L’allenatore nel pallone

conte.jpgUna squadra appena promossa alla serie A, vede allontanare il Mister del miracolo, amato dai tifosi, osannato dalla curva, rispettato dai giocatori. Sullo sfondo, conferenze stampa dell’ultimo minuto, interessi economici, presunte ragioni politiche.

Sembra la trama di un noto cult degli anni ’80. Parlo della famosissima commedia calcistica “l’Allenatore nel Pallone”, con un Lino Banfi che segnò la storia del cinema di genere per l’occhio del grande regista Sergio Martino, all’apice della sua ispirazione artistica.

Invece no. Parliamo dell’A.S. Bari, quella squadretta dalle poche pretese che, nonostante uno stadio da mille e una notte (grazie, Italia ’90), non riusciva a risalire la china, ferma com’era alla reclusione di una B forzata. In quel del dicembre 2007, l’ex Capitano bianconero, Antonio Conte, forse per spirito masochistico, forse per desiderio di rivalsa, dalla comoda panchina dell’Arezzo, decise di intraprendere l’avventura su quella che, siamo sinceri, sembrava più la prua del Titanic che un team vincente. Rapidamente giunsero i primi successi. Le vittorie consecutive. L’ascesa in classifica. Ed il miraggio della promozione, dall’Oasi dei vincenti, non sembrò più un sogno così lontano.

Finalmente la prima lettera (l’alpha del campionato), in font cubitale, arriva per i biancorossi. La città è in visibilio, la festa imponente, il carosello indimenticabile. Conte è giustamente tra l’incudine della squadra del cuore (la Juventus), che pare volergli offrire una valigetta piena di soldi, ed il martello di una squadra cui deve grandi emozioni presenti e, più probabilmente, anche future. Questa Beautiful ha un termine quando, in pieno periodo elettorale, la Famiglia Matarrese dà l’annuncio in pompa magna: “Conte rimane a Bari“. E la Curva Nord ringrazia.seriea.jpg

Da questo momento, cosa sia accaduto, rimane storia da Signora in Giallo.

Se Conte doveva, come annunciato, rimanere nel Capoluogo, cosa ha fatto indire una seconda conferenza stampa, per annunciare “questo matrimonio non s’ha da fare”? Voci di corridoio, parlano di interessi politici. I comunicati di una scelta già pianificata tempo fa da Matarrese. Un piano perfetto, quello di guadagnarsi le simpatie degli ultras (in età da urne) legati a Conte, sbandierando il desiderio di chiuderlo rapidamente sotto contratto. Fosse andato via, sarebbe stata una sua scelta; fosse rimasto, il merito, sarebbe andato completamente alla Direzione biancorossa. Ad amministrative chiuse, ovviamente, non ci sarebbe stato più motivo per trattenerlo, specialmente con un contratto a scadenza imminente. Specialmente calcolando che l’A.S. Bari, dei giocatori richiesti per una nuova rosa all’altezza del Campionato, al Mister, non aveva intenzione di comprarne neanche uno.

Rumors, pettegolezzi, maldicenze. Forse.

Tutta questa faccenda, olezza tanto di maneggi imprenditoriali. Quasi che Vincenzino, novello Presidente Bortolotti, volesse disfarsi di una serie A troppo costosa, dispendiosa, a tratti inutile. Liberandosi anche del nostro Oronzo Canà, Antonio Conte, fermo sulle sue posizioni calcistico-tattiche. “Non ci siamo capiti”, gigioneggia il Presidente alla stampa. Io credo si siano capiti fin troppo bene. Fattostà che Conte prende il largo, in attesa di un nuovo allenatore ventilato (o Ventura… to), il quale, comunque, non placa gli animi orfani del Mister del Miracolo.

allenatore.jpgQualcosa mi suggerisce che, al prossimo press-calling, ci sentiremo dire frasi come “Sono riuscito ad avere i tre quarti di Gentile e i sette ottavi di Collovati, più la metà di Mike Bongiorno. In conclusione, noi abbiamo ottenuto la comproprietà di Maradona in cambio di Falchetti e Mengoni”. Oppure: “Ma lo sa che noi attraverso le cessioni di Falchetti e Mengoni riusciamo ad avere la metà di Giordano? Da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho.”.

Non ci resta, per i magnifici 22 del Bari, che sperare nel potere della Bi-Zona.

Mentre i cinque della difesa vanno avanti, i cinque attaccanti retrocedono e così viceversa. Allora la gente pensa: «Ma quelli che c’hanno cinque giocatori in più?» Invece no, perché mentre i cinque vanno avanti, gli altri cinque vanno indietro, e durante questa confusione generale le squadre avversario si diranno: «Ah! Ah! Che cosa sta succedendo?». E non ci capiscono niente.

Un po’ come noi. Al S. Nicola, in attesa del 5-5-5 della salvezza per mantenere la serie A, e non solo nel cuore.

L’allenatore nel palloneultima modifica: 2009-06-26T07:00:00+02:00da admin
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2 pensieri su “L’allenatore nel pallone

  1. cara amica,
    da barese a barese consentimi di sorridere dopo aver letto il tuo pezzo sui sostenitori di emiliano,diventato – per sventura dei baresi – sindaco di questa bella città che un tempo non lontano “Qualcuno” – virgolettato perché tu comprenda a chi mi rivolgo – definiva la “piccola Parigi”.non credo che il sig. emiliano sia entrato nel cuore dei nostri concittadini,convinto come sono che chi l’ha votato lo ha fatto solo per un mero tornaconto personale e non certo per amore (meglio rispetto) della città.il cui degrado é sotto gli occhi di tutti,i tuoi compresi se non li hai – ma non lo penso – foderati di prosciutto.ma se il buon giorno si vede dal mattino(già litigano tra di loro e minacciano secessioni),il sig. emiliano ha i mesi contati. sarà oltremodo difficile governare bene Bari con simile accozzaglia di partiti e partitini.
    i migliori auguri per il tuo blog,ma lascia stare emiliano.é come evocare Satana!

    vittorio

  2. Gent.mo utente,
    mi spiace non si sia compreso (probabilmente non sono stata in grado di farlo giungere a dovere io), ma il pezzo precedente non era SU M.EMILIANO, bensì sull’esperimento di EmiLab e sul lavoro dei 150 ragazzi. Una ricca rassegna stampa nazionale, anche sulle emittenti Mediaset e sui giornali del Cavaliere, ha dedicato spazio e respiro a questa iniziativa che, per l’Italia, non ha precedenti. Non era mia intenzione fare propaganda (ad urne chiuse mi sembrerebbe alquanto improbabile) e, posso assicurarTi, che fosse stato il diCagnoLab, ne avrei parlato negli stessi entusiastici toni, con le stesse pregevoli parole di stima, con gli stessi aggettivi positivi. E questo, perché noi V Local Blogger, abbiamo l’impegno concreto di non infognarci in vicende politiche. Se poi vogliamo parlare di estetica della parola (e non di politica), mi perdonerai, caro amico, lo slogan Bari-Barigi era sul serio inquietante. E quando ci si proclama copy di se stessi, quella, insieme ad altre mostruosità anti-marketing (vedi Bari-cellona, Bari-York etcc) il rischio di sfociare nel grottesco ci sta tutto. E, ribadisco, NON POLITICAMENTE parlando, ma solo a livello comunicativo. Per me, le vere elezioni le hanno vinte i ragazzi di EmiLab, al di là delle appartenenze partitiche, così come spiegato da Dino Amenduni.

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