Strumenti di tortura fra Medioevo e Inquisizione

Immagine1.jpgI metodi e gli strumenti di tortura servivano in passato, e tuttora sono utilizzati in alcuni stati, principalmente per ricavare informazioni da persone catturate da una fazione nemica oppure imprigionate; essi si basano sul controverso assunto, in base al quale il dolore fisico o il terrore psicologico, dovrebbe indurre la persona sottoposta alla tortura a confessare i crimini da lui commessi oppure le informazioni di cui dispone.

Nell’ambito delle manifestazioni collaterali per il XVI Corteo Storico Corrado IV di Svevia, per la prima volta a Casamassima una mostra che penetra uno dei lati più oscuri e da brividi della mente umana: dal 5 al 14 ottobre, infatti, presso palazzo Monacelle, si terrà la mostra intitolata “Strumenti di tortura tra Medioevo e Inquisizione”.

Sin dall’antichità in tutte le culture la tortura è stata praticata per estorcere verità nascoste, diffondendosi in Europa soprattutto nel Medio Evo con l’invenzione di pratiche e strumenti sempre più nuovi e sadici, sino all’età moderna.

Estremamente crudeli e sadici, i più famosi erano la frusta, i tratti di corda, la vergine di Norimberga, il contatto con i tizzoni ardenti, la goccia cinese (gocce d’acqua che cadono ripetutamente sulla fronte della vittima, e, secondo leggende popolar-letterarie, fino a portare alla perforazione del cranio o comunque a un forte disagio psicofisico) e l’allungamento (eseguito grazie ad apposite macchine).

La mostra in oggetto è un excursus tra gli strumenti di tortura di piccole e grandi dimensioni più diffusi nel corso dei secoli, alcuni particolarmente inquietanti, e su cui primeggia la leggendaria e affascinante Vergine di Norimberga, indubbiamente il più sofisticato.

La ricerca e la realizzazione degli strumenti di tortura in mostra sono opera del fabbro-artista Giuseppe Potenzieri Pace da Palo del Colle. La storia lo affascina al punto di ricreare anche armi, scudi, candelabri, icone, idoli in pietra, scaturiti da una attenta ricerca e dalla maestria del suo operato.

Molti di questi oggetti arricchiscono la mostra curata dalla Pro Loco di Casamassima, offrendo un panorama completo di quello che fu il più affascinante dei periodi storici, il Medioevo.

 

Questi gli orari di ingresso alla mostra:dal 6 al 14 ottobre ore 18.00 – 20.30

L’ingresso è libero. Per le visite scolastiche la mostra è aperta anche la mattina.

INFO: 0804530059 – 320 9793597

Looking for E. B.

Immagine1.jpgLa Galleria Muratcentoventidue, Via G. Murat 122/b, prosegue il suo programma espositivo con “Looking for E.B.”, mostra personale di Elena Bellantoni a cura di Eleonora Farina.

Costruire la trama di una vita, ricostruire la trama di una famiglia. E’ questo ciò che compie E.B., protagonista dell’ultimo video dell’artista romana Elena Bellantoni (1975). Definendo sé stessa, dà senso e significato al nucleo familiare e al ruolo che in esso occupa. Looking for E.B. getta lo spettatore dentro un mondo emotivo scomodo, nel quale l’audio è incalzante, la definizione degli oggetti minuziosa, i movimenti di E.B. quasi spaventati e allo stesso tempo guardinghi.

E in questa situazione di disagio, in cui la giovane donna, ripiegata su sé stessa, si stringe la testa tra le mani, in quel momento due bambine cominciano a dispiegare il filo di una maglia (topos ricorrente nel lavoro dell’artista, come già in Fil Rouge del 2008).

La simpatia (intesa come ‘patire insieme’) nei confronti della protagonista si instaura grazie alla doppia proiezione video, dove i close-up sottolineano gesti ripetuti e quasi riflessi – creando quindi un legame indissolubile tra lei e il contesto femminile del quale fa parte – ma dove risulta evidente che è sua l’inquietudine del confrontarsi col sé, in quanto persona e in quanto donna. Da una parte E.B. si muove all’interno di una farmacia, tra bottiglie, provette e polveri di ogni genere; dall’altra il gruppo femminino occupa un ambiente che non ha alcuna demarcazione spaziale se non quella creata dalla luce intensa. Come in gran parte della produzione della Bellantoni, la scoperta e la delimitazione di un luogo diventano messa in atto del sé e al contempo determinazione della propria posizione (ed è infatti quasi sempre lei l’attrice/protagonista dei suoi lavori video).

La presenza di E.B. all’interno di una collettività femminile e di un sistema-famiglia precostituito è e sarà sempre differenziata da una vivida macchia blu (il colore dei medicinali con i quali durante la Controriforma si combatteva l’isteria, e la stregoneria, delle donne) sulla camicia bianca.

Stesso blu su fondo bianco è la cifra caratteristica delle cinque grandi tele che accompagnano il video. In netta contrapposizione a quest’ultimo, le immagini risultano infatti poco nitide e prive di dettagli, quasi come se E.B. fosse riuscita a completare la sua trama e attraverso i dipinti ricordasse ora con serenità momenti del passato.

Fino ad un certo punto è importante essere consapevoli dei rimandi alla storia personale dell’artista stessa; e non è forse neanche necessario sapere che Looking for E.B. è il secondo capitolo di una trilogia (iniziata nel 2011 con La ragazza dello Spielplatz) e che E.B. potrebbe stare anche per Effi Briest, personaggio nato dalla penna dello scrittore e farmacista Theodor Fontane. La trama che la Bellantoni propone allo spettatore va ben oltre tutto questo: è infatti quella di una vita al femminile, dove la sua identità di artista/protagonista risulta definita solo ed esclusivamente in una coraggiosa relazione con l’altro – da sé (come in Ich bin… du bist del 2010).

 

Cinque Bachi da Setola

Immagine1.jpgNato da genitori di Polignano a Mare, trascorre l’adolescenza a Bari, dove frequenta il liceo scientifico, ma, già ripetente, si trasferisce e si diploma al liceo artistico di Napoli. Nel 1956 si trasferisce a Roma, dove si iscrive all’Accademia delle Belle Arti e frequenta le lezioni di Toti Scialoja. Dopo il diploma comincia a lavorare come aiuto scenografo alla RAI. Nel contempo inizia una collaborazione, che diventerà poi continuativa, con Sandro Lodolo, realizzando Caroselli, spot pubblicitari e sigle televisive.

Nel 1965 realizza la sua prima mostra personale, presso la famosa galleria romana La Tartaruga. L’anno successivo espone alla Galleria L’Attico. In soli tre anni ottiene un notevole riscontro da parte della critica e viene notato da influenti galleristi italiani e internazionali. Proprio all’apice della sua carriera, mentre alcune sue opere erano in mostra alla Biennale di Venezia, muore prematuramente a Roma nel 1968 per le conseguenze di un grave incidente in motocicletta, sua grande passione. La sua tomba si trova nel cimitero di Polignano a Mare.

Artista eclettico, Pascali fu scultore, scenografo e performer. Nelle sue opere riunisce le radici della cultura mediterranea (i campi, il mare, la terra e gli animali) con la dimensione ludica dell’arte: un ciclo di opere è dedicato alle armi, veri e propri giocattoli realizzati con materiali di recupero (metalli, paglia, corde) e molti suoi lavori ripropongono le icone e i feticci della cultura di massa.

È ritenuto uno dei più importanti esponenti dell’arte povera, insieme a Jannis Kounellis, Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Sergio Lombardo e Cesare Tacchi. Fu il primo a formalizzare le pozzanghere con l’acqua vera, da cui nacque la mostra Fuoco immagine acqua terra avvenuta all’Attico nel maggio del 1967.

‘Cinque bachi da setola e un bozzolo’ è il titolo della mostra inedita ed esclusiva per l’Italia che Fabio Sargentini, il gallerista e mentore di Pino Pascali, ha ideato per la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare. Nel marzo del 1968, a pochi mesi dal suo tragico incidente, Pino Pascali presso la Galleria L’Attico di Fabio Sargentini, espone per la prima volta i “Bachi da setola”, sculture a forma di grandi bruchi realizzati con materiale industriale e dai colori sgargianti, spazzoloni in acrilico sostenuti da una struttura in ferro e posizionati ad invadere lo spazio della galleria. 

Dopo oltre 40 anni Fabio Sargentini propone un evento speciale ricostruendo filologicamente la mostra dei ‘Cinque bachi da setola e un bozzolo’ esattamente come fu allestita nel marzo del 1968 dall’artista insieme al suo gallerista. La mostra rappresenta una novità assoluta nel campo delle presentazioni delle opere di Pascali: l’idea di Fabio Sargentini è farla rivivere così com’era stata concepita nel 1968, per testare una carica e una forza non ancora esaurite.

Inoltre, oltre alla mostra, sarà presentato il volume ‘Pino Pascali. Catalogo generale delle sculture dal 1964 al 1968’ di Marco Tonelli. Il libro si attesta come la più esaustiva catalogazione delle sculture con un’ampia sezione dedicata ai Bachi da Setola.

L’ingresso alla mostra, aperta ai visitatori dal 14 settembre al 25 novembre, costa un euro. La galleria è aperta dalle ore 11 alle 13 e dalle 17 alle 21 tutti i giorni della settimana ad eccezione del lunedì.

 

INFO: 0804249534

RiVisitazioni in Levante

62526.jpgLa mostra a cielo aperto di fotografia racconterà inedite visioni del presente e del passato della Fiera attraverso lo sguardo di 20 fotografi pugliesi, disegnando un percorso espositivo che colleghi il nuovo padiglione 129, sede di The Hub Bari, al piazzale della fontana, cuore pulsante delle attività fieristiche. –

Attraverso Rivisitazioni in Levante, una polifonia di sguardi pugliesi racconta la Fiera come luogo di incontri e di scambi, nodo linfatico del Levante da cui nascono e si sviluppano nuove attività.

20 i fotografi pugliesi coinvolti: Alessandro Cirillo, Alex Salvatore, Amalia Di Lanno, Andrea Cardano, Antonella Valerio, Caktus, Carmine Picardi, Giacomo Pepe, Gianni Zanni, Ida Santoro, Lavinia Azzone, Maria Rosaria Schiavone, Mariangela Ranieri, Nicola Angiuli, Raffaella Sanseverino, Ramona Scoditti, Salvatore Ambrosi, Sara Ferraro, Vincenzo De Pinto, Vito Signorile.

Durante la settimana di permanenza della mostra in Fiera, Rivisitazioni sarà presente con il proprio stand all’interno del Salone delle Start-Up e delle Imprese Creative presso il padiglione 129 di The Hub Bari.

Giovedì 13 settembre presso il padiglione 129, Rivisitazioni organizza “Le facce dei Luoghi” – workshop di fotografia che indaga il rapporto tra i luoghi e le persone che li vivono. Durante la mattinata, dalle 9.30 alle 13.30 sono previste testimonianze teorico-pratici a cura dei fotografi e delle associazioni partner del progetto: Gabriele Kash Torsello – Propugliaphoto, Alessandro Cirillo, Nicola Angiuli – Pugliainesclusiva, Emanuele Franco, Gianni Zanni. Nel pomeriggio è prevista una escursione fotografica tematica, che si concluderà con un “fotoaperitivo” in cui saranno proiettati e commentati gli scatti selezionati. È possibile iscriversi gratuitamente al workshop inviando una email con i propri dati a info@rivisitazioni.it

Bari(Bari)

Fiera del levante -Salone delle Start-Up e delle Imprese Creative presso il padiglione 129

Lun – Ven ore 10:30 – 21:00 / Sab – Dom ore 09:30

ingresso libero

Info. 320 8382210

Castaway Depot

Immagine2.jpgIl 4 Giugno 2012 alle ore 18:30 la galleria Doppelgaenger – in Via Verrone a Bari – apre i suoi spazi al pubblico con la mostra personale di Giovanni Ozzola giovane artista fiorentino, appena trentenne ma con alle spalle un curriculum fitto di premi ed esibizioni, in Italia e nel Mondo, da Amsterdam a Tokyo, da Londra a Pechino.

Bari e l’eterno-materno abbraccio del mare, con il quale Giovanni Ozzola sembra aver stretto un profondo legame, accolgono Castaway Depot. Le sue creazioni hanno sempre saputo raccontare magistralmente la luce, il tempo e l’orizzonte, temi che vengono costantemente trattati secondo un’estetica ricca di simbologie, di misticismo ed assai povera di “matematica”: Ozzola tiene particolarmente ad affermare la propria natura di “artista istintivo”.

Sono molte, e nella forma tutte estremamente diverse le une dalle altre, le opere che Ozzola prevede
 di esporre per il primissimo atto di Doppelgaenger. Il comune denominatore è l’esplorazione. Navigare, giovanni_ozzola.jpgesplorare, viaggiare, sono azioni complesse per mezzo delle quali l’uomo, affrontando paure ancestrali, riesce a collocarsi nello spazio e nel tempo. La coscienza di questo cammino diviene mezzo per la conoscenza di sé stessi. Su dodici pietre d’ardesia che compongono un unico lavoro sono state incise le rotte intraprese dai grandi navigatori ed esploratori: da Colombo a Magellano, da Zheng He a Charles Darwin; mappe caratterizzate dalla totale assenza di geografia e nelle quali il viaggio – l’essere partiti e l’aver fatto ritorno – stabilisce sui luoghi una supremazia inesorabile.

In Giovanni Ozzola è forte il desiderio di affrontare luoghi mai conosciuti, di andare verso l’ignoto, di essere naufrago, tutte tappe di un viaggio consapevole.

Conclusione del percorso espositivo è un lavoro fotografico che rappresenta l’orizzonte, ennesimo di una serie inarrestabile e frutto dell’ultima permanenza dell’artista in terra di Bari. Nient’altro che un vuoto, davanti alla costa adriatica, la cui immagine è in grado di suscitare un particolare senso di stordimento ed il diluirsi diventa incipit e conclusione del percorso di conoscenza. Il vuoto alimenta quella sorta di flusso di coscienza joyciano che è l’arte di Giovanni Ozzola e che viene costantemente tradotta in immagini attraverso i media espressivi più vari.

Nella già vasta produzione artistica di Ozzola, abituato a sperimentare le immense possibilità della fotografia e della video-arte, rappresentano un motivo di assoluta novità le incisioni nelle ardesie. E’ la prima volta che l’artista si misura su un’idea che, per quanto istintiva, sembra essere cucita addosso al luogo che le fa da scenario: da un lato Bari, il suo vincolo indissolubile con il mare, dall’altro Palazzo Verrone, con la sua facciata che le varie epoche hanno saputo trasformare in uno splendido ibrido architettonico.

Il mare, il tempo e il loro comune scorrere, legame indissolubile tra l’uomo e la propria natura di esploratore del mondo e di sé stesso.

Giovanni Ozzola nasce nel 1982 a Firenze. Attualmente vive tra Prato e Parigi. Dopo alcuni anni trascorsi a Londra nel 2001 ritorna in Italia, comincia a sviluppare un proprio percorso artistico che lo porta, nel 2001, a partecipare alla mostra Happiness. A Survival Guide for Art and Life, a cura di David Elliott e Pier Luigi Tazzi, al Mori Art Museum di Tokyo. Numerosi gli spazi espositivi in Italia e all’estero che hanno accolto mostre di Giovanni Ozzola, tra questi ricordiamo: On the Edge, Elgiz Museum, Istanbul; MART, Rovereto; Chelsea Art Museum, New York; Galleria Continua, San Gimignano/Le Moulin; Palazzo delle Papesse, Siena; MAN Museo d’Arte, Nuoro; Museo Pecci, Prato; Mori Museum, Tokyo; Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento; Waseda University, Tokyo, Japan; Centre d’Art Bastille, Grenoble, France; Schunck-Glaspaleis, Herleen, The Netherlands; Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis, Bregenz, Austria; GC.AC, Monfalcone, Italy; ViaFarini DOCVA, Milano, Italy. Ha vinto numerosi premi, tra cui Premio Cairo per l’arte contemporanea – Milano 2011, Talent Prize – Roma 2010; Premio Terna, categoria Gigawatt – Roma 2008.

Uomo e Natura

Immagine1.jpgPenso si sia capito in diverse occasioni che questo blog ama la sua terra e i figli di questa terra. Ancora di più ama i figli di questa terra che la rispettano, ne comprendono le potenzialità, e credono che qualcosa di meglio, per tutti, sia sempre possibile. Nel rispetto dell’uomo e della natura.

E’ l’ottica che gradirei condivideste tutti, attraverso uno stimolante incontro presso la facoltà di agraria alle ore 15:00

Il seminario affronterà la tematica del rifiuto, inserito nel rapporto fra l’uomo, che lo produce, e la natura, nel cui ciclo esso si introduce provocando i più disparati sconvolgimenti.

Il tema verrà sviscerato rivolgendo un’attenzione particolare alle pratiche che coinvolgono il rifiuto successivamente la sua produzione. In particolare, il riciclo e il possibile riuso di un materiale di scarto possono rappresentare un punto di incontro fra la consolidata necessità dell’uomo di produrre rifiuti e la corrispondente neccessità che svariati equilibri naturali non debbano essere compromessi dal tragico, quanto incomprensibile, disinteresse dell’ uomo nei confronti della gestione stessa dei rifiuti.

Il Prof. Gianfranco D’Onghia introdurrà il meccanismo di funzionamento della natura nel ciclo dellaImmagine1.jpg materia; i problemi generati dall’uomo sia rispetto all’eccesso di rifiuti organici (conosciuti alla natura) che di altro tipo (non conosciuti dalla natura); la necessità della strategia delle molteplici R (Ridurre, Riusare, Raccogliere, Riciclare etc.).

Il Dott. Claudio Cocozza farà luce sulle tematiche riguardanti la fertilità del suolo e sul ruolo della sostanza organica per giungere processo di compostaggio: aspetti tecnici e cenni sugli impianti (siamo troppo avanti, noi di Virgilio, già dedicammo un’ampia pagina a questo argomento, ricordate?)

L’Avv. Gianfranco Grandaliano ci parlerà dell’impegno reale dell’AMIU (società che gestisce la raccolta dei rifiuti nel Comune di Bari) nel raccolto del riufiuto e nella sua differenziazione.

Infine  il Dott. Fersinando di Cesare e Sergio Scarcelli porteranno la testimonianza di associazioni che si occupano dell’attività di riuso e che lavorano quatidianamente sul piano dell’informazione e della sensibilizzazione nei confronti di un tema così delicato come quello della gestione dei rifiuti. 

E proprio dal nostro Sergiosud (Sergio Scarcelli) mi è stata segnalata la splendida iniziativa. Sergio, se permettete una piccola chiosetta personalissima, è un caro amico oltre che uomo di estrema sensibilità agli argomenti del seminario. Uno di quei “figli di Puglia” che, come dicevo in apertura di post, la loro terra sanno amarla e magnificarla, sublimandola in splendide opere pienamente capaci di trasmetterlo, questo grande amore.

Dare nuova vita agli oggetti, significa ritrovarne la storia scrivendone il futuro.

E, come si direbbe a Bari, scusate se è poco.

 

Distorsioni. Visioni alterate o alternative.

Immagine1.jpgNon colui che ignora l’alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l’analfabeta del futuro.

Laslo Moholy-Nagy

Studiando la tecnica e l’arte fotografica ci si rende conto di come il mondo e la realtà, percepiti solitamente come oggettivi, siano vissuti e guardati in modo differente da ogni persona che vuol fare Fotografia. 

Il dato oggettivo viene meno lasciando spazio a quello soggettivo e questo porta spesso il fruitore, chi ha a che fare con l’opera, a guardare in modo differente determinati stralci di vita, concetti, pensieri e storie. 

Questi modi differenti di guardare, che possono essere chiamati alternativi o alterati sono stati tema di studio da parte dei volenterosi e capaci ragazzi che hanno seguito il Corso di Fotografia Base del Frame Lab e i cui scatti resteranno in esposizione per un mese. 

Lo “scontro” con questo tema fotografico, a termine di un percorso formativo, mette il fotografo di fronte al grande compito di chi vuole fare fotografia: guardare dove gli altri non vedono. 

Perché la fotografia non è rappresentazione, è piuttosto rivelazione. 

Il tema della distorsione costringe ad una continua osservazione e rielaborazione del dato materiale, mettendolo in relazione con punti di vista differenti ed estremi ed apre a più livelli di lettura. Ad un primo, squisitamente tecnico e “deformante” se ne aggiungono altri, meno immediati e più concettuali, tutti orientati verso l’unico scopo: guardare e fotografare il circostante in modo distorto, unico, completamente soggettivo, alterato o alternativo per l’appunto. 

Riflessi, visioni forzate, inusuali e anticonvenzionali affollano gli scatti e l’immaginario dei 20 ragazzi che prendono parte alla loro prima collettiva fotografica presso il Concept Store Insight.

Luogo di perdizione e laboratorio di idee, brand innovativi che si ispirano all’ electro-streetswear e luogo dove lasciar spazio alla fantasia per creare nuovi look, mode e tendenze; la donna e l’ uomo di Insight sono coolhunter, ed in questo store si abbattono i confini tradizionali della moda sconfiggendo tutti quei concetti convenzionali che separano la moda maschile da quella femminile.

Insight ha creato uno spazio, un art room, dove poter dar voce e importanza a giovani artisti emergenti appassionati di design, pittura ,scultura, poesia attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali.

Tra quei 20 ragazzi, con le loro visioni all’Insight ci sono anche io. Ed è stata una splendida emozione poter scoprire le cose sotto una nuova… prospettiva. Mettere a fuoco il terzo occhio. Riportare l’icona del tuo mondo in uno scatto e manipolarlo tra luci e colori.

Il mio personale e pubblico ringraziamento è per la guida insostituibile e impagabile di due maestri meravigliosi: Francesco Lonigro e Davide De Cillis. Perché il cuore può farsi traghettare dall’esperienza solo quando un forte spessore umano veicola passione e professionalità. 

Fino al 24 Marzo, potrete viaggiare attraverso le pupille digitali di questi 20 neofiti della fotografia. Dove i sogni sono diventati, in qualche modo, reali.

http://www.facebook.com/frame.lab

http://www.facebook.com/insightconceptstore

 

Mostra Nazionale dei Presepi Tradizionali ed Artistici

Immagine1.jpgIl presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi. Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Carnbio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all’interno delle chiese. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.

Oggi dopo l’affievolirsi della tradizione causata anche dall’introduzione dell’albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati che con associazioni come quella degli amici del presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine vicino Bergamo, Mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma, una tra le prime in Italia, rappresentazioni dal vivo come quelle di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto gli artigiani napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d’Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana.

Dal 10 dicembre 2011 al 8 gennaio 2012, il Museo del Territorio “Casa Pezzolla” di Alberobello ospita la IX Edizione della Mostra Nazionale dei Presepi Tradizionali ed Artistici.

La mostra prevede la divisione tra sezione tradizionale, sezione artistica e sezione pittorica: alla prima faranno parte le opere che riproporranno la Natività nella sua rappresentazione classica; la sezione artistica, comprenderà le opere dal carattere contemporaneo che si distaccano dalla raffigurazione consueta del presepe; nella sezione pittorica saranno incluse opere che avranno per oggetto la famiglia, l’unione tra i popoli.

La mostra ospiterà presepi provenienti da diverse regioni italiane: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione “Sylva Tour and Didactics” in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Alberobello.

Una stanza tutta per sè

silvana, duho, Quello che adoro della mia città, è quel suo essere multiforme e trasformista. 

Dunque, i punti di ritrovo di una Bari che vive di notte, diventano così anche gallerie d’arte, luoghi per reading, o palcoscenico fuori dal comune per assaporare il piacere della novità.

Ed è stata una bella scoperta Silvana Đuho con la sua mostra “Una stanza tutta per sè”, presso lo Stile Libero, in via Andrea da Bari. Silvana Duho nasce nel 1970 a Dubrovnik, Croazia. Completa gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Bari nel 2000. Esponendo tra Italia e Croazia e inanellando numerosi riconoscimenti.

” – naturalmente si trattava soltanto di una fantasia – che mi faceva vedere i fiori di lillà sui muretti dei giardini, e le farfalle color di zolfo che svolazzavano qua e là e la polvere del polline nell’ aria. Era quel momento tra le due luci, quando i colori vengono intensificati e il porpora e l’oro bruciano sui vetri delle finestre come il battito di un cuore eccitabile; quando chissà perchè la bellezza del mondo rivelato, la bellezza del mondo che dovrà così presto soccombere, ha due tagli, uno di gioia, l’altro di angoscia, che ci dividono il cuore. Tutto era vago, eppure intenso…”

Ed è l’ispirazione tratta proprio da queste parole, di Virginia Woolf, a guidarci verso una finestra che si affaccia sull’ignoto. Ispirandoci a immaginarla, questa stanza. Diventando noi stessi parte della materia plasmata nelle opere della Đuho. Dettagli in resina, scampoli di sogni ritagliati tra memoria e futuro. Nel continuo divenire delle emozioni amalgamate di sogno e realtà. Rivalutando la nostra natura mutevole eppure immobile, cristallizzata nel tempo, protagonista e fautrice di ogni cosa che verrà.

Come ha giustamente sottolineato la prof.ssa Giustina Coda “è un progetto etico in cui la memoria diventa emozione, attraversamento dell’ io tra le cose nel tentativo di disporre di sé nello spazio e nel tempo in piena libertà.”

Che poi, aggiungo, non bisogna neanche essere cultori dell’Arte per farsi coinvolgere da una piacevole Sindrome di Stendahl, in certi frangenti. Perché la comunicazione visiva appartiene alle vie remote dell’anima. Che poco dipendono dalla competenza. Un’opera comunica. E lo fa aprioristicamente dal nostro background culturale.

Motivo per cui, sono felice di potervi sollecitare a visitare l’esposizione. Assemblando e scomponendo la vostra stanza, sulla via giustamente tracciata dall’artista.

Fino al 28 Dicembre, presso lo Stile Libero.

Blooms of Daphne

Immagine1.jpgDiciannove artisti, diciannove sguardi diversi sulle forme di una contemporaneità in perenne trasformazione. Chiude l’anno con una grande collettiva dedicata alle mille possibilità creative della metamorfosi la Fabrica Fluxus Art Gallery di Bari (via Marcello Celentano 39, www.fabricafluxus.com), che inaugura sabato 17 dicembre alle ore 19.00: la mostra “Blooms of Daphne”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito, propone al pubblico fino al 14 gennaio un percorso ammaliante e vertiginoso attraverso le opere di Nicola Alessandrini, Alessio Bogani, Arrington De Dionyso, FIDIA Falaschetti, Ferencz Kilian, Lucamaleonte, Pierpaolo Miccolis, Luigi Massari, Nunzio Paci, Riot Queer, Thomas Raimondi, Elena Rapa, Marco Rea, Denis Riva, Teresa Romano, Patrizia Emma Scialpi, Fernanda Veron, Red Zdreus e YoIrene (Studio Arturo). 

Per rendere omaggio al solstizio d’inverno, momento simbolico del passaggio di stato di una natura che si risveglia e muta, seguendo il ritmo naturale delle giornate che cominciano ad allungarsi, i curatori Francesco Paolo Del Re e Roberta Fiorito fanno sbocciare sulle pareti della galleria Fabrica Fluxus di Bari i visionari boccioli che, a distanza di millenni e attraverso le culture, ingemmano i rami dell’alloro di Dafne, la fanciulla che nell’antico mito greco si tramutò in albero per sfuggire agli assalti appassionati del dio Apollo, divenendo la madre di tutte le metamorfosi.

I diciannove ‘figli di Dafne’ della mostra barese raccontano le possibili metamorfosi del nuovo millennio. “In risposta alle criticità della vita contemporanea – scrive Francesco Paolo Del Re – il divenire dell’umanità sviluppa particolari forme di adattamento, possibilità di superare con la fantasia e il sogno difficoltà e ostacoli dell’esistente. Come reagire? Non è più tempo di rivoluzioni. Ad articolate strategie di cambiamento a lungo termine e a progetti rivoluzionari che hanno storicamente mostrato il fallimento della loro utopia, si oppongono metamorfosi tattiche, espedienti di felicità provvisoria, insubordinazioni alla fissità di una forma data. Modi di liberazione di un potenziale di consumo della forma. Sbocciano forme inedite, insurrezionali, spregiudicate, inebrianti di metamorfosi, interventi tattici di resistenza contro l’oppressione del reale”.

Cercando di interpretare la liquidità di un sentire, il progetto espositivo descrive, attraverso i linguaggi del disegno, dell’illustrazione, della pittura, dell’incisione, della scultura, della fotografia e del collage, atti ed effetti delle mutazioni contemporanee, per ipotizzare traiettorie per interventi tattici di metamorfosi. Nell’accostamento dei due termini metamorfosi e tattica, l’uno proveniente dalla sfera letteraria e immaginativa e l’altro dal lessico militare, trova spazio la possibilità di cogliere un fruscio dell’aria, un sentimento di stupore aleggiante tra le fronde del bosco dell’oggi.

“Da Ovidio agli avatar della comunicazione digitale – prosegue Del Re – il gioco della trasformazione si fa complesso e i passaggi di stato fanno riverberare gli echi di un sentimento di meraviglia. Le divisioni tra i regni della natura crollano, la diversità delle culture collide, l’osmosi accelera e forza genealogie e percorsi evolutivi, alla ricerca di salti esperienziali capaci di trasformare la realtà in sogno, il dolore in euforia, il dogma in fiction. E l’uomo, quell’arcaico e futuribile vettore di meraviglia che cammina su due zampe e crede di poter inventare un ordine nel caos e nell’imponderabile, scopre affinità, contagi, traslazioni, geminazioni, ambivalenze, polisemie di desiderio. Diventando altro, mutando forma e affidandosi alle possibilità di un incessante morphing identitario”. 

Non è tutto. Nella seconda sala di Fabrica Fluxus si snoda, infatti, un secondo percorso espositivo, che propone al pubblico le opere di alcuni degli artisti più amati : Karin Andersen, Mariantonietta Bagliato, Ciou, Alessia Cocca, Claudia Giannuli, Ester Grossi, Jennybird Alcantara, Lisa Mei, Ling Fong, Lostfish, Bethany Marchman, Dario Molinaro, Michael Rotondi, Paola Sala e Marco Testini.

INAUGURAZIONE: 17 dicembre 2011 ore 19.00

INFORMAZIONI: +39 080.5236319 – fabricafluxus@gmail.com – www.fabricafluxus.com