Il futuro del welfare nelle città metropolitane

welfare, bari, onlus, politiche, sociali, enel, cuore, pin, progetti, reintegrazione, sociale, famiglieMercoledì 2 e giovedì 3 maggio l’Assessorato al Welfare del Comune di Bari, in collaborazione con il Consorzio Meridia e la Fondazione Giovanni Paolo II onlus, promuove due giornate di studio sul tema del futuro del welfare nelle città metropolitane. Sarà l’occasione per riflettere su strumenti, metodologie e nuove politiche per le famiglie e per l’inclusione socio-lavorativa a partire dalle esperienze del Programma nazionale P.I.P.P.I. e del progetto PIN.

Si confronteranno sul tema esperti nazionali e locali, tra cui Maria Cecilia Guerra (sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), Raffaele Tangorra (direttore generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), Elena Gentile (assessore al Welfare della Regione Puglia) e Ludovico Abbaticchio (assessore al Welfare del Comune di Bari).

Bari, in questi ultimi anni, è riconosciuta come città capoluogo impegnata in prima linea sui temi della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza. Infatti P.I.P.P.I. (Programma di Intervento per la Prevenzione all’Istituzionalizzazione) è un progetto sperimentale di ricerca/intervento, multidisciplinare ed integrato, rivolto a 100 famiglie italiane che mostrano difficoltà nella cura e nell’educazione dei propri figli, in età compresa tra 0 e 11 anni e a grave rischio di allontanamento. L’intervento si inserisce in un più ampio Programma Nazionale, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Università di Padova e dieci città italiane. L’iniziativa nel capoluogo pugliese è cofinanziata dall’Assessorato al Welfare del Comune di Bari, dalla Fondazione Enel Cuore e realizzata in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II onlus.

Il progetto PIN è stato avviato invece nel mese di agosto dell’anno 2009 con l’obiettivo di favorire percorsi di reintegrazione sociale di 20 persone transitate nel circuito delle dipendenze. Il progetto, promosso dal Comune di Bari – Assessorato al Welfare e gestito dall’ATI costituita da Consorzio Meridia e Comunità Terapeutica Lorusso Cipparoli, è stato finalizzato a favorire l’occupabilità di 20 persone “svantaggiate”, a contribuire ad una piena integrazione socio sanitaria nella presa in carico dei bisogni di soggetti “deboli”, a favorire il recupero sociale e l’autonomia di persone transitate nel circuito delle dipendenze.

Durante le due giornate saranno allestite la mostra “ODA – Oli d’artista” e la mostra di abiti di alta sartoria “Cangiari: la cooperazione sociale per cambiare la Locride”.

È stato richiesto l’accreditamento degli Ordini degli Assistenti sociali della Regione Puglia, delle Università di Scienze della Formazione e di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari e il patrocinio dell’ANEP – Associazione Nazionale Educatori Professionali.

Durante le due giornata saranno distribuiti materiali di approfondimento e cartelle stampa

2 e 3 MAGGIO

Giornate di studio

IL FUTURO DEL WELFARE

NELLE CITTA’ METROPOLITANE

@Villa Romanazzi Carducci

Via Capruzzi 326 (Bari)

Per ulteriori informazioni:

Ufficio Comunicazione Meridia – Consorzio di Cooperative Sociali S. C. S. onlus

Tel/Fax 080.572.77.52 – 080.528.23.18

www.consorziomeridia.it

Comunicazione e ufficio stampa Fondazione Giovanni Paolo II onlus

comunicazione@fgp2.it | www.fondazionegiovannipaolo2.it

Nel dubbio… pitta!

Immagine1.jpgE’ il 25 aprile. Un giorno di festa. Di libertà. Di memoria. Di simboli.

Quanti simboli. Per noi, che come diceva Vasco Rossi “liberi liberi, da che cosa. Chissà cos’è. Chissà dov’è.”

Per molti, moltissimi, il 25 è rosso sul calendario. Se c’è il sole si esce al mare o in campagna. O si dorme un po’ di più sotto le coperte, facendo finta che tutto sia a posto. Che i nostri microcosmi vadano da soli in una società corretta, giusta, perfetta.

L’Anniversario della liberazione d’Italia (anche chiamato Festa della Liberazione, anniversario della Resistenza o semplicemente 25 aprile) viene festeggiato in Italia il 25 aprile di ogni anno e rappresenta un giorno fondamentale per la storia della Repubblica Italiana: la fine dell’occupazione nazifascista, avvenuta il 25 aprile 1945, al termine della seconda guerra mondiale.

Convenzionalmente fu scelta questa data, perché il 25 aprile 1945 fu il giorno della liberazione di Milano e Torino. Entro il 1º maggio, poi, tutta l’Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 26 aprile), Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mette così fine a venti anni di dittatura fascista ed a cinque di guerra; simbolicamente rappresenta l’inizio di un percorso storico che porterà al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica prima e alla nascita della Repubblica Italiana poi.

Dal 1946 è considerata festa nazionale: in molte città italiane vengono organizzate manifestazioni, cortei e commemorazioni in memoria dell’evento.

Non sono mai stata una simpatizzante delle associazioni filosinistrorse. Non sono neanche destrorsa. E, per la cronaca, so usare entrambi gli arti senza differenza alcuno. Poi, si sa, anche per contratto non posso scrivere di politica. 

Ma questo è un giorno speciale. Dove i simboli contano. E farli sparire conta ancora di più.

E proprio oggi ZONA FRANKA, ha organizzato una robina bellissima. Verranno ricoperti con della vernice bianca, in alcune zone della città, i simboli fascisti, nazisti, di odio e di violenza presenti sui muri.

Inoltre verrà preparata una lettera da mandare al Comune di Bari affinché venga ripulita tutta la città da questi simboli;

Se a voi può sembrare una cosa stupida, a me pare un’iniziativa bellissima. Dove trascinare anche figli, nonni, nipoti.

Dalle ore 16.30, verranno realizzati su Via Marchese di Montrone: banchetti informativi, una mostra fotografica, reading di testi, dibattiti e la presentazione del libro “Fascisti ripuliti”, con la presenza dello scrittore Giacomo Russo Spena; ore 21.30: concerto presso Zona Franka (Via Marchese di Montrone 80) de Le Officine Della Camomilla.

Non è la memoria del fascismo a dover essere cancellata. Continuerà a vivere, nel bene e nel male, attraverso la tradizione orale dei vecchi, nei libri di storia, nei filmati dell’Istituto Luce. Perché è giusto che quella memoria resti. Come ogni memoria. Senza la presunzione di sovrascriverne i momenti in attesa di un mondo che verrà.

Sono i simboli anacronistici a dover sparire. Le fascine nere (e le falci con un martello), nella testa di chi, forse troppo giovane, non sa esattamente che utilizzo fare di quella “memoria”. Inoltre, diciamolo, imbrattare la nostra splendida città è un delitto. Che sia di fasci o di scritte d’amore.

Ripuliamo il presente dall’anacronismo di falsi miti che non ci appartengono. Per credere in qualcosa di migliore. Perché crederci è possibile, qualche volta.

 

L’ora delle Muse

 

Immagine1.jpg“L’Ora delle Muse“ è un ciclo di incontri che ha come filo conduttore le Muse: creature depositarie della memoria, del sapere e rappresentanti dell’ideale supremo dell’Arte di cui erano custodi.

Ogni incontro è dedicato ad una Musa, che si svela attraverso diverse performance. L’idea è quella di proporre al pubblico le diverse forme artistiche anche attraverso canali inconsueti e, per questo, privilegiati.

Il 13 Maggio si terrà presso la sede di Studio Akmé a Rutigliano il penultimo appuntamento con “L’Ora delle Muse”: per l’occasione le protagoniste saranno Talia e Melpomene, Muse della Commedia e della Tragedia.

Il Prof. PIERO TOTARO, docente di Lingua e letteratura greca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e responsabile scientifico per l’Ateneo barese di progetti di ricerca nazionali e internazionali sul teatro e sulle tradizioni culturali dell’area mediterranea, ci guiderà alla conoscenza della Tragedia e della Commedia. La lettura di brani della nota tragedia euripidea “Medea” avvierà una conversazione sul Teatro antico.

Ogni partecipante sarà direttamente coinvolto nello scambio di conoscenza, curiosità ed opinioni. Il pubblico sarà parte integrante del confronto e da semplice uditore diverrà esso stesso interlocutore. Il Prof. PIERO TOTARO metterà a disposizione di tutti la sua conoscenza tecnica per favorire la nascita di spunti di riflessione sulla tragedia “Medea” letta nella versione euripidea e nella traduzione di Seneca, ampliando poi il discorso a tutto il Teatro antico.

A tutti i partecipanti verrà fornito, al momento della prenotazione, il testo di riferimento in formato pdf per permettere una maggiore e migliore preparazione al tema trattato. Per prendere parte alla conversazione non è indispensabile una preparazione umanistica o classica.

I posti sono limitati: è necessaria la prenotazione.

PER INFO: scrivete a studioakme@gmail.com; venite in studio il lunedì o il giovedì dalle 18.30 alle 20.30 in via Noicattaro, 28 a Rutigliano (Ba); oppure telefonate al 320.6119904 (Clelia Menelao) – 340.3431590 (Rosangela Valenzano) – 3472274273 (Teresa Leone) dalle 10 alle 12 dal lunedì al venerdì.

 


“A vent’anni da Capaci”: concorso cinematografico

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La Strage di Capaci è l’attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

In occasione delle celebrazioni dei vent’anni dalla strage di Capaci, e nell’ambito della sesta edizione del Premio Antonio Montinaro per la Legalità, l’associazione Nomeni per Antonio Montinaro, in collaborazione con Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie (Coordinamento regionale Puglia) e con l’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari, indice il concorso di script cinematografici “A vent’anni da Capaci”

Il concorso, che intende stimolare approfondimenti e ricerche sulle vicende che hanno contribuito alla trasformazione del nostro Paese dal 1992 ad oggi, prevede la stesura di un soggetto cinematografico finalizzato alla realizzazione di un cortometraggio di durata non superiore a 15 minuti. Il vincitore del concorso collaborerà alla realizzazione del cortometraggio basato sul proprio script, prodotto dal collettivo indipendente di video makers Green Light e distribuito dalla rete dell’Unione dei Circoli Cinematografici Arci (UCCA).

Possono partecipare al concorso singoli cittadini, singoli artisti, gruppi informali, movimenti, associazioni, scuole: per farlo è sufficiente compilare la scheda di iscrizione allegata al bando qui disponibile e trasmetterla entro e non oltre le 14.00 del 30 aprile 2012 all’indirizzo bando.premiomontinaro@gmail.com

Gli elaborati – in formato word, in duplice copia – dovranno pervenire tramite raccomandata A/R entro e non oltre le ore 14.00 del 10 maggio 2012 all’indirizzo: ARCI Comitato regionale Puglia, Via Marchese di Montrone 57, 70122 Bari.

Mercoledì Letterari con Yolande

Yolanda, Mukagasana, Tutsi, Hutu, Ruanda, la, morte, non, mi, ha, voluta, villa, camilla, mercoledì, letterariIl genocidio del Ruanda fu uno dei più sanguinosi episodi della storia del XX secolo. Dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa 100 giorni, vennero massacrate sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati) tra 800.000 e 1.000.000 persone. Il genocidio, ufficialmente, viene considerato concluso alla fine dell’Opération Turquoise, una missione umanitaria voluta e intrapresa dai francesi, sotto autorizzazione ONU.

Le vittime furono prevalentemente Tutsi. L’idea di una differenza di tipo razziale fra gli Hutu e i Tutsi è legata al primo colonialismo belga in Africa. I coloni belgi si basarono sulla semplice osservazione dell’aspetto fisico degli appartenenti ai diversi gruppi. Essi osservarono che i Twa (un terzo gruppo etnico dell’area) erano di bassa statura (come i pigmei), gli Hutu erano di media altezza, e i Tutsi erano molto alti e snelli. Inoltre, i Tutsi tendono ad avere il naso, e l’intero volto, più sottile. La divisione tra Tutsi e Hutu non fu fatta dai colonizzatori belgi, ma esisteva già, nonostante la monarchia belga abbia aumentato le discordie interne,creando apposite carte d’identità per gli hutu e per i tutsi. I Tutsi erano una maggioranza rispetto agli Hutu, mentre i Twa costituivano un altro gruppo ancora meno numeroso. Anticamente si poteva passare da un gruppo ad un altro, ci si poteva sposare tra gruppi diversi. La differenza era prevalentemente di tipo sociale: i Tutsi erano più ricchi degli Hutu e nell’ultimo gradino della scala sociale vi erano i Twa. Ma non era definitivo, chiunque poteva migliorare la propria condizione.

I colonizzatori belgi fecero l’errore di considerare questi gruppi come delle divisioni razziali.

Così facendo i gruppi si irrigidirono e non fu più possibile cambiare gruppo. I Tutsi divennero i ricchi al potere, gli Hutu i poveri che dovevano subire tutto. Dopo sanguinose rivolte e massacri, gli Hutu, con l’accordo dei belgi, presero il potere e iniziò la lunga persecuzione dei Tutsi. Molti di loro fuggirono nei Paesi limitrofi, soprattutto in Uganda. Nel periodo del genocidio gli Hutu era il gruppo di popolazione maggiore. Erano Hutu anche i due gruppi paramilitari principalmente responsabili dell’eccidio: Interahamwe e Impuzamugambi.

“Tra gli Hutu e i Tutsi non c’è mai stata differenza. Ma nel 1994 io donna Tutsi mi sono seduta davanti alle rovine della mia casa. Il primo vicino non c’era più, era stato assasinato dagli Hutu. Il secondo sterminato con la sua famiglia. Ho visto la stessa cosa anche per il terzo vicino. Ho scritto questo libro perchè non accada più.”

Yolande Mukagasana è stata candidata al Premio Nobel per la Pace 2011. Nata nel 1954 in Rwanda, è sopravvissuta a al genocidio dei Tutsi del 1994. Yolande perse in quell”occasione il marito e i figli riuscendosi a salvare in maniera miracolosa anche attraverso l’aiuto di una donna Hutu. L’agghiacciante e commovente racconto di quella incredibile storia è reso fedelmente nel libro “La morte non mi ha voluta”.

Nel libro, l’infermiera tusti, racconta la sua fuga, l’uccisione del marito e dei figli, le violenze subite e a cui ha assistito, senza mai incitare se stessa e gli altri alla vendetta. La morte non l’ha voluta e le ha lasciato anzi il compito di testimoniare la storia atroce del suo popolo e le forti responsabilità dell’Europa. Un racconto crudo, amaro, dove c’è tuttavia spazio per la pietà. A Yolande Mukagasana e a Jacqueline Mukansonera, la donna hutu che l’ha nascosta a rischio della propria vita, l’Associazione Proeuropa ha assegnato il premio Internazionale Alexander Langer 1998.

Dopo il genocidio Yolande si rifugia in Belgio dove, nel 1999, ottiene la cittadinanza. E’ qui che inizia la sua attività di scrittrice e di attivista cercando di portare, a livello internazionale, l’attenzione sulla tragedia che ha colpito e continua a colpire il Rwanda.

Di Yolande, e della sua durissima storia, si parlerà all’interno di uno degli splendidi appuntamenti dei Mercoledì Letterari presso Villa Camilla. Una piccola postilla. Ero davvero molto giovane quando i Mercoledì Letterari erano l’imperdibile appuntamento per noi studenti delle scuole medie e superiori. Quando questi incontri riuscivano ad aprirci una finestra su nuove culture e mondi, dandoci la possibilità di crescere, come fruitori della letteratura ma, anche e soprattutto, come esseri umani.

Ecco, giusto per dirvi di spronare i ragazzi in età scolare avanzata alla scoperta e ri-scoperta non solo dei libri, ma del confronto che può scaturirne in una prospettiva evolutiva.

Per ulteriori info sull’evento che, ripeto, mi sembra veramente un’imperdibile possibilità per adulti e ragazzi

Villa Camilla in Via Ciasca 2, Bari

tel. 080.5045504 – eventi&cultura@villacamillabari.it – www.villacamillabari.it

Il venticello del Barbiere

Immagine1.jpg“Ah che bel vivere,che bel piacere per un barbiere di qualità! Ah bravo Figaro bravo bravissimo fortunatissimo per verità! Tutti mi chiedono tutti mi vogliono donne, ragazzi, vecchi, fanciulle, qua la parrucca… presto la barba… qua la sanguigna… Figaro… Figaro…son qua, son qua… Ohimè che furia, ohimè che folla, uno alla volta per carità”.

Dite la verità, avete provato l’irrefrenabile impulso di canticchiarla? Niente paura, non vi ha dato di volta il cervello, perché il Barbiere di Siviglia, melodramma in due atti su libretto di Cesare Sterbini, con le sue melodie eleganti, i suoi ritmi trascinanti e il suo superbo stile di composizione, senza tema di smentita, la più grande opera buffa italiana, eternamente fresca nella sua vena comica e nella sua inventiva. 

“Nell’ipotetica, e impossibile a risolversi, gara su quale sia l’opera più famosa del mondo – scrive Vincenzo Raffaele Segreto – certo Barbiere di Siviglia si troverebbe ad occupare uno dei primi posti: e come è facile capire, nella fortunata storia di un’opera che porta molto giovanilmente i suoi quasi duecento anni, si sono andati accumulando altre, tante storie che, magari, di veridico hanno ben poco”.

Rossini era notoriamente pigro. Rimandava il completamento dei lavori commissionatigli fino all’ultimo momento, e spesso “prendeva in prestito” della musica dalle sue altre opere, per risparmiarsi la fatica di scriverne di nuova. La famosa ouverture del Barbiere era stata precedentemente utilizzata in altre due sue opere; eppure, il Barbiere di Siviglia fu scritta ad una velocità supersonica: undici giorni diceva lui, sicuramente dal “concepimento” alla stesura finale non passarono più di venti giorni. Strabiliante se consideriamo che al tempo un buon amanuense era in grado di copiare in venti giorni proprio il numero totale delle pagine del manoscritto rossiniano.

Come spesso capita nello strano mondo della lirica, Il Barbiere, alla sua prima rappresentazione – il 20 Febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma – fu un fiasco strepitoso. Il giovane Gioachino, con quell’opera, aveva osato sfidare il grande Paisiello,mettendo in scena, mentre era ancora vivo il famoso compositore napoletano, un’opera che lo stesso aveva già musicato. Il confronto con Paisiello era temuto, tanto che nel libretto fu pubblicato un “Avvertimento al pubblico” in cui si affermava che: “Il Signor Maestro Gioachino Rossini, onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità con l’immortale autore che l’ha preceduto, ha espressamente richiesto che Il Barbiere di Siviglia fosse di nuovo interamente versificato, e che vi fossero aggiunte parecchie nuove situazioni di pezzi musicali, che erano d’altronde reclamate dal moderno gusto teatrale, cotanto contagiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello.” Questo non evito che gli ammiratori del Paisiello boicottassero la “prima”, inveendo e rumoreggiando per l’intera esecuzione. A ciò bisogna aggiungere le mille disavventure che capitarono durante l’intera rappresentazione, lasciando esterrefatto lo stesso Maestro pesarese, che dal cembalo dirigeva l’opera.

Si narra che alla prima rappresentazione di questo capolavoro, in scena ne successero di tutti i colori: il basso Vitarelli, Don Basilio per l’occasione, al suo ingresso in scena inciampo e cadde battendo la faccia. All’aria della calunnia gli usciva ancora il sangue dal naso e dovette cantare tamponandosi il naso tra una frase e l’altra. Un gatto, che aveva residenza stabile presso il Teatro Argentina, apparve d’improvviso sul palcoscenico nel bel mezzo del finale e si mise a miagolare e a strusciarsi sulle gambe dei cantanti, fra le matte risate del pubblico! Al termine della rappresentazione, Rossini, imbestialito, si sottrasse alla folla degli spettatori, e torno da solo a piedi in Via dei Leutari.

Ma già alla seconda rappresentazione il pubblico romano ebbe ad inchinarsi alla musica immortale del Barbiere, cosi come, a malincuore, ebbero a fare gli ammiratori del Paisiello. Forse non tutti sanno che, fino al tardo ottocento, l’aria di Rosina cantata durante la lezione di musica era quasi sempre lasciata scegliere dalla stessa cantante che rappresentava Rosina, anche perché questo cambio non interferisce per nulla con lo svolgersi dell’intreccio. Anche nel nostro secolo diverse cantanti si sono concesse il vezzo del cambio dell’aria, celebre è la cavatina del Tancredi, noto cavallo di battaglia di una grande cantante ancora in attività: Marilyn Horne. Ed ecco il testo di un’altra delle arie più simpatiche:

La calunnia è un venticello

 

un’auretta assai gentile

che insensibile sottile

leggermente dolcemente

incomincia a sussurrar.

 

Piano piano terra terra,

sotto voce, sibilando

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

 

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo:

prende forza a poco a poco,

scorre già di loco in loco,

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta,

va fischiando, brontolando,

e ti fa d’orror gelar.

 

Alla fin trabocca, e scoppia,

si propaga si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale

che fa l’aria rimbombar.

 

E il meschino calunniato

avvilito, calpestato

sotto il pubblico flagello

per gran sorte va a crepar.

Grande appuntamento con l’opera, domani, presso il teatro Petruzzelli: alle ore 20.30, infatti, ci sarà la rappresentazione della famosissima opera in due atti di Gioacchino Rossini ‘Il Barbiere di Siviglia’.

Le vicissitudini amorose del conte d’Almaviva, della bella Rosina, del tutore Don Bartolo e del factotum Figaro verranno portate sul palco in uno degli spettacoli più riusciti dell’intero panorama operistico italiano.

Orecchietta da Guinness

Immagine1.jpgLe orecchiette sono un tipo di pasta tipico della regione Puglia e Basilicata, la cui forma è approssimativamente quella di piccole orecchie, da cui deriva appunto il nome. Nel tarantino e in Valle d’Itria è ancora in uso il sinonimo “chiancarelle” o recchjetedd.

La loro dimensione è di circa 3/4 di un dito pollice, e si presentano come una piccola cupola di colore bianco, con il centro più sottile del bordo e con la superficie ruvida. Ne esiste anche una versione realizzata senza la forma di cupola, meglio conosciuta come “strascinati”. In tutte le varianti, si realizzano utilizzando esclusivamente farina di grano duro, acqua e sale.

Le origini delle orecchiette non sono da ricercarsi in Puglia, ma molto probabilmente nella zona provenzale francese, dove fin dal lontano Medioevo si produceva una pasta simile utilizzando il grano duro del sud della Francia. Si trattava di una pasta molto spessa e a forma di dischi, incavata al centro mediante la pressione del dito pollice: questa forma particolare ne facilitava l’essiccazione, e quindi la conservazione per fronteggiare i periodi di carestia. Sembra anche che ne venissero imbarcate grandi quantità sulle navi che si accingevano ad affrontare lunghi viaggi. In seguito, sarebbero state diffuse in tutta la Basilicata e la Puglia con il loro nome attuale dagli Angioini, dinastia che nel Duecento dominava le terre delle regioni. Secondo insigni studiosi di enogastronomia pugliese – ricordiamo qui solo il più autorevole – le orecchiette avrebbero avuto origine nel territorio di Sannicandro di Bari, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo. È infatti possibile, in seguito all’atteggiamento di protezione nei confronti della comunità israelitica locale da parte dei normanno-svevi, la loro derivazione da alcune ricette della tradizione ebraica, come le orecchie di Haman – l’antagonista del libro di Esther – che ritroviamo, ad esempio, in alcuni dolci sefarditi oppure nelle croisettes, un tipo di pasta preparato nelle vallate occitane del Piemonte, lontana parente delle orecchiette di Sannicandro anche nella probabile influenza mediorientale.

Proprio oggi, in onore di questo squisito piatto, la giornata al Parco di Miragica di Molfetta comincia con una kermesse da guinness: l’orecchietta più grande del mondo!  Sotto lo sguardo di giudici internazionali, provette massaie realizzeranno l’esemplare di orecchieta più grande che si sia mai visto. Sullo sfondo di castelli e ponti medievali la regina eterna delle tavole puigliesi conquisterà l’attenzione e un posto del mondo.

Questa giornata prevede il coinvolgimento del pubblico di Miragica in un gioco che incontra il suo punto di forza in una serie di degustazioni. I visitatori e buongustai che  si lanceranno nelle degustazioni dovranno poi individuare l’ingrediente mancante; in palio ci sono gustosi riconoscimenti. Entrambe le giornate prevedono il coinvolgimento di numerosissimi bambini.

L’iniziativa è organizzata con la collaborazione di uno dei più noti pastifici di Puglia e… c’è il secondo round: sabato 14 aprile 2012!

Lezioni di Rock, dall’oscurità alla luce.

Immagine1.jpgMusica da sentire ma anche da vedere attraverso immagini e spezzoni che ripropongono vicende artistiche rappresentate con gli stili diversi delle varie epoche. Questa la premessa di “Lezioni di Rock”, una felice iniziativa che si svolge da Gennaio presso il cinema Armenise di Bari. Fortunatamente, uno dei contenitori culturali più vivi e prolifici dal punto di vista delle iniziative extra-cinematografiche.

Le Lezioni di Rock al cinema Armenise Cns&Y il 21 marzo 2012

Continuano serrate presso il cinema Armenise, con start alle ore 21, le ‘Lezioni di rock’, di Gino Castaldo (nella sua attività professionale si occupa della critica musicale scrivendo per il quotidiano la Repubblica e cura l’inserto settimanale «Musica» dello stesso quotidiano) e Ernesto Assante (giornalista e critico musicale italiano. Collabora con La Repubblica e L’Espresso).
Una sorta di libro di storia del rock raccontato con parole, immagini e suoni. Una musica da sentire ma anche da vedere attraverso immagini e spezzoni che ripropongono vicende artistiche rappresentate con gli stili diversi delle varie epoche. 
Una serie di incontri nei quali si ripercorrono i grandi momenti del rock e non solo, le incisioni indimenticabili, le storie dei personaggi che hanno segnato l’evoluzione della musica popolare.

Oggi, alle ore 21.00 è il turno di Joy Division/New Order. Dall’ oscurità alla luce. I tormentati bagliori della vicenda della meteora Joy Division trasformata nel progetto del nuovo ordine del rock. Le logiche devastate e creative del post-punk.

Dal buio alla luce, dall’oscurità al colore, dalla disperazione alla speranza. Il percorso, anche drammatico, che ha portato i Joy Division, maestri del suono “dark” nell’epopea della new wave inglese, a diventare New Order è una storia esemplare di musica e vita. Una storia che, attraverso la tragica fine di Ian Curtis, ha ben illustrato il passaggio tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, arrivando nel decennio seguente a illuminare la scena britannica trovando il suo centro in Manchester. Un viaggio sonoro dal punk all’elettronica, in una lezione di rock che promette di essere sentimentale e appassionata.

Bari(Bari)

Cinema Armenise

ore 21.00

ingresso a pagamento

5 euro

Info. 080/5428281 – 080/5562590

Pasquetta Sgniauss

Immagine1.jpgIl lunedì dell’Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura” o “fuori porta”.

Il giorno di pasquetta l’associazione Trullando si trasferisce sugli irti colli per offrire una giornata fuori porta all’insegna dello svago e del divertimento. I prati dell’agriturismo Terra dei Gusti, situato nella splendida cornice naturale del Canale di Pirro, saranno il palcoscenico per esibizioni curate da artisti di strada, prelibatezze gastronomiche a km 0, esposizioni artistiche, animazione per bambini e una simpatica orchestrina che intratterrà i presenti per tutta la giornata. Il gruppo di lavoro di Putignano N’de Jos’r (Andergrand, I Love Iuso Rock, Casa Babylon e Lo Iuso),  che lo scorso Carnevale ha animato le cantine del centro storico di Putignano, si ritroverà al completo per accogliervi con lo stesso entusiasmo con cui lo ha fatto nelle fredde e briose sere di febbraio. L’allegria e il brio dello staff non deluderanno le aspettative degli ospiti.

Questa occasione sarà utile a festeggiare il successo di Putignano N’de Jos’r (del quale abbiamo già parlato su queste pagine di Virgilio), e sopratutto a stimolare nuovi tesseramenti a favore di Trullando che per l’occasione vi prenderà non solo per la gola.

Vi aspettiamo, quindi, Lunedì 9 aprile presso l’Agriturismo Terra dei Gusti, Canale di Pirro s.p. 81 c/o a due km dal rondò Monopoli – Alberobello verso la Selva di Fasano.

Non dimenticate il telo pic nic.

In caso di avverse condizioni meteo, l’evento si svolgerà il 25 aprile.

Tel: 366.5072676 – 334.3831128 – 328.3668862 – 389.9543602

e-mail: trullando@libero.it

Pagina Facebook: Trullando

20th Century FuTour

Immagine1.jpgLa storia è andata più o meno così: un bel pomeriggio, quelli della 20th Century Band, hanno trovato per strada una DeLorean abbandonata. Convinti che fosse solo una riproduzione della vera macchina del tempo progettata da Doc, hanno iniziato a giocare con i pulsanti presenti sul cruscotto, quand’ecco che si sono trovati sospesi in aria a volare alla velocità di 88 miglia orarie. Succede in casa 20th Century e, come sempre per loro, non è nulla di ordinario: la Delorean, infatti, non li ha portati in giro nel “normale” passato o nel futuro, bensì a spasso tra le più belle pellicole dei film anni’80!

Così sono stati costretti ad entrare nelle produzioni cinematografiche che tutti voi ricorderete: “Pretty woman”, “Ghostbusters”, “Dirty Dancing”, “Flashdance”, “Rocky”, “Footloose”, “The Blues Brothers” e tante altre. Ovviamente la gentilissima autovettura li ha trasportati anche sui set di celebri serie televisive: da Happy days a Beverly Hills, senza tralasciare A-team e Baywatch. Se già le loro condizioni mentali non erano tanto stabili prima di questo avvenimento, figuratevi dopo un viaggio del genere: sono tornati in preda a delle vere e proprie crisi di identità.

Ormai c’è tra di loro chi è fermamente convinto di essere l’incarnazione di Vivian Ward (protagonista del film Pretty Woman), chi giurerebbe di essere Jessica Rabbit e ancora chi è sicuro di essere Mitch Buchannon o, peggio, CJ (rispettivamente il muscoloso bagnino e la superdotata guardiaspiaggia di “Baywatch”)… la missione del gruppo, quindi, è quella di raccontare al pubblico il  bizzarro pellegrinaggio tramite le indimenticabili colonne sonore delle pellicole in cui sono stati catapultati, accompagnate dalla proiezione su maxi schermo delle scene più belle dei film da cui sono state tratte.

La 20th Century Band nasce nel Dicembre 2007 con la volontà di creare un progetto innovativo e travolgente in grado di affiancare un vero e proprio spettacolo ad una scaletta di alto livello tecnico. Di qui la scelta di eseguire le cover delle colonne sonore più note e popolari dei film anni ‘80. Grazie ad un perfetto connubio tra le competenze artistiche di prosa e danza, e quelle musicali derivanti dalle precedenti esperienze dei componenti della band, è stato possibile trasformare questo progetto in uno show mai visto prima.

La 20th Century band propone uno spettacolo che ricrea l’atmosfera elettrica tipica degli “Eighties”, grazie agli abiti di scena, alle coreografie, ai video proiettati sul maxi schermo e alla rivisitazione degli sketch più divertenti dei film di cui si interpreta la colonna sonora. 

La passione per i film cult degli anni ’80 e l’irrefrenabile entusiasmo che accomunano i sei componenti della band diventeranno i requisiti fondamentali per riportare alla memoria dello spettatore quello che è stato il decennio più esilarante di tutti i tempi. 

Nel repertorio della 20th Century band spiccano brani dal tipico sound rock, soul, funky quali: “The Power of Love” (da Ritorno al Futuro), “Ghostbusters” (dall’omonimo film), “The Time Of My Life” (da Dirty Dancing), “Maniac” (da Flashdance), “Footloose” (dall’omonimo film),“The Eye of the Tiger”  (da Rocky IV), “You Can Leave Your Hat On” (da 9 Settimane e ½), “Shout” (da Animal House) e tante altre colonne sonore dei film che hanno segnato un’epoca. 

L’immortalità dei brani scelti e dei film da cui sono tratti permetterà di coinvolgere un pubblico di qualsiasi età, conciliando le aspettative dei più giovani con quelle di chi ha vissuto l’adolescenza negli anni ‘80 e perciò li ricorda con un pizzico di nostalgia. 

La 20th Century Band vi aspetta DOMENICA 8 APRILE all’Hangar Pub di Casamassima, per l’atteso live speciale di Pasqua!!! Salite con loro a bordo della mitica DeLorean e viaggiate attraverso le pellicole più memorabili e le colonne sonore che hanno segnato un’epoca, vi faranno scatenare e cantare a squarciagola con il nuovo spettacolo “Ritorno Al FuTour”!!!