Il Santo dei Baresi

Immagine1.jpgBari si prepara a vivere e a condividere con turisti e pellegrini il 925° anniversario della Traslazione delle ossa di San Nicola: da sempre infatti il mese di maggio è consacrato al culto del santo di Myra. Anche quest’anno è ricco e variegato il calendario di manifestazioni civili e celebrazioni religiose.La festa di San Nicola, patrono della città di Bari, si svolge ogni anno, nella prima decade di maggio, tra le vie del centro storico ed il bel lungomare del capoluogo pugliese.

Le decine di migliaia di “pellegrini” che arrivano a Bari, spesso a piedi, nei giorni della Sagra, e la straordinaria  partecipazione dei Baresi alle numerose manifestazioni, che il Comitato Feste Patronali programma, d’intesa con la Basilica di San Nicola e il Comune di Bari, fanno della festa nicolaiana uno dei più importanti appuntamenti religiosi, e socio culturali del Sud d’Italia. Una tre giorni di feste, spettacoli e celebrazioni liturgiche per ricordare l´arrivo a Bari, il 9 maggio del 1087, delle reliquie del santo.

Già il giorno della vigilia, prima dell´inizio delle celebrazioni ufficiali, si svolgono in città una serie di riti tradizionali, come l´ offerta del pane alla basilica ed il corteo storico che rievoca l´arrivo delle preziose reliquie.

Il primo giorno di festa si apre, invece, con la solenne messa celebrata dall´arcivescovo di Bari, dopodiché la statua del santo viene trasportata in mare a bordo di un´imbarcazione. Al calare della sera, l´icona del santo patrono fa ritorno sulla terra ferma attraverso una solenne processione che percorre le vie principali della città, addobbate a festa ed ornate da festose luminarie.

Il clou della festa si raggiunge l´ultimo giorno, allorquando, dopo la celebrazione della santa messa, si procede all´estrazione, alla presenza delle autorità civili e religiose, della Manna, ovvero del liquido che fu ritrovato vicino alle reliquie del santo. La solenne cerimonia termina con l´atteso spettacolo di fuochi pirotecnici. Il giorno dopo, a chiusura della festa, la statua del santo fa il suo ritorno nella Basilica. 

Qui, il programma completo. Per la prima volta sarò lontana dalla mia città durante una Festa che sento molto. Moltissimo. Dunque postate foto, video, link nei commenti di tutte le vostre esperienze. Per farmi sentire meno lontana di così dalla mia amatissima Bari.

In cambio vi prometto una frizzante settimana di notizie davvero… bizzarre. Proprio sul nostro santo preferito.

Il Falò di S. Giuseppe

Immagine1.jpgIn occasione dei festeggiamenti per san Giuseppe a Palese-Macchie, “falò maestro” di purificazione e di buoni auspici per la campagna. La manifestazione, si svolge intorno al fuoco, ascoltando poesie in dialetto palesino, musiche di gruppi folk, ballando e degustando pane benedetto, calzone di cipolla, ceci, fave e buon vino. Quando il fuoco si spegne è consuetudine lanciare la cenere in campagna come per fertilizzare uliveti e vigneti.

In questo periodo enormi cumuli di legna vengono prodotti dalla potature dei vigneti e queste fascine vengono lasciate dai contadini nelle loro terre in attesa di essere portate nei posti dove vengono fatti i falò.

Con questa legna verranno infatti creati dei grandi e pirotecnici fuochi accesi nelle piazze ad illuminare la notte di San Giuseppe, con un rituale che si conserva nei tempi. Queste pire fin dai tempi antichi venivano accese in segno propiziatorio e servivano ad ingraziarsi le forze della Natura, ad indicare che l’inverno con i suoi rigori e le sue miserie cedeva il passo alla primavera, quindi l’avvento della stagione dei raccolti e della rinascita della natura.

La tradizione non s’è persa ed ancor oggi, girando qua e là per la campagna o per i centri urbani vicino alle tradizioni contadine, si vedono i falò accesi nel segno di una tradizione che non vien meno e che diviene occasione per festeggiare e riunire le famiglie.

Nei periodi che precedono la festività di San Giuseppe vi è una gara tra i rioni nell’accumulare il maggior quantitativo possibile di fascine e frasche dalla potatura degli ulivi e delle viti per accendere un grande falò che durerà anche due sere consecutive.

Questi riti sono accompagnati da musiche e canti, cibi e dolci consumati all’aperto al fuoco scoppiettante dei falò.

In alcune località vengono distribuite anche ai visitatori provenienti dagli altri rioni del paese cibo, dolciumi e vino. Si crea una sorta di pellegrinaggio con persone che fanno il giro dei falò dei vari rioni per giudicare quale sia il più grande, il più bello, il più ospitale tra i falò.

Quando le fiamme del falò sono ormai basse e la notte tarda, aiutati dal vino e dal cibo che contribuisce a dare coraggio, molti sfidano il fuoco saltandogli attraverso.

Nell’immaginario del rituale, che affonda le sue radici in epoche storiche lontanissime, tali salti avevano l’inconscio significato dell’uomo che sfida e domina le forze della natura.

Azienda di Promozione Turistica di Bari

Telefono: (+39) 080 5242244

ufficio informazioni Tel. 080 9909341

 

Putignano N’de Jos’r

Immagine1.jpgTorna Putignano N’de Jos’r, l’evento annuale che trasforma il centro storico di Putignano in una festa folkloristica-gastronomica dove unire convivialità, piacere, culture vicine e lontane, all’insegna della più antica, autentica ed allegra forma di divertimento: il Carnevale.

Semplice nella proposizione, legato alle tradizioni culturali del territorio a cui appartiene, Putignano N’de Jos’r è probabilmente la più antica tra le diverse forme di offerta carnevalesca, quella che può contenere le mode passeggere rimanendo ancorata alla storia – non solo Carnevale – di una città e dei   suoi abitanti. 

Proprio perché espressione spontanea e autentica di un luogo, le cantine, gli spiazzi, i locali, sono presenti nel nostro centro storico come in tutta Italia. Una tradizione importante, in un momento storico in cui il confronto tra presente e passato è condizione necessaria, ancor prima di essere una scelta.

Non a caso è Putignano, in Puglia, patria del Carnevale più vecchio d’Europa, che rappresenta uno dei più riusciti esempi di divertimento no-cost, a proporre una manifestazione da vivere, assaporare e ricordare, per tredici intensi giorni di maschere, musiche, sapori e divertimento nel cuore della città.

Per il sesto anno consecutivo, è la città antica ad aprire le sue cantine, perché, celebrare il rito del Carnevale in essenzialità per com’era una volta significa anche acquisire la consapevolezza che si tratta di uno straordinario patrimonio storico, culturale, folkloristico, sociale, che è minacciato e che dobbiamo in qualsiasi modo tutelare. Proporre, ma anche fruire, di tradizioni popolari richiede oggi una responsabilità che non deve essere disgiunta dal piacere ma non deve nemmeno essere “dilazionata”.

Putignano N’de Jos’r è un progetto dell’Associazione Culturale Trullando, da tempo impegnata nella promozione e valorizzazione del territorio di Putignano. 

L’Evento si pone come obbiettivo principale di riproporre un’antica tradizione dove il popolo, nel periodo di carnevale, improvvisava balli e banchetti in maschera all’interno di cantine e scantinati.

Ormai alla sua sesta edizione, avrà luogo nei giorni 9, 12, 16, 18, 19, 21 febbraio 2012, dalle 19 alle 24, il tutto in concomitanza con il Carnevale di Putignano. 

L’atmosfera proposta sarà un abbinamento tra il sagresco e il carnascialesco visto che, oltre all’eno-gastronomia sarà possibile danzare ed assistere a molteplici spettacoli grazie alla stretta simbiosi tre ambientazione, sonorità, performances e sapori. Infatti, i generi d’intrattenimento spazieranno tra Burlesque, divertentismo, dance 70/80, reggae, ska sino alla tradizione contadina senza trascurare la contemporaneità, mentre lo “street food” e la tipicità a “km 0” saranno i protagonisti del gusto.

Oltre alla presenza di Artisti di strada, attori musicisti e dj, la grande novità di Putignano N’de Jos’r sarà la “trasformazione” di una cantina in una stazione della metropolitana che volta per volta avrà come destinazione una città diversa e che unirà la tradizione dei balli in maschera a correnti musicali provenienti da tutto il mondo.

Ai visitatori è d’obbligo rivolgere l’invito a mascherarsi per dare così all’evento il giusto tocco di mistero con un pizzico di trasgressione nella splendida cornice del bellissimo centro storico di Putignano.

Con il patrocinio della Fondazione Carnevale di Putignano e Comune di Putignano. Sponsor ufficiali Amaro Mediterraneo, Ristampa e Terracube.

 

Info. trullando@libero.it – cell. 366/5072676

 

La Madonna in fiore

Immagine1.jpgLa grande festa d’estate, tra Fede e tradizione centenaria, che si svolgerà a Grumo Appula (Bari) da sabato 30 luglio e terminerà a Mellitto il 1° agosto 2011.

Una Immagine Sacra, quella della Madonna di Mellitto appunto, unica nel suo genere ed assolutamente “magnetica” da guardare anche per coloro privi di Fede e Carri Devozionali infiorati realizzati da interi nuclei famigliari e rioni cittadini seguendo una tradizione artigianale antichissima, fanno si che tale Festa sia assolutamente da non perdere!

 La “Madonna di Mellitto” è il  nome popolare della Madonna venerata in una chiesetta eretta a Mellito, contrada di campagna del territorio di Grumo Appula (Bari) dove si possono ammirare querce antiche di 500 anni. La Chiesetta e l’immagine che vi si venerano risalgono, più o meno, allo stesso periodo della Madonna di Monteverde, 16° secolo, come si deduceva da una iscrizione in latino posta sull’urna che proteggeva la sacra immagine. 

L’urna protettiva è stata rimossa, dopo la scoperta di un affresco retrostante,  scoperta che ha fatto decadere la convinzione che il volto della Vergine con bambino fosse una pittura rupestre, immagine che, realizzata su un grande frammento di parete in pietra e chiusa in una specie di pacco,  fu trovata, secondo la leggenda, da un pastore in fondo al pozzo adiacente alla Chiesa (Pozzo di Mellito, dove gli animali andavano ad abbeverarsi). In sogno, poi, la Madonna chiese al pastore che proprio lì fosse eretta una chiesa in  suo  onore.

Visitando Mellitto non sfuggirà il Santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie in cui è conservata un’icona dipinta su una stele che, si vuole, abbia origini bizantine e che sia arrivata in questa contrade, trafugata da monaci basiliani, allorché l’Imperatore Leone L’Isaurico promosse l’iconoclastia e la conseguente distruzione di tutte le immagini sacre. Ancora oggi l’immagine gode di una forte devozione che vive il suo apice durante la festa che si tiene da tempo immemore a fine luglio.

La costruzione del tempietto è avvenuta in varie fasi; inizialmente, durante il XVI secolo, si trattava di un’edicola che conteneva semplicemente l’icona. Nel 1697 l’edicola fu inglobata in una cappella con la volta a cupola e due feritoie laterali. Nel 1800 si procedette ad un ulteriore ampliamento e, infine, nel 1924, fu dotata di una piccola sacrestia. Dal 1973, in seguito al ricorso presentato da don Gaetano Tomanelli, allora parroco della Parrocchia di Maria SS. di Monteverde, il Santuario di Mellitto ricade sotto la giurisdizione della Parrocchia stessa di Monteverde.

Ogni anno, a fine luglio, in occasione della festa si rinnova una delle più spettacolari e tradizionali manifestazioni di religiosità popolare del popolo grumese. Una delle tradizioni più antiche riguarda le “panelle”, pani benedetti, che vengono distribuiti secondo rituali antichi. Dopo la messa, la processione i devoti danno il via ai festeggiamenti nel bosco; un’occasione per ritrovarsi e stare insieme e consumare carni arrosto, pane appena sfornato, salumi, sedani, olive, formaggio e frutti.

Una particolare ed interessante caratteristica di questa sagra è la costruzione di grandi carri votivi.

Per la loro realizzazione vengono utilizzati centinaia di fiori di carta velina realizzati a mano e per tradizione i segreti di tale arte viene trasmessa di padre in figlio. I carri seguono lo snodarsi della processione e vengono trainati da cavalli o buoi riccamente bardati.

Una festa tutta da vedere e da vivere.

Ringrazio per la cortese segnalazione Grazia Colasuonno. Sempère pronta a diffondere usi, tradizioni, arte e leggende della sua terra. 

La Festa per San Nicola

sannicolastatua.jpgBari si prepara a vivere e a condividere con turisti e pellegrini il 924° anniversario della Traslazione delle ossa di San Nicola: da sempre infatti il mese di maggio è consacrato al culto del santo di Myra. Anche quest’anno è ricco e variegato il calendario di manifestazioni civili e celebrazioni religiose.

 

La festa di San Nicola, patrono della città di Bari, si svolge ogni anno, nella prima decade di maggio, tra le vie del centro storico ed il bel lungomare del capoluogo pugliese.

Le decine di migliaia di “pellegrini” che arrivano a Bari, spesso a piedi, nei giorni della Sagra, e la straordinaria  partecipazione dei Baresi alle numerose manifestazioni, che il Comitato Feste Patronali programma, d’intesa con la Basilica di San Nicola e il Comune di Bari, fanno della festa nicolaiana uno dei più importanti appuntamenti religiosi, e socio culturali del Sud d’Italia.

Una tre giorni di feste, spettacoli e celebrazioni liturgiche per ricordare l´arrivo a Bari, il 9 maggio del 1087, delle reliquie del santo.

Già il giorno della vigilia, prima dell´inizio delle celebrazioni ufficiali, si svolgono in città una serie di riti tradizionali, come l´ offerta del pane alla basilica ed il corteo storico che rievoca l´arrivo delle preziose reliquie.

Il primo giorno di festa si apre, invece, con la solenne messa celebrata dall´arcivescovo di Bari, dopodiché la statua del santo viene trasportata in mare a bordo di un´imbarcazione.

Al calare della sera, l´icona del santo patrono fa ritorno sulla terra ferma attraverso una solenne processione che percorre le vie principali della città, addobbate a festa ed ornate da festose luminarie.

Il clou della festa si raggiunge l´ultimo giorno, allorquando, dopo la celebrazione della santa messa, si procede all´estrazione, alla presenza delle autorità civili e religiose, della Manna, ovvero del liquido che fu ritrovato vicino alle reliquie del santo.

La solenne cerimonia termina con l´atteso spettacolo di fuochi pirotecnici. Il giorno dopo, a chiusura della festa, la statua del santo fa il suo ritorno nella Basilica.

Di seguito il programma completo della sagra di maggio 2011, promossa dal Comitato San Nicola in collaborazione con la Basilica Pontificia di San Nicola e con il sostegno del Comune di Bari

 

CELEBRAZIONI RELIGIOSE

Giovedì 28 aprile
Ore 18
– Basilica di San Nicola – S. Rosario e S. Messa celebrata dal Rettore della Basilica,
P. Damiano Bova op – Sorteggio dei due motopescherecci che porteranno la statua e il
quadro di S. Nicola a mare – Processione con la statua del Santo.

29 aprile-7 maggio
Ore 18
– Basilica di San Nicola – Solenne Novenario: Rosario, S. Messa, omelia e preghiere di S. Nicola.

Giovedì 5 maggio
Ore 18
– Basilica di San Nicola – Novena di San Nicola con gli ammalati – S. Rosario –
Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Rettore, P. Damiano Bova – Preghiere di San
Nicola e saluto agli ammalati.

Domenica 8 maggio
Ore 4,30
– Apertura della Basilica – Celebrazione S. Messa – ogni ora dalle 5 fino alle 13.
Ore 6,45 – Processione con la statua del Santo per le vie della Città.
Ore 10 – Molo San Nicola – Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Bari-Bitonto e Delegato Pontificio per la Basilica di S. Nicola, S. Ecc. Mons. Francesco Cacucci –
Imbarco della statua.
Ore 12 – Basilica di San Nicola e Molo San Nicola – Supplica alla Madonna del Rosario.
Ore 18 – Molo San Nicola – Concelebrazione Eucaristica presieduta da don Franco Lanzolla, Parroco della Cattedrale di Bari.

Ore 18 e ore 20 Basilica di San Nicola – Celebrazione della S. Messa.
Ore 20 Molo San Nicola – Sbarco della statua – Cerimonia di accoglienza e saluto del S. Em.za Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per la causa dei Santi e dell’Arcivescovo di Bari-Bitonto S. Ecc.za Mons. Francesco Cacucci -Processione fino a Piazza  del Ferrarese.

Lunedì 9 maggio
924° Anniversario della Traslazione (1087-2011)
7,30; 9,30; 12 – Basilica di San Nicola – Celebrazione della S. Messa.
Ore 11,30 – Piazza del Ferrarese – Celebrazione della S. Messa.
Ore 17 – Piazza del Ferrarese – Celebrazione della S. Messa.
Ore 18,30 – Basilica di San Nicola – Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. Em.za Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi – Prelievo della Manna.

Martedì 10 maggio
Ore 9 e 19 – Piazza del Ferrarese – Sante Messe.

Mercoledì 11 maggio
Ore 10 – Piazza del Ferrarese – Partenza della statua per Giuliano (CE).

Lunedì 16 maggio
Ore 9 – Partenza della statua per Perano (CH).

Mercoledì 18 maggio
Ore 9
– Partenza della statua per Tornareccio (CH).

Giovedì 19 maggio
Ore 9 –
Partenza della statua per Casalanguida (CH).

Domenica 22 maggio
Festa della Traslazione per gli ortodossi russi
Ore 6-17 Basilica di San Nicola – Pellegrinaggio degli ortodossi alla tomba del Santo.
Ore 9 Celebrazione della Divina Liturgia di Vescovi ortodossi russi.

Lunedì 23 maggio
Ore 9 – Partenza della statua per Bonea (BN).

Mercoledì 25 maggio
Ore 9
– Partenza della statua per Bari; arrivo alla Cattedrale alle ore 17,30.

Lunedì 30 maggio
Ore 17,30
Basilica Cattedrale – Processione fino al Porto – Celebrazione della S. Messa – Processione fino alla Basilica di San Nicola.

MANIFESTAZIONI CIVILI

Giovedì 28 aprile
Ore 21 – Molo Sant’Antonio – Spettacolo pirotecnico della Ditta B. Bruscella di Modugno.

5-23 maggio
“Spazio giovani” (via Venezia 43): “Nicol(h)aus” – Mostra collettiva di arte contemporanea, con Corrado Dalisi e Michele Damiani.

Sabato 7 maggio
Ore 18 – Baia San Giorgio – Processione con il quadro del Santo – S. Messa celebrata dal Rettore
P. Damiano Bova – Imbarco del quadro di San Nicola sul motopeschereccio e partenza per Bari.
Ore 20,30 P.za Federico II di Svevia – Partenza del Corteo storico.

Domenica 8 maggio
Ore 9,30 –
Molo Sant’Antonio:all’arrivo della statua spettacolo pirotecnico della Ditta B. Bruscella.
Ore 12 – Gran Concerto Bandistico “Biagio Abbate” della Città di Bisceglie per le strade del Borgo Antico.
Ore 16 – Lungomare Nazario Sauro – Esibizione della Pattuglia Acrobatica Italiana “Frecce Tricolori” per San Nicola e i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Ore 17-20 Vie e piazze della Città – Esecuzioni musicali del Gran Concerto Bandistico “Biagio
Abbate” della Città di Bisceglie.
Ore 22,30 Molo Sant’Antonio – Spettacolo pirotecnico della Ditta Bartolomeo Bruscella di Modugno (BA), sponsorizzato dalla Banca Popolare di Bari.

Lunedì 9 maggio
Ore 9-13
Strade e piazze di Bari Vecchia – Esecuzioni degli artisti di strada “Terra dei suoni”
di Bari.
Ore 22,30 Molo Sant’Antonio – Spettacolo pirotecnico di chiusura della Ditta Bartolomeo Bruscella di Modugno (BA).

Venerdì 13 maggio
Ore 20,30
Basilica di San Nicola – Prima assoluta del Concerto-meditazione “Nicola: ponte tra Oriente e Occidente”, eseguito da “Frammenti di luce” e diretto da don Maurizio Liegi.

Martedì 17 maggio
Basilica di San Nicola – Manifestazione canora di un coro russo

14-23 maggio portico dei pellegrini
Mostra di icone contemporanee della scuola di Yaroslavl e scrignetti della fabbrica di miniature
di lacca Fedoskino (Regione di Mosca) e merletti della Regione di Ryazan della Federazione russa.

 

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del Comitato S. Nicola

http://www.comitatosannicola.org/

 

 

Adelfia in festa per S.Trifone

 

Immagine1.jpgIl culto di San TRIFONE ebbe origine presumibilmente nel 1656 a seguito di una epidemia di colera, dalla quale il paese restò immune. Effettivamente in quell’anno la peste colpì circa un terzo delle nostre popolazioni. Quella data è probabile e può essere confermata dai documenti di archivio parrocchiale. San TRIFONE, insieme a San Rocco, è indicato come protettore del paese di Adelfia.

La Festa Patronale in onore di San TRIFONE, in Adelfia-Montrone (Ba), si celebra ogni anno dall’ 1 all’ 11 Novembre. Vi è inoltre un ulteriore giorno (solitamente la Domenica seguente), detto dal popolo adelfiese: “San Trefon ‘iinde a ua’ ‘nnicchie” (“San TRIFONE nella nicchia”) durante il quale si festeggia la posa del Santo Patrono nella nicchia della chiesa di San Nicola (ove è riposta la statua e la reliquia). I giorni principali di questa meravigliosa Festa Patronale ricorrono dal 9 al 11 Novembre dove migliaia di pellegrini si riversano, da ogni parte d’Italia e del mondo, per festeggiare l’evento religioso e laico. Nella serata del 9 Novembre la Festa si apre con il lancio della mongolfiera all’arrivo del quadro (foto in basso) vicino la cassarmonica e continua sino a notte fonda con l’alternarsi sul palco di vari concerti di prestigiose Bande.

 

Dalla notte del giorno 1 Novembre e per tutte le seguenti, sino a quella dell’8, il sonno dei Montronesi è allietato dalle note prodotte instancabilmente dalla: “Bassa musica” di Adelfia, meglio conosciuta nel paese come  “ ‘u TAMMURRE ” (“il Tamburo”) e, particolarmente, dall’intramontabile “Marcie du ciuccie” (“Marcia dell’asino”).

Alle ore 4 viene sparato un colpo secco (da un mortaio di diametro 12/13 cm.) detto: il “colpo di cannone”, sparato da Trifone BRUNO jr, a devozione del Santo e a ricordo del padre Cav. Trifone BRUNO (articolo in PIROTECNIA), valente ed intraprendente pirotecnico di Adelfia, costantemente coperto di gloria ed allori nelle varie ed innumerevoli “sparate” effettuate anche all’estero.

Sancisce l’inizio della giornata clou. Svegliati dal “colpo di cannone” molti fedeli accorrono presso la chiesa di San Nicola per assistere alla prima messa officiata verso le ore 4.30. In mattinata alle ore 10 circa hanno inizio i primi concerti bandistici. L’uscita di San Trifone dalla chiesa (verso le ore 11.30) è preceduta dalla “riffa” ossia un susseguirsi di offerte, anche molte sostanziose, da parte di cittadini e fedeli in genere che vogliono avere l’onore di portare in spalla la statua. Nel frattempo una delle Bande musicali che seguirà la processione si dirige alla Casa Comunale per “scortare” le Autorità civili verso la Chiesa Matrice, da dove accompagnerà San Trifone per tutto il paese e per tutta la durata. Nel rientrare, poco prima dell’ingresso della processione nel centro storico, nelle vicinanze dell’arco dell’orologio il Sindaco consegna al Santo le chiavi del paese.

In questi momenti nella vicina Piazza del Mercato i bambini (vestiti da San Trifone) che devono partecipare alla processione, accompagnati dai genitori, si radunano; alcuni di questi percorreranno le strade del paese a piedi altri, invece, su cavalli bardati a festa. Questa lunga e suggestiva processione, formata anche da devoti che cantano inni in onore di San Trifone, si snoda lungo le vie di Adelfia-MONTRONE. Nel primo pomeriggio il popolo di Adelfia ed i pellegrini attendono con ansia la Gara Pirotecnica che ha una durata di circa 3 ore.

 

La devozione, aiutata cospicuamente anche da coloro che sono emigrati e tornano dall’estero appositamente per i festeggiamenti, fa sì che tutto sia allestito ai massimi livelli; momento caratteristico, a questo proposito, è quello della “riffa”, ossia un susseguirsi di offerte, anche molto generose, fatte da coloro che vogliono aggiudicarsi l’onore di portare la statua di san Trifone in spalla attraverso le vie del paese.

I botti, i fuochi artificiali sono forse la parte più spettacolare di quanto accade ad Adelfia in queste giornate concitate; non pensate a spettacoli di pirotecnia “normali”: qui la tradizione dei maestri pirotecnici è sentitissima, qui si misurano persone che hanno fatto dell’arte pirotecnica la loro vita, si alternano “bombe” a “controbombe con cannuoli”; “bombe stutate” a “controbombe con la croce al centro”; i colori ed i botti sono fantasmagorici, la piazza decreta con competenza ed entusiasmo il migliore.

E poi la musica, una musica che già dalla notte del primo novembre comincia a farsi sentire, con “u tamurre” (il tamburo) che percorre le vie di Adelfia e la “Marcie du ciuccie” (Marcia dell’asino) che è quasi l’inno sonoro della manifestazione; la musica dei corpi bandistici inoltre percorre tutte le vie di Montrone e “marchia” indelebilmente lo svolgersi della festa, accompagnando il volo di spettacolari e variopinte mongolfiere o sottolineando lo splendore delle luminarie.

Se poi si calcola che la festa di san Trifone è anche un’enorme “sagra” dell’ agnello alla brace, che inonda col suo profumo le vie della cittadina ed è l’occasione per assaggiare il vino nuovo, che scorre abbondante a scaldare ed allietare gli animi, allora il quadro è completo e non ci resta che dire “Ci vediamo ad Adelfia, a San Trifone”!

 

 

 

Il culto dell’Arcangelo

 

Immagine1.jpgIl culto dell’arcangelo Michele (impropriamente ma tradizionalmente equiparato ad un Santo) è di origine orientale. L’imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. La prima basilica dedicata all’arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su di una altura al VII miglio della Via Salaria, ritrovata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 1996; il giorno della sua dedica, officiata con ogni probabilità da un Papa prima del 450, ovvero il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui tutto il mondo cattolico festeggia “San Michele”. La basilica “in Septimo” fu meta di pellegrinaggi fino al IX secolo, quando il riferimento geografico della festa del 29 settembre risulta trasferito al santuario garganico e alla chiesa di Castel Sant’Angelo a Roma.

Fin dal VII secolo i pastori pugliesi che si recavano in transumanza sulla Maiella portarono con loro472-800x537-300x201.jpg il culto di San Michele Arcangelo. A Lettomanoppello a circa 750 mslm c’è un’ampia grotta in cui è collocata una statua in pietra del santo particolarmente venerata nei secoli passati da tutti i lettesi (abitanti di Lettomanoppello) che, ogni anno, l’8 di maggio si recavano in processione dal paese fino alla grotta per celebrarvi messa. Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, ai piedi della grotta costruì una piccola cappella.

In occasione delle prossime festività in onore dell’Arcangelo San Michele, l’Arciconfraternita ha voluto organizzare una serie di eventi mirati a far conoscere alla cittadinanza importanti vicende, personaggi e santi legati alla propria storia rendendo protagonisti personalità della cultura con seminari, filmati, concerti e visite guidate. Saranno resi fruibili siti che la Chiesa di San Michele difende nel proprio cuore nascosto: l’antica cripta del monastero di San Benedetto, laddove furono custodite le spoglie di San Nicola dopo la traslazione da Myra.

Una vera immersione nella Bari stratificata nel tempo e che riaffiora da un passato quasi sconosciuto che non mancherà di suscitare emozioni.

Con l’operazione di recupero delle note neumatiche tradotte dagli Exultet sarà data voce dopo quasi 1000 anni, con il coro “Novum Gaudium” a quelli stessi canti che echeggiarono nel suddetto Monastero di San Benedetto.

 

Martedì 28 Settembre — Chiesa di San Michele.

– 3^ SS. Messa del Triduo per la festività del Santo. Ore 18:30.

Notti Sacre:

– Seminario: Medioevo fantastico, la musica a Bari dopo l’anno Mille. Relatore Prof. Dinko Fabris. Ore 19:30.

– Concerto del coro Novum Gaudium diretto da Padre Anselmo Susca O.S.B. “1l Canto liturgico: voce autentica della civiltà manoscritta di Bari”. Ore 20:00.

 

Mercoledì 29 Settembre

– Celebrazione della SS. Messa in onore di San Michele Arcangelo protettore della Polizia di Stato. Cattedrale di Bari. Ore 10:30.

– Celebrazione della SS. Messa per la festività di San Michele Arcangelo celebrata dal P. spirituale Mons. Franco Lanzolla – Coro Polyphonè, direttore Emanuele Buonvino, organista Giovanni Deserio. Chiesa di San Michele. Ore 18:30

– Visite guidate nella Chiesa di San Michele a cura dell’Ass. Cult. PugliArte.Ore 19:30.

 

Martedì 28 e Mercoledì 29 settembre

Chiesa di San Michele

Bari

info:080/52340027

 

La Cavalcata di Sant’Oronzo

Immagine1.jpgLa cavalcata di sant’Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d’Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant’Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L’intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l’uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch’essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero.

Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un’unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l’omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant’Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l’iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone ma dai vaticali, una sorta di camionisti dell’epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua.

Quando questa giunse ad Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescitaImmagine2.jpgeconomica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese i cui componenti in origine, partecipavano anch’essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda, precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La cavalcata di sant’Oronzo, nell’attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è “Cavalcata dei Devoti”. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell’anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella. Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta

Festa a Capurso per la Madonna del Pozzo

 

Immagine1.jpgA Capurso, in provincia di Bari, si tiene nell’ultimo week end di agosto, l’annuale Festa della Madonna del Pozzo.

E’ l’avvenimento turistico religioso più importante non solo di Capurso ma anche di tutti i paesi vicini. I festeggiamenti iniziano dalla sera del venerdì precedente alla festa con la processione del quadro della Madonna che fu rinvenuto in un pozzo in località Piscino, nella seconda metà della XVII secolo. Si svolge l’ultima domenica di Agosto, nel 2005, ricorre il suo terzo centenario, quando nel 1705 un prete di Capurso, Don Domenico Tanzella, gravemente malato, ebbe in visione la promessa che sarebbe guarito se avesse bevuto dell’acqua attinta in una antica cisterna, chiamata Pozzo della Madonna e se avesse fatto voto di erigere una chiesa con annesso convento. Obbedì è fu guarito.

L’ultima domenica di agosto del medesimo anno il Sacerdote volle rendersi conto del miracolo e sisantuari7.jpg recò con il fratello ed altri due amici a visitare il pozzo della Madonna distante circa mezzo miglio dal paese. Scesero nel pozzo con una scala a pioli e nella difficoltà della discesa le candele caddero nell’acqua ma continuarono ad ardere e a far luce. Spronati ed incuriositi dall’ulteriore prodigio cominciarono a perlustrare la parete e, sulla parete a mezzogiorno, vedono effigiata un’immagine mariana di stile bizantino che li guarda sorridente. Dopo aver pregato tentò di staccare la sacra immagine che si distaccò improvvisamente cadendo in acqua, prima galleggiò e poi si consegnò nelle mani del Sacerdote.

Commosso trasse fuori la sacra immagine e la portò nella cappella che stava facendo edificare in un suo podere.

Nel 1746, sotto Carlo Di Borbone, al posto della prima cappella venne costruito l’attuale Santuario ad una navata a croce latina e l’annesso convento che fu affidato ai Frati Francescani.

I Papi ed i Re borbonici fecero a gara per arricchire il Santuario di titoli e di doni preziosi.

Il 20 Maggio del 1852 l’Immagine miracolosa fu solennemente incoronata e nello stesso anno Pio IX  elevò il Santuario all’onore di Basilica Minore.

Nel 1853 fu proclamata Reale Basilica da Re Ferdinando II.Il paese diventa meta obbligata di molti fedeli che arrivano da ogni parte per per venerare la protettrice di Capurso. La cittadina si riempie di bancarelle che espongono e vendono i prodotti più vari, di luminarie, di madonnari e di giocolieri. Le processioni del venerdì, della domenica del carro trionfale a tre piani trainato dai fedeli e la processione del lunedì sono tutte caratterizzate dal lancio di palloni areostatici dai fuochi d’artificio e dall’immancabile banda musicale. La festa sacra procede in sintonia con gli odori e i sapori tipici della sagra paesana dove è possibile degustare numerose specialità dagli ghjemerìedde -involtini d’interiora d’agnello- alle salzizze -salcicce- formaggi freschi e stagionati, pane e focaccia.

 

La manifestazione si terrà dal 27 al 30 agosto 2010

www.comune.capurso.bari.it