Selene per Wolfenbüttel. A Molfetta.

Ernesto Augusto era figlio di Giorgio di Brunswick-Lüneburg e di Anna Eleonora di Assia-Darmstadt. Nel 1658 sposò Sofia del Palatinato a Heidelberg. Come quarto figlio in linea di successione, aveva una piccolissima possibilità di succedere al padre nel governo del Ducato e, per questo, nel 1662, venne nominato Vescovo di Osnabrück; In accordo con i trattati della Pace di Vestfalia, tutti i vescovi di Osnabrück dovevano essere eletti dai duchi di Brunswick-Lüneburg.

Immagine1.jpgNella Biblioteca Augusta di Wolfenbüttel, a Molfetta, c’è un manoscritto contenente una grande quantità di musica, ricopiata per volere di Augusto di Brunswick-Lüneburg, fondatore della stessa Biblioteca, grande esperto di musica, di scacchi e di enigmistica e cultore di Selene, la Dea della Luna dei greci antichi.

In ogni caso, alla morte di due dei suoi fratelli maggiori, Ernesto Augusto ereditò una parte dei territori del padre nel 1679, detta Calenberg (incluso il Principato di Gottinga). Il primo ministro di Ernesto Augusto, il conte Johann Friedrich II von Alvensleben, aveva progettato un’unione tra Hannover e Danimarca, e credendo il principe ereditario danese Federico (futuro Federico IV) malaticcio e che sarebbe morto di lì a poco (cosa che non fu), propose al duca di Brunswick il matrimonio tra il suo secondogenito Federico Augusto e la principessina Cristiana Carlotta di Danimarca (1679-1709), (primogenita di re Cristiano V), toccando così alla morte di Federico IV il regno di Danimarca al casato di Hannover.

Queste musiche, praticamente sconosciute, sono opera di musicisti, tra cui molti italiani, tutti legati alla corte dell’Imperatore Leopoldo I, lui stesso musicista e presente come tale nell’antologia.

Il Manoscritto di Wolfenbüttel è un esempio perfetto di encomio del Sovrano: Il Principe della Luna (Luna-Lünemburg) illumina Leopoldo I duplicando le musiche da lui amate, e nasconde tra queste un’Aria dell’Imperatore.

Tra gli autori presenti nel manoscritto ci sono alcuni italiani particolarmente frequentati alla corte di Leopoldo: il programma presenta alcune loro opere, altre di Antonio Draghi (anch’egli attivo a Vienna in quegli anni) e una Cantata scritta per l’occasione da Alessandro Ciccolini, che dal 2010 dedica ogni anno una nuova composizione ad Orfeo Futuro.

Il Principe della Luna è un work in progress di Orfeo Futuro che, oltre all’esecuzione di alcune musiche del Manoscritto di Wolfenbüttel, prevede per la stagione 2013-14, la produzione di un’azione scenica sullo straordinario filo rosso che lega questo libro alla pittura di Velasquez e alla nascita delle moderne teorie del teatro.

Anima Mea, che per il secondo anno di seguito rientra nella Rete dei Festival di Musica antica in Puglia sostenuta dal Progetto Puglia Sounds, dal 21 settembre al 16 ottobre porterà musica di qualità in siti architettonici di straordinario valore storico e culturale tra Molfetta ed Acquaviva delle Fonti. “Ogni luogo ha un suo significato e la scelta non è stata casuale, ogni concerto è contestualizzato sulla base dei suoi repertori”, continua De Padova.

Si chiude domani nella chiesa di San Domenico di Molfetta con “Il Principe della Luna”, un concerto dell’Ensemble di casa Orfeo Futuro, diretto da Alessandro Ciccolini, tra i migliori violinisti barocchi d’Europa, che anche quest’anno propone una propria Cantata, accanto a musiche inedite legate alla corte dell’Imperatore Leopoldo I.

Molfetta(Bari)

Chiesa di San Domenico

ore 20:30

ingresso libero

Info. 800 96 01 37

Le Notti Sacre di Barivecchia

Immagine1.jpgLe chiese di Bari vecchia tornano ad animarsi di notte per la terza edizione di Notti sacre, evento organizzato dall’Arcidiocesi di Bari-Bitonto con il patrocinio di Sovvenire, il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica, Fondazione Banca Carime, Camera di Commercio di Bari.

Ricchissimo anche quest’anno il cartellone in programma, ambientato in quasi tutte le Chiese del borgo antico (Auditorium Diocesano Vallisa, San Gaetano, Santa Teresa, S. Anna, Chiesa del Gesù, Chiesa San Michele, Chiesa del Carmine, Piazzetta San Marco, Cattedrale, Chiesa dei Santi Medici e Basilica di San Nicola). Anteprima dell’evento sarà la Mostra “La Via….” sulla figura di Papa Giovanni Paolo II ospitata nella Sala Murat a cura di Fedele Boffoli dal 18 al 23 Settembre (ore 10-13; 17-22).

Molte le novità di questa terza edizione, a partire dall’inserimento della casa Editrice Stilo, che nella cornice di San Gaetano alternerà un ciclo di incontri sul tema della Fede, Poesia e Filosofia. Altra grande novità è la riapertura del Museo diocesano che accoglierà la mostra ”Il mondo dei Santini” dal 22 al 30 Settembre, a cura di Gianni Bondesan, oltre che la Presentazione del Libro di Anna Delle Foglie “La Cappella Caracciolo del sole a san Giovanni a Carbonara”. Ed ancora la partecipazione della Basilica Pontificia di San Nicola che farà da cornice al Concerto dell’Orchestra Sinfonica della Provincia accompagnata dal Coro Polifonico “B. Grimaldi” L’inaugurazione sarà affidata ai 2 concerti serali: uno nella Chiesa del Gesù (Coro Alecrim Comunione e Liberazione) l’altro in Cattedrale con l’orchestra da Camera “N. Piccinni” e i cori Palazzo Incantato e Dilecta Musica. Culmine della giornata inaugurale è l’evento liturgico nella chiesa S. Anna, della Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Cacucci accompagnato nella Preghiera dalla Pastorale giovanile e nella Animazione musicale dal Coro diocesano. Arte, musica, pensiero, preghiera e spettacolo , dunque, i temi della rassegna cui si ispira anche il manifesto di Notti sacre 2012, un Angelo che abbraccia nell’anno della Fede, che partirà da ottobre, disegnato anche quest’anno da Michele Damiani: di qui la scelta dei temi delle Mostre, Concerti e drammatizzazioni, come si caratterizzano quest’anno: la Scuola di Teatro Diocesana e i Recitals di Leo Lestingi, ed ancora Luigi Angiuli. Di rilievo anche la relazione tenuta da Padre Occhetta per l’UCSI nella cornice di Santa Teresa.

Tra gli appuntamenti fissi per tutta la settimana ci sarà l’Adorazione Eucaristica in Sant’Anna, così come tradizionale è divenuto l’appuntamento del Rosario della Beata Elia guidato da Mons. Alberto D’Urso nella Piazzetta S. Marco. Novità di rilievo, Notti sacre 2012 lancerà il Concorso “Poesia InAttesa”. Durante le serate previste all’interno di Notti Sacre i visitatori e spettatori potranno partecipare al concorso “Poesia InAttesa”. Ogni sera sarà possibile affiggere alla bacheca posta davanti ai locali della chiesa della Vallisa una propria composizione (poesie e/o riflessioni “poetiche”, max quindici versi/righe) autografata e con contatto mail e/o numero di cellullare. Per ogni giornata una giuria nominata dalla Stilo Editrice sceglierà il componimento migliore. Alla fine della manifestazione, dei sei componimenti prescelti ne verrà selezionato uno che verrà premiato con la lettura pubblica, la pubblicazione sul sito internet della Stilo Editrice e con un premio in libri preparato dalla giuria. I criteri di riferimento per la selezione dei componimenti saranno scioltezza metrico/linguistica e  aderenza al titolo/tema del concorso.

Trani e l’ebraismo. Lech Lechà.

Immagine1.jpgParte domenica 2 settembre a Trani ‘Lech Lecha’ (‘Vai a te stesso’), la rassegna che in varie citta’ pugliesi vedra’ protagoniste per un’intera settimana l’arte, la cultura e la letteratura ebraica.

La manifestazione è promossa dall’Assessorato al Mediterraneo della Regione e organizzata dalla Comunità ebraica di Napoli, sezione di Trani, con il patrocinio dell’Unione Comunita’ Ebraiche Italiane, Fondazione Beni Culturali Ebraici, Comuni e Province ospitanti gli eventi. ”I legami tra ebraismo e Puglia sono bimillenari”, commenta l’assessore Silvia Godelli.

”La Puglia e’ stata una importante tappa di un percorso che, nell’antichita’, ha visto ebrei ed ebraismo espandersi e diffondersi nel Mediterraneo. La cultura ebraica e’ parte costitutiva della storia della Puglia che dal Gargano al Salento ha sempre avuto una presenza ebraica; quella che da qualche anno si va riscoprendo grazie alla rinascita di Trani e alla rivitalizzazione di tutte le tracce che permangono da secoli nel nostro territorio”.

La Settimana si concludera’ con uno Shabbat da vivere a Trani che sara’ introdotto, prima del tramonto di venerdi’ 7 settembre, da riflessioni e approfondimenti curati da scrittori e rabbini e danze ebraiche sul piazzale antistante la Scolanova. La sera dell’8 settembre, al termine dello Shabbat, l’evento piu’ originale dell’intera Settimana, La Notte dell’ebraismo tranese, che si articolera’ attraverso le principali strade della Giudecca con illustrazioni itineranti di storia ebraica tra Scolanova, Scolagrande e le altre due ex Sinagoghe tranesi che per l’occasione saranno illuminate ad arte. Durante la serata si svolgeranno lezioni sui mondi segreti della Cabbala’ e uno spettacolo all’insegna dell’umorismo tenuto dall’ebreo napoletano Roberto Modiano. Non ultima, la cucina ebraica: a partire dal pranzo di lunedi’ 3 settembre e sino al termine degli eventi di Lech Lecha’, presso il Ristorante Il Marchese del Brillo di Trani (a due passi dalla Sinagoga Scolanova) sara’ possibile mangiare e degustare vino kasher. Durante la Notte dell’ebraismo tranese, inoltre, si potra’ degustare anche carne kasher.

Tantissimi e prestigiosi saranno gli ospiti – scrittori, magistrati, studiosi, giornalisti – tra i quali Daniela Abravanel, Davide Cassuto, Piercamillo Davigo, Giovanni De Bonfils, Benedetto Della Vedova, Donatella Di Cesare, Ottavio Di Grazia, Roy Doliner, Michele Emiliano, Antonio Laudati, Rav Menachem Lazar, Rav Amedeo Spagnoletto, Moise Levy, Andrea Lovato, Guido Regina, Francesco Schittulli, monsignor Michele Seccia, Ugo Villani, Nedim Vlora e tanti altri ancora che parteciperanno a conferenze su economia, politica, giustizia, medicina, Israele e Paesi del bacino mediterraneo, umorismo ebraico nella Tora’. Particolare risalto sara’ dato allo studio delle figure storiche dell’ebraismo pugliese, da Rabbi Itzhak Malki Zedek di Siponto a Shabbetai Donnolo e Achimaaz (entrambi di Oria) ma anche ai grandi Maestri dell’ebraismo contemporaneo come Menachem Mendel Schneerson detto il Rebbe (1902 – 1994), al quale e’ dedicata l’edizione 2012 di Lech Lecha’. E poi spazio al cinema che affronta i capisaldi della storia ebraica come la deportazione ebraica durante la 2° Guerra Mondiale (Train de vie di Radu Mihaileanu a San Nicandro Garganico), la fondazione dello Stato d’Israele (O’ Jerusalem di Elie Chouraqui a Trani), l’alya’ degli ebrei etiopi (Vai e vivrai di Radu Mihaileanu a Nardo’) e una brillante commedia con uno sguardo al mondo ebraico americano (Tentazioni d’amore di Edward Norton a Brindisi).

Covoni. Tradizioni. In festa a Noci.

Immagine1.jpgIl covone (generalmente inteso come di grano) è un fascio di steli di grano falciati alla base, con in sommità le spighe. Il termine “covone” potrebbe derivare, secondo varie teorie, dall’antico tedesco kufa, “mucchio”, o anche da “covo”, oppure da “cavo”, dato che il fascio sarebbe raccolto nel cavo (o cavità) delle braccia. Ed è proprio il covone che si celebra in quel della terra di Noci.

L’associazione ‘Terre delle Noci’ organizza la manifestazione “Covoni e Tradizioni” nei giorni 6-7-8 luglio alla Masseria Sorresso a Noci, con il patrocinio di Regione Puglia, Provicia di Bari, Comune di Noci, GAL dei Trulli, e delle associazioni di categoria Coldiretti, Cia e Copagri.

Dopo la grande partecipazione di pubblico del 2011 viene riproposta la rievocazione della trebbiatura quest’anno associata alla tradizione gastronomica della pecora in pignata.

Inaugrazione venerdì 6 luglio alle ore 18.00 con relazioni sul tema.

Ogni sera sarà possibile assistere alla lavorazione della trebbiatura che sarà riproposta ogni mezz’ora preannunciata dal suono della sirena, degustare specialità di carne e in particolare la pecora in pignata, oltre alle altre tipicità del territorio, visitare una ricca esposizione di attrezzi e foto d’epoca; ci sarà spazio anche per i bambini che con la guida di educatrici potranno cimentarsi in giochi e attività.

L’ingresso a tutte le attività, fissate per venerdì 6 luglio e sabato 7 luglio alle 18 e domenica 8 luglio alle 17, è gratuito.

INFO: 3687091183

Vi lascio con una leggenda, proprio riguardante i covoni… se vedete un covone di fieno, prendetene un filo ed esprimete un desiderio: si avvererà (immagino schiere di contadini che esprimono desideri che si esaudiscono in continuazione….)

Il Falò di S. Giuseppe

Immagine1.jpgIn occasione dei festeggiamenti per san Giuseppe a Palese-Macchie, “falò maestro” di purificazione e di buoni auspici per la campagna. La manifestazione, si svolge intorno al fuoco, ascoltando poesie in dialetto palesino, musiche di gruppi folk, ballando e degustando pane benedetto, calzone di cipolla, ceci, fave e buon vino. Quando il fuoco si spegne è consuetudine lanciare la cenere in campagna come per fertilizzare uliveti e vigneti.

In questo periodo enormi cumuli di legna vengono prodotti dalla potature dei vigneti e queste fascine vengono lasciate dai contadini nelle loro terre in attesa di essere portate nei posti dove vengono fatti i falò.

Con questa legna verranno infatti creati dei grandi e pirotecnici fuochi accesi nelle piazze ad illuminare la notte di San Giuseppe, con un rituale che si conserva nei tempi. Queste pire fin dai tempi antichi venivano accese in segno propiziatorio e servivano ad ingraziarsi le forze della Natura, ad indicare che l’inverno con i suoi rigori e le sue miserie cedeva il passo alla primavera, quindi l’avvento della stagione dei raccolti e della rinascita della natura.

La tradizione non s’è persa ed ancor oggi, girando qua e là per la campagna o per i centri urbani vicino alle tradizioni contadine, si vedono i falò accesi nel segno di una tradizione che non vien meno e che diviene occasione per festeggiare e riunire le famiglie.

Nei periodi che precedono la festività di San Giuseppe vi è una gara tra i rioni nell’accumulare il maggior quantitativo possibile di fascine e frasche dalla potatura degli ulivi e delle viti per accendere un grande falò che durerà anche due sere consecutive.

Questi riti sono accompagnati da musiche e canti, cibi e dolci consumati all’aperto al fuoco scoppiettante dei falò.

In alcune località vengono distribuite anche ai visitatori provenienti dagli altri rioni del paese cibo, dolciumi e vino. Si crea una sorta di pellegrinaggio con persone che fanno il giro dei falò dei vari rioni per giudicare quale sia il più grande, il più bello, il più ospitale tra i falò.

Quando le fiamme del falò sono ormai basse e la notte tarda, aiutati dal vino e dal cibo che contribuisce a dare coraggio, molti sfidano il fuoco saltandogli attraverso.

Nell’immaginario del rituale, che affonda le sue radici in epoche storiche lontanissime, tali salti avevano l’inconscio significato dell’uomo che sfida e domina le forze della natura.

Azienda di Promozione Turistica di Bari

Telefono: (+39) 080 5242244

ufficio informazioni Tel. 080 9909341

 

Presepe Vivente a Mola

Immagine1.jpgNella suggestiva cornice del frantoio ipogeo, la cui pietra è depositaria di antica sapienza, l’associazione Rosa di Jericho riproporrà il presepe vivente a Mola di Bari. 

Operativa già dal 2006 sul territorio molese, l’associazione Rosa di Jericho è stata costituita l’11 febbraio del 2008 con l’intento di promuovere la cultura, l’arte in tutte le sue forme e la storia locale.

Il  nome dell’associazione non è casuale, la rosa di Jericho è una pianta del deserto molto particolare perché può rimanere secca anche per diversi anni, poi basta un po’ d’acqua per farla ritornare verde e rigogliosa,  le sue foglie  si allargano  mostrando tutto il loro splendore.

Partendo da un suggestivo resoconto dei fatti antecedenti la nascita di Cristo, in particolare l’annunzio da parte dell’arcangelo Gabriele prima a Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, ed in seguito a Maria, l’evento si snoderà tra i vicoli tiepidi della cittadina molese nelle immediate vicinanze del frantoio. 

Tra allestimenti scenografici di magistrale costruzione e un proliferare di prodotti enogastronomici, sembrerà di essere giunti, come Giuseppe e Maria, a Betlemme, di camminare tra botteghe di falegnami, case di contadini, osterie e tanto altro ancora. 

La rappresentazione “Gli apparve un angelo del Signore”, tratta dal vangelo di Luca, si terrà sulla piazzetta antistante il frantoio ipogeo di via S. Pasquale nei pressi di Via Regina Margherita, domenica 11 dicembre alle ore 20:00.

Mentre il 23, dalle 19:00, avrà luogo “A Betlemme di Giudea” rievocazione della nascita di Gesù.

Il Natale nella nostra tradizione è un momento molto sentito da grandi e piccini, e poterlo vivere direttamente è ancora più coinvolgente. Dopo tanti anni di assenza , Rosa di Jericho ha voluto riportare a Mola il presepe vivente ricreando scene tipiche di quello napoletano, tradizionalmente più vicino alla cultura della nostra terra. Sviluppato in tre eventi quali l’annunciazione, il viaggio verso Betlemme e la  natività ed infine l’arrivo dei magi con un percorso che ha toccato numerose vie del paese per poi concludersi nel Castello e nel suo fossato.

Il tutto in abiti del ‘700 creati traendo ispirazione dal tradizionale presepe napoletano.

La Madonna in fiore

Immagine1.jpgLa grande festa d’estate, tra Fede e tradizione centenaria, che si svolgerà a Grumo Appula (Bari) da sabato 30 luglio e terminerà a Mellitto il 1° agosto 2011.

Una Immagine Sacra, quella della Madonna di Mellitto appunto, unica nel suo genere ed assolutamente “magnetica” da guardare anche per coloro privi di Fede e Carri Devozionali infiorati realizzati da interi nuclei famigliari e rioni cittadini seguendo una tradizione artigianale antichissima, fanno si che tale Festa sia assolutamente da non perdere!

 La “Madonna di Mellitto” è il  nome popolare della Madonna venerata in una chiesetta eretta a Mellito, contrada di campagna del territorio di Grumo Appula (Bari) dove si possono ammirare querce antiche di 500 anni. La Chiesetta e l’immagine che vi si venerano risalgono, più o meno, allo stesso periodo della Madonna di Monteverde, 16° secolo, come si deduceva da una iscrizione in latino posta sull’urna che proteggeva la sacra immagine. 

L’urna protettiva è stata rimossa, dopo la scoperta di un affresco retrostante,  scoperta che ha fatto decadere la convinzione che il volto della Vergine con bambino fosse una pittura rupestre, immagine che, realizzata su un grande frammento di parete in pietra e chiusa in una specie di pacco,  fu trovata, secondo la leggenda, da un pastore in fondo al pozzo adiacente alla Chiesa (Pozzo di Mellito, dove gli animali andavano ad abbeverarsi). In sogno, poi, la Madonna chiese al pastore che proprio lì fosse eretta una chiesa in  suo  onore.

Visitando Mellitto non sfuggirà il Santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie in cui è conservata un’icona dipinta su una stele che, si vuole, abbia origini bizantine e che sia arrivata in questa contrade, trafugata da monaci basiliani, allorché l’Imperatore Leone L’Isaurico promosse l’iconoclastia e la conseguente distruzione di tutte le immagini sacre. Ancora oggi l’immagine gode di una forte devozione che vive il suo apice durante la festa che si tiene da tempo immemore a fine luglio.

La costruzione del tempietto è avvenuta in varie fasi; inizialmente, durante il XVI secolo, si trattava di un’edicola che conteneva semplicemente l’icona. Nel 1697 l’edicola fu inglobata in una cappella con la volta a cupola e due feritoie laterali. Nel 1800 si procedette ad un ulteriore ampliamento e, infine, nel 1924, fu dotata di una piccola sacrestia. Dal 1973, in seguito al ricorso presentato da don Gaetano Tomanelli, allora parroco della Parrocchia di Maria SS. di Monteverde, il Santuario di Mellitto ricade sotto la giurisdizione della Parrocchia stessa di Monteverde.

Ogni anno, a fine luglio, in occasione della festa si rinnova una delle più spettacolari e tradizionali manifestazioni di religiosità popolare del popolo grumese. Una delle tradizioni più antiche riguarda le “panelle”, pani benedetti, che vengono distribuiti secondo rituali antichi. Dopo la messa, la processione i devoti danno il via ai festeggiamenti nel bosco; un’occasione per ritrovarsi e stare insieme e consumare carni arrosto, pane appena sfornato, salumi, sedani, olive, formaggio e frutti.

Una particolare ed interessante caratteristica di questa sagra è la costruzione di grandi carri votivi.

Per la loro realizzazione vengono utilizzati centinaia di fiori di carta velina realizzati a mano e per tradizione i segreti di tale arte viene trasmessa di padre in figlio. I carri seguono lo snodarsi della processione e vengono trainati da cavalli o buoi riccamente bardati.

Una festa tutta da vedere e da vivere.

Ringrazio per la cortese segnalazione Grazia Colasuonno. Sempère pronta a diffondere usi, tradizioni, arte e leggende della sua terra. 

Jesus Rex

 

Immagine1.jpgSettimana Santa, la città di Conversano si trasforma in un grandioso set cinematografico per far rivivere le ultime 12 ore che Gesù di Nazareth ha trascorso nella sua Gerusalemme, il tutto mantenendo il carattere sacrale proprio della situazione rievocata.

Quest’anno, il provino per il ruolo del Nazzareno è stato superato dall’attore Massimo Avella, il quale vanta un curriculum davvero importante come attore di Teatro, Cinema e Televisione. Tra i tanti lavori cinematografici dell’attore, è doveroso ricordare “L’uomo del grano”, “Il fuoco e la cenere” diretto da Citto Maselli, e la “Signorina Effe”. Per quanto riguarda la televisione invece ricordiamo lavori come “La Ladra” e “Don Matteo 6”, trasmessi su Rai 1, “Un Posto al Sole” su Rai 3 e “L’Onore e il Rispetto 2” e “Carabinieri 6”, trasmessi su Canale 5.

Riconfermato nel ruolo del Sommo Sacerdote Caifa è l’attore Giovanni Ramunni nostro veterano, che grazie all’esordio in questa Rappresentazione ha potuto scoprire la sua latente passione concretizzata successivamente in ruoli di prestigio per varie fiction televisive quali “Nebbia e Delitti” di Luca Barbareschi e “Mia Madre”diretto dal regista Ricky Tognazzi, Il giudice Mastrangelo con D. Abatantuono.

La parte di Nicodemo è stata invece attribuita a Nunzio Sorrenti raffinato attore teatrale che si effermato nel corso degli anni in opere teatraliconversano_passione_gesu.jpg importanti tra cui quelle di Anton Checòv, Samuel Becket, Pirandello, Machiavelli e opere cinematografiche, come “Le Bande” di questa regia.

Lillo Cafagno, attore e artista della compagnia “La Farandula” di Bari, interpreta il Capo dei Centurioni Romani.

Diversi sono, inoltre, gli elementi innovativi che caratterizzano questa edizione di “JESUS REX JUDAEORUM”: nuove location, nuove scenografie, nuovi costumi. Il cenacolo è stato completamente ricostruito e arricchito con elementi più realistici mentre il Sinedrio viene valorizzato da aggiunte di simboli e particolari propriamente ebraici. La grandiosa scenografia su Largo Castello che vede come sfondo nella scena della Crocifissione l’antica Gerusalemme riprodotta dalle immagini degli incantevoli sassi di Matera. sarà arricchita ed ingrandita da ulteriori 250 metri di materiali per un tot. Di 600 mt quadri di scenografia.

Altri nuovi allestimenti scenografici saranno apposti nell’antica Piazza XX Settembre dove sarà allestito il grandioso pretorio. Il Tempio del Sinedrio ed il Processo di Gesù ad opera dei Sommi Sacerdoti, avverrà nell’ampio spazio di Corso Domenico Morea di fronte alla torre Dodecagonale del Castello; a ridosso della Torre Dodecagonale vi sarà il nuovo pretorio con l’accampamento romano, con le due nuove bighe e da dove partirà Ponzio Pilato; le prigioni dei Ladroni e Barabba saranno, invece, sulla Muraglia di San Benedetto; il Processo di Pilato a Gesù vedrà nuovamente il maestoso scenario della balconata della Pinacoteca del Castello dove sarà arricchito con la colonna dove Gesù verrà flagellato alla vista di tutti. Anche quest’anno faranno sfoggio nuovi costumi, scudi ed armi di scena.

Quanto alla realizzazione tecnica dell’evento, l’opera vanta la collaborazione di numerosi professionisti, tra i quali: Piero Lopriore, artista conversanese che con abilità alchemica sta creando le nuove scenografie; La direzione e il coordinamento artistico è interamente affidato a Domenico Giordano mentre Massimo Giordano sfruttando la sua esperienza di attore, curerà le coreografie dei movimenti che consentiranno di simulare un suggestivo scontro tra i Soldati del Tempio ed i Centurioni Romani nella splendida location di Piazza XX Settembre (sede del Municipio). La responsabilità della costumeria e del casting, è stata affidata ad Antonio Innamorato e Leonardo Simone che svolgono il loro lavoro con devozionale impegno. Inoltre Il maestro Stefano Galizia, ha selezionato con rigore le emozionanti musiche che costituiranno la colonna sonora della Rappresentazione. L’assistenza alla regia è di Andrea La Selva, mentre la consulenza religiosa è affidata a Padre Mimmo Fiorentino.

La Regia è affidata al “Patron” della Sacra Rappresentazione, Lucio Giordano, e supportata dalla preziosa collaborazione di altrettanti professionisti del settore quali: direttori della fotografia, scenografi, architetti, artigiani ed operai specializzati che lavorano per circa quattro mesi.

L’evento si svolgerà nel centro storico di Conversano, sfruttando le splendide scenografie naturali ereditate dalla ricca storia del nostro centro e composte da suggestivi scorci, strade, piazze, palazzi nobiliari, chiese, monasteri e opere d’arte. Il tutto si svilupperà,inoltre, a ridosso del Castello, dando così la possibilità al numeroso pubblico previsto, di fruire di ampi spazi.

L’evento si svolgerà su un percorso di 3 km illuminato da fiaccole con postazioni fisse: Cenacolo, Orto degli Ulivi, Sinedrio, Tempio di Ponzio Pilato, guarnigione di soldati a cavallo, Crocifissione, ecc.

La realizzazione della Sacra Rappresentazione: JESUS REX JUDAEORUM “PASSIONE VIVENTE città di CONVERSANO” è opera dell’incessante lavoro dell’Associazione SOLIDARIETA’ & SPETTACOLO di Conversano, con il patrocinio del Comune di Conversano Assessorato alla Cultura e Turismo, dall’Assessorato al turismo e cultura della Provincia di Bari, dall’ Assessorato al Turismo della Regione Puglia con il contributo della Unione Europea.

 

La Sacra Rappresentazione avrà luogo a Conversano (Bari), Martedì Santo 19 aprile 2011, alle ore 19,30. In caso di pioggia o intemperie l’evento si terrà Mercoledì 20 aprile.

 

Il culto dell’Arcangelo

 

Immagine1.jpgIl culto dell’arcangelo Michele (impropriamente ma tradizionalmente equiparato ad un Santo) è di origine orientale. L’imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. La prima basilica dedicata all’arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su di una altura al VII miglio della Via Salaria, ritrovata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 1996; il giorno della sua dedica, officiata con ogni probabilità da un Papa prima del 450, ovvero il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui tutto il mondo cattolico festeggia “San Michele”. La basilica “in Septimo” fu meta di pellegrinaggi fino al IX secolo, quando il riferimento geografico della festa del 29 settembre risulta trasferito al santuario garganico e alla chiesa di Castel Sant’Angelo a Roma.

Fin dal VII secolo i pastori pugliesi che si recavano in transumanza sulla Maiella portarono con loro472-800x537-300x201.jpg il culto di San Michele Arcangelo. A Lettomanoppello a circa 750 mslm c’è un’ampia grotta in cui è collocata una statua in pietra del santo particolarmente venerata nei secoli passati da tutti i lettesi (abitanti di Lettomanoppello) che, ogni anno, l’8 di maggio si recavano in processione dal paese fino alla grotta per celebrarvi messa. Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, ai piedi della grotta costruì una piccola cappella.

In occasione delle prossime festività in onore dell’Arcangelo San Michele, l’Arciconfraternita ha voluto organizzare una serie di eventi mirati a far conoscere alla cittadinanza importanti vicende, personaggi e santi legati alla propria storia rendendo protagonisti personalità della cultura con seminari, filmati, concerti e visite guidate. Saranno resi fruibili siti che la Chiesa di San Michele difende nel proprio cuore nascosto: l’antica cripta del monastero di San Benedetto, laddove furono custodite le spoglie di San Nicola dopo la traslazione da Myra.

Una vera immersione nella Bari stratificata nel tempo e che riaffiora da un passato quasi sconosciuto che non mancherà di suscitare emozioni.

Con l’operazione di recupero delle note neumatiche tradotte dagli Exultet sarà data voce dopo quasi 1000 anni, con il coro “Novum Gaudium” a quelli stessi canti che echeggiarono nel suddetto Monastero di San Benedetto.

 

Martedì 28 Settembre — Chiesa di San Michele.

– 3^ SS. Messa del Triduo per la festività del Santo. Ore 18:30.

Notti Sacre:

– Seminario: Medioevo fantastico, la musica a Bari dopo l’anno Mille. Relatore Prof. Dinko Fabris. Ore 19:30.

– Concerto del coro Novum Gaudium diretto da Padre Anselmo Susca O.S.B. “1l Canto liturgico: voce autentica della civiltà manoscritta di Bari”. Ore 20:00.

 

Mercoledì 29 Settembre

– Celebrazione della SS. Messa in onore di San Michele Arcangelo protettore della Polizia di Stato. Cattedrale di Bari. Ore 10:30.

– Celebrazione della SS. Messa per la festività di San Michele Arcangelo celebrata dal P. spirituale Mons. Franco Lanzolla – Coro Polyphonè, direttore Emanuele Buonvino, organista Giovanni Deserio. Chiesa di San Michele. Ore 18:30

– Visite guidate nella Chiesa di San Michele a cura dell’Ass. Cult. PugliArte.Ore 19:30.

 

Martedì 28 e Mercoledì 29 settembre

Chiesa di San Michele

Bari

info:080/52340027

 

La Cavalcata di Sant’Oronzo

Immagine1.jpgLa cavalcata di sant’Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d’Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant’Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L’intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l’uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch’essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero.

Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un’unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l’omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant’Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l’iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone ma dai vaticali, una sorta di camionisti dell’epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua.

Quando questa giunse ad Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescitaImmagine2.jpgeconomica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese i cui componenti in origine, partecipavano anch’essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda, precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La cavalcata di sant’Oronzo, nell’attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è “Cavalcata dei Devoti”. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell’anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella. Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta