerà a Mellitto il 1° agosto 2011.

Una Immagine Sacra, quella della Madonna di Mellitto appunto, unica nel suo genere ed assolutamente “magnetica” da guardare anche per coloro privi di Fede e Carri Devozionali infiorati realizzati da interi nuclei famigliari e rioni cittadini seguendo una tradizione artigianale antichissima, fanno si che tale Festa sia assolutamente da non perdere!

 La “Madonna di Mellitto” è il  nome popolare della Madonna venerata in una chiesetta eretta a Mellito, contrada di campagna del territorio di Grumo Appula (Bari) dove si possono ammirare querce antiche di 500 anni. La Chiesetta e l’immagine che vi si venerano risalgono, più o meno, allo stesso periodo della Madonna di Monteverde, 16° secolo, come si deduceva da una iscrizione in latino posta sull’urna che proteggeva la sacra immagine. 

L’urna protettiva è stata rimossa, dopo la scoperta di un affresco retrostante,  scoperta che ha fatto decadere la convinzione che il volto della Vergine con bambino fosse una pittura rupestre, immagine che, realizzata su un grande frammento di parete in pietra e chiusa in una specie di pacco,  fu trovata, secondo la leggenda, da un pastore in fondo al pozzo adiacente alla Chiesa (Pozzo di Mellito, dove gli animali andavano ad abbeverarsi). In sogno, poi, la Madonna chiese al pastore che proprio lì fosse eretta una chiesa in  suo  onore.

Visitando Mellitto non sfuggirà il Santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie in cui è conservata un’icona dipinta su una stele che, si vuole, abbia origini bizantine e che sia arrivata in questa contrade, trafugata da monaci basiliani, allorché l’Imperatore Leone L’Isaurico promosse l’iconoclastia e la conseguente distruzione di tutte le immagini sacre. Ancora oggi l’immagine gode di una forte devozione che vive il suo apice durante la festa che si tiene da tempo immemore a fine luglio.

La costruzione del tempietto è avvenuta in varie fasi; inizialmente, durante il XVI secolo, si trattava di un’edicola che conteneva semplicemente l’icona. Nel 1697 l’edicola fu inglobata in una cappella con la volta a cupola e due feritoie laterali. Nel 1800 si procedette ad un ulteriore ampliamento e, infine, nel 1924, fu dotata di una piccola sacrestia. Dal 1973, in seguito al ricorso presentato da don Gaetano Tomanelli, allora parroco della Parrocchia di Maria SS. di Monteverde, il Santuario di Mellitto ricade sotto la giurisdizione della Parrocchia stessa di Monteverde.

Ogni anno, a fine luglio, in occasione della festa si rinnova una delle più spettacolari e tradizionali manifestazioni di religiosità popolare del popolo grumese. Una delle tradizioni più antiche riguarda le “panelle”, pani benedetti, che vengono distribuiti secondo rituali antichi. Dopo la messa, la processione i devoti danno il via ai festeggiamenti nel bosco; un’occasione per ritrovarsi e stare insieme e consumare carni arrosto, pane appena sfornato, salumi, sedani, olive, formaggio e frutti.

Una particolare ed interessante caratteristica di questa sagra è la costruzione di grandi carri votivi.

Per la loro realizzazione vengono utilizzati centinaia di fiori di carta velina realizzati a mano e per tradizione i segreti di tale arte viene trasmessa di padre in figlio. I carri seguono lo snodarsi della processione e vengono trainati da cavalli o buoi riccamente bardati.

Una festa tutta da vedere e da vivere.

Ringrazio per la cortese segnalazione Grazia Colasuonno. Sempère pronta a diffondere usi, tradizioni, arte e leggende della sua terra. 

Bacco nelle gnostre

 

Immagine1.jpgLa magia del Dio Bacco è pronta a far riesplodere la festa: a Noci è di nuovo tempo di Bacco nelle gnoste, vino novello e caldarroste in sagra.

La Città dell’Enogastronomia si prepara ad ospitare l’undicesima edizione dell’evento organizzato dal Parco Letterario Formiche di Puglia: vino novello, specialità gastronomiche, suoni e balli della tradizione garantiranno l’atmosfera di goliardia e festa che caratterizza l’appuntamento. Come da ormai undici anni le gnostre del borgo antico di Noci e le piazze principali del paese ospiteranno gli accomodanti stand in legno, dove i sommelier dell’Ais Puglia faranno gustare le più disparate varietà di vino novello. Non mancherà la proposta gastronomica caratterizzata dalle gustose tipicità pugliesi: mozzarelle, treccine, scamorze, salumi, carni alla brace, pane, focacce, dolci e immancabili le caldarroste.

Si rinnova anche quest’anno l’occasione di gustare un buon bicchiere di vino locale accompagnato da caldarroste preparate sul fuoco vivo per le vie del borgo antico della ridente cittadina murgiana. Ricchissima la presenza di stand gastronomici con formaggi, latticini, salumi, carni al fornello e prodotti da forno. Il tutto contornato da artisti di strada provenienti da ogni parte d’Italia che intratterranno con spettacoli musicali e circensi.

Le gnostre sono piccoli spazi che si aprono nel centro antico di Noci tra le viuzze che lo caratterizzano. La loro peculiarità è la presenza di tre lati chiusi e di un solo lato aperto verso la strada principale. Sono dei vicoli chiusi che sfruttano l’interspazio tra le abitazioni circostanti per determinare un’area che è al tempo stesso semi-pubblica e semi-privata

In ogni strada e piazza gruppi musicali, spettacoli, artisti di strada coinvolgeranno grandi e piccini, mentre mostre d’arte e caffè letterari impreziosiranno il programma delle due serate.

Non resta che evidenziare le date sul calendario e ritrovarsi tutti a Noci, il 6 e 7 novembre, pronti ad alzare in alto i calici e brindare in compagnia.

 

 

Comune: Noci

Provincia: Bari

Indirizzo: Piazza Plebiscito – 70015

Telefono: (+39)0804949124

Sito web: www.bacconellegnostre.it

E-mail: info@formichedipuglia.it

 

 

La pigiatura dell’uva

 

Immagine2.jpgAppuntamento autunnale per il Palio delle Contrade che si conclude quest´anno con la gara de “La pigiatura dell´uva”. L´evento è una nuova interessante opportunità per entrare nella vita contadina e partecipare gratuitamente a passeggiate in vigna e degustazioni guidate. A rendere più suggestivo l´evento, ci sarà la possibilità di assistere all´antica arte della pigiatura dell´uva. La pigiatura dell´uva avrà luogo a Locorotondo, città del vino bianco, in contrada Tamburrino sabato 9 ottobre, a partire dalle ore 15.00. La contrada, circondata da trulli, presenta un palmento ed un ampio spiazzo, un tempo usato per accendere la caldaia per il vin cotto, rappresentando il luogo più adeguato per il recupero delle tradizioni sulla preparazione del vino.

Le otto aree in cui sono state suddivise le 138 contrade locorotondesi si confronteranno due per volta e ogni area si presenterà alla gara con un quintale di uva bianca da pigiare La gara consiste in una breve corsa ad ostacoli tra le viti per poi vuotare i contenitori con l´uva nel tino della pigiatura. Quindici minuti di pigiatura, in cui si daranno il turno un bambino, una ragazza ed un uomo. Alla fine, si misurerà la quantità di mosto pigiato e vincerà chi ne avrà ottenuto di più.

I residui della pigiatura verranno spostati in un torchio privato e verrà ultimata la pigiatura di modo che il mosto ottenuto non sia buttato, maImmagine1.jpg vinificato da alcune famiglie delle contrade in gara. Come nelle passate iniziative, si potranno assaggiare le delizie delle campagne a fine gara mentre una parte del mosto verrà lasciato cuocere in una caldaia davanti ai presenti per ottenere il vin cotto. Lo stesso sarà utilizzato per i prodotti tipici che l´Associazione Il Paese delle Contrade intende presentare durante il suo mercatino a Natale, dove si potranno delibare gustose pettole e cartellate.

“La stagione della vendemmia quest´anno è promettente considerato anche il clima favorevole, – dichiara Paolo Basile, Presidente de Il Paese delle Contrade – per questo abbiamo pensato di organizzare una gara che da un lato recuperi l´arte antica della pigiatura dell´uva, proponendola a chi conosce solo il prodotto finito di una delle nostre maggiori tipicità, e dall´altro diverta gli abitanti delle campagne e i bambini, attraverso il recupero delle loro origini. La pigiatura dell´uva – continua – è un omaggio alla Puglia, tra le prime regioni in Italia per produzione di vino, ma soprattutto a Locorotondo, la città del vino bianco.”

“La pigiatura dell´uva”

un salto nella vita contadina e nel vino buono di Locorotondo

Sabato 9 ottobre dalla ore 15

C.da Tamburrino – Locorotondo

 

Il culto dell’Arcangelo

 

Immagine1.jpgIl culto dell’arcangelo Michele (impropriamente ma tradizionalmente equiparato ad un Santo) è di origine orientale. L’imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. La prima basilica dedicata all’arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su di una altura al VII miglio della Via Salaria, ritrovata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 1996; il giorno della sua dedica, officiata con ogni probabilità da un Papa prima del 450, ovvero il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui tutto il mondo cattolico festeggia “San Michele”. La basilica “in Septimo” fu meta di pellegrinaggi fino al IX secolo, quando il riferimento geografico della festa del 29 settembre risulta trasferito al santuario garganico e alla chiesa di Castel Sant’Angelo a Roma.

Fin dal VII secolo i pastori pugliesi che si recavano in transumanza sulla Maiella portarono con loro472-800x537-300x201.jpg il culto di San Michele Arcangelo. A Lettomanoppello a circa 750 mslm c’è un’ampia grotta in cui è collocata una statua in pietra del santo particolarmente venerata nei secoli passati da tutti i lettesi (abitanti di Lettomanoppello) che, ogni anno, l’8 di maggio si recavano in processione dal paese fino alla grotta per celebrarvi messa. Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, ai piedi della grotta costruì una piccola cappella.

In occasione delle prossime festività in onore dell’Arcangelo San Michele, l’Arciconfraternita ha voluto organizzare una serie di eventi mirati a far conoscere alla cittadinanza importanti vicende, personaggi e santi legati alla propria storia rendendo protagonisti personalità della cultura con seminari, filmati, concerti e visite guidate. Saranno resi fruibili siti che la Chiesa di San Michele difende nel proprio cuore nascosto: l’antica cripta del monastero di San Benedetto, laddove furono custodite le spoglie di San Nicola dopo la traslazione da Myra.

Una vera immersione nella Bari stratificata nel tempo e che riaffiora da un passato quasi sconosciuto che non mancherà di suscitare emozioni.

Con l’operazione di recupero delle note neumatiche tradotte dagli Exultet sarà data voce dopo quasi 1000 anni, con il coro “Novum Gaudium” a quelli stessi canti che echeggiarono nel suddetto Monastero di San Benedetto.

 

Martedì 28 Settembre — Chiesa di San Michele.

– 3^ SS. Messa del Triduo per la festività del Santo. Ore 18:30.

Notti Sacre:

– Seminario: Medioevo fantastico, la musica a Bari dopo l’anno Mille. Relatore Prof. Dinko Fabris. Ore 19:30.

– Concerto del coro Novum Gaudium diretto da Padre Anselmo Susca O.S.B. “1l Canto liturgico: voce autentica della civiltà manoscritta di Bari”. Ore 20:00.

 

Mercoledì 29 Settembre

– Celebrazione della SS. Messa in onore di San Michele Arcangelo protettore della Polizia di Stato. Cattedrale di Bari. Ore 10:30.

– Celebrazione della SS. Messa per la festività di San Michele Arcangelo celebrata dal P. spirituale Mons. Franco Lanzolla – Coro Polyphonè, direttore Emanuele Buonvino, organista Giovanni Deserio. Chiesa di San Michele. Ore 18:30

– Visite guidate nella Chiesa di San Michele a cura dell’Ass. Cult. PugliArte.Ore 19:30.

 

Martedì 28 e Mercoledì 29 settembre

Chiesa di San Michele

Bari

info:080/52340027

 

La Cavalcata di Sant’Oronzo

Immagine1.jpgLa cavalcata di sant’Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d’Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant’Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L’intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l’uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch’essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero.

Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un’unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l’omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant’Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l’iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone ma dai vaticali, una sorta di camionisti dell’epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua.

Quando questa giunse ad Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescitaImmagine2.jpgeconomica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese i cui componenti in origine, partecipavano anch’essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda, precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La cavalcata di sant’Oronzo, nell’attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è “Cavalcata dei Devoti”. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell’anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella. Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta