Che il Rock sia con Voi

saint_1.jpgNon è stato difficile, caracollando sui miei tacco-12, individuare il palco in Viale Aldo Moro, nell’immediata periferia di Mola. La musica trascinante, le luci sul palco, il coinvolgimento del pubblico, hanno sortito il classico Hamlin-effect, radunando giovani (e meno), ipnotizzati da uno standard qualitativo altissimo.

Si è conclusa ieri sera, a Mola di Bari, la terza edizione del Saint Rock Festival. In entrambe le precedenti edizioni, l’associazione ARCI “Officina dell’Arte” di Mola di Bari è stata ideatrice e promotrice dell’iniziativa, sia nella parte tecnica che organizzativa, curandone peraltro la direzione artistica.

Strutturato in tre  giornate di esibizione delle band, precedentemente selezionate da una giuria competente in materia musicale.

Eva, Revellers, Sublime Follia, Angelo Pitone Band, MouseOnMyShoulder, PsycodubFunkers, Two Left Shoes.

Durante le serate i gruppi hanno proposto le proprie composizioni, direttamente “votate” sia dal pubblico presente (per il 30%), che da una giuria composta da musicisti e conoscitori affermati in ambito musicale(per il 70%). La band vincitrice, parteciperà al meeting europeo delle saint_2.jpgetichette indipendenti (MEI) che si svolge ogni anno a Faenza nel mese di Novembre. Che, lasciatemelo dire, è una vetrina di tutto rispetto. Dunque, la ghiotta occasione per entare nel circuito professionistico. Numerose sono state le adesioni pervenute a seguito della pubblicazione del bando di concorso e successivamente l’interesse dimostrato dal pubblico partecipante alla conoscenza dello svolgimento dell’iniziativa.

Guidati da un premuroso vigile, ad accoglierci è l’Assessore alla Cultura del Comune di Mola, Tonio Bellantuono. Gentile, disponibile, positivamente carico della riuscita per l’Evento: “insieme al Mola Jazz Festival, ed alle iniziative in progress che accompagneranno l’estate molese, Comune e Assessorato intendono promuovere l’entertainment, puntando sui giovani del territorio. In questa operazione, l’investimento dei Fondi Europei, ha reso possibile l’espressione dei nostri talenti”.

E, tra i talenti, anche special guest da calibro 38: i Leitmotiv, Pugliesi di origine, ma figli d’Europa per la straordinaria vitalità con cui intrecciano stili e culture in una formula musicale eccentrica. Gli Skarraphon.X, profeti Ska dall’irresistibile sound, forti della recente produzione inedita. Ed in fine, dulcis (ma mai troppo), Davide Combusti, in arte The Niro, classe ’78, figlio delle influenze internazionali e grande dell’esperienza al fianco di artisti come Tom Hingley, Lou Barlow, Tom Walbank e molti, moltissimi altri.

saint_3.jpgGraziata dal maltempo, sotto un cielo estivo ammantato di stelle, tra bandiere iridate e profumo di Woodstock in miniatura, questa bella Festa della Musica, ha visto la sinergia funzionale ( e funzionante) di: Arci Comitato Provinciale di Bari, Arci Officina dell’Arte di Mola di Bari, Audioland Cafe. Con l’indispensabile ausilio burocratico (non sempre questo termine ha un peso negativo) di: Ministero degli Interni, Comunità Europea, Regione Puglia, Provincia di Bari, Comune di Mola di Bari, Urban Italia, Pic Urban II Mola di Bari.

Pronta a seguire ancora il suono magico di queste stimolanti iniziative, ringrazio Mola perché sempre gravida di cultura, originalità, spirito costruttivo. Con l’appuntamento al prossimo Saint Rock Festival… because Rock Sanctifies You!

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L’allenatore nel pallone

conte.jpgUna squadra appena promossa alla serie A, vede allontanare il Mister del miracolo, amato dai tifosi, osannato dalla curva, rispettato dai giocatori. Sullo sfondo, conferenze stampa dell’ultimo minuto, interessi economici, presunte ragioni politiche.

Sembra la trama di un noto cult degli anni ’80. Parlo della famosissima commedia calcistica “l’Allenatore nel Pallone”, con un Lino Banfi che segnò la storia del cinema di genere per l’occhio del grande regista Sergio Martino, all’apice della sua ispirazione artistica.

Invece no. Parliamo dell’A.S. Bari, quella squadretta dalle poche pretese che, nonostante uno stadio da mille e una notte (grazie, Italia ’90), non riusciva a risalire la china, ferma com’era alla reclusione di una B forzata. In quel del dicembre 2007, l’ex Capitano bianconero, Antonio Conte, forse per spirito masochistico, forse per desiderio di rivalsa, dalla comoda panchina dell’Arezzo, decise di intraprendere l’avventura su quella che, siamo sinceri, sembrava più la prua del Titanic che un team vincente. Rapidamente giunsero i primi successi. Le vittorie consecutive. L’ascesa in classifica. Ed il miraggio della promozione, dall’Oasi dei vincenti, non sembrò più un sogno così lontano.

Finalmente la prima lettera (l’alpha del campionato), in font cubitale, arriva per i biancorossi. La città è in visibilio, la festa imponente, il carosello indimenticabile. Conte è giustamente tra l’incudine della squadra del cuore (la Juventus), che pare volergli offrire una valigetta piena di soldi, ed il martello di una squadra cui deve grandi emozioni presenti e, più probabilmente, anche future. Questa Beautiful ha un termine quando, in pieno periodo elettorale, la Famiglia Matarrese dà l’annuncio in pompa magna: “Conte rimane a Bari“. E la Curva Nord ringrazia.seriea.jpg

Da questo momento, cosa sia accaduto, rimane storia da Signora in Giallo.

Se Conte doveva, come annunciato, rimanere nel Capoluogo, cosa ha fatto indire una seconda conferenza stampa, per annunciare “questo matrimonio non s’ha da fare”? Voci di corridoio, parlano di interessi politici. I comunicati di una scelta già pianificata tempo fa da Matarrese. Un piano perfetto, quello di guadagnarsi le simpatie degli ultras (in età da urne) legati a Conte, sbandierando il desiderio di chiuderlo rapidamente sotto contratto. Fosse andato via, sarebbe stata una sua scelta; fosse rimasto, il merito, sarebbe andato completamente alla Direzione biancorossa. Ad amministrative chiuse, ovviamente, non ci sarebbe stato più motivo per trattenerlo, specialmente con un contratto a scadenza imminente. Specialmente calcolando che l’A.S. Bari, dei giocatori richiesti per una nuova rosa all’altezza del Campionato, al Mister, non aveva intenzione di comprarne neanche uno.

Rumors, pettegolezzi, maldicenze. Forse.

Tutta questa faccenda, olezza tanto di maneggi imprenditoriali. Quasi che Vincenzino, novello Presidente Bortolotti, volesse disfarsi di una serie A troppo costosa, dispendiosa, a tratti inutile. Liberandosi anche del nostro Oronzo Canà, Antonio Conte, fermo sulle sue posizioni calcistico-tattiche. “Non ci siamo capiti”, gigioneggia il Presidente alla stampa. Io credo si siano capiti fin troppo bene. Fattostà che Conte prende il largo, in attesa di un nuovo allenatore ventilato (o Ventura… to), il quale, comunque, non placa gli animi orfani del Mister del Miracolo.

allenatore.jpgQualcosa mi suggerisce che, al prossimo press-calling, ci sentiremo dire frasi come “Sono riuscito ad avere i tre quarti di Gentile e i sette ottavi di Collovati, più la metà di Mike Bongiorno. In conclusione, noi abbiamo ottenuto la comproprietà di Maradona in cambio di Falchetti e Mengoni”. Oppure: “Ma lo sa che noi attraverso le cessioni di Falchetti e Mengoni riusciamo ad avere la metà di Giordano? Da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho.”.

Non ci resta, per i magnifici 22 del Bari, che sperare nel potere della Bi-Zona.

Mentre i cinque della difesa vanno avanti, i cinque attaccanti retrocedono e così viceversa. Allora la gente pensa: «Ma quelli che c’hanno cinque giocatori in più?» Invece no, perché mentre i cinque vanno avanti, gli altri cinque vanno indietro, e durante questa confusione generale le squadre avversario si diranno: «Ah! Ah! Che cosa sta succedendo?». E non ci capiscono niente.

Un po’ come noi. Al S. Nicola, in attesa del 5-5-5 della salvezza per mantenere la serie A, e non solo nel cuore.

EmiLab, la carica dei 150

3636276703_1fed1a61f8_o.jpgDopo mesi di kermesse elettorale all’ultimo slogan e l’infinita tortura della settimana al ballottaggio, Bari ha il suo Sindaco. Michele Emiliano pare aver fatto breccia nel cuore degli elettori, vincendo l’ultimo match per notevole misura.
Ma qual è stata la formula vincente di questa campagna elettorale?
Sicuramente una politica mirata a riqualificare le periferie, un modo di essere e di fare affabile e concreto, il sense of humor intelligente e vivace.

Ma la differenza vera, l’ha fatta un gruppo informale di volontari under 30, uniti nel desiderio comune di influire sul miglioramento della città attraverso l’ascolto dei bisogni dei cittadini emersi durante questi mesi di campagna elettorale.

La differenza vera, si chiama EmiLab.3643238857_34e179e692_o.jpg

150 cervelli. 300 occhi. 300 orecchie.

Disposte a tappeto per i quartieri, come “estensione” delle Amministrazioni e pronta task-force, munita di telecamera, per raccontare la storia di una città moderna che vive, muta, cresce, si evolve. All’analisi dei bisogni è seguita la realizzazione di progetti, piccoli, concreti, ma diffusi, scritti dai ragazzi e sottoposti direttamente all’attenzione dell’Amministrazione Comunale. EmiLab si è organizzato per quartieri e ogni zona ha ha visto un coordinatore assegnato al processo di ascolto e analisi dei bisogni dei cittadini.

Bari VA AVANTI, NON TORNA INDIETRO
.

Un progetto ambizioso, quasi di stampo americano. Che ricorda tanto il “senso di patria” dei sostenitori di Obama, nella corsa alla Casa Bianca. Qualcuno, su questa campagna elettorale, già ha voluto scrivere una tesi di laurea.
Non a caso, si parla di “fenomeno Emiliano“, “effetto Emiliano“, “strategia Emiliano“, quasi fossero dinamiche da Risiko! o moduli calcistici.

L’onda anomala dei 150, ha contribuito ad accrescere il mito del Sindaco kalòs kai àgathos (giusto e bello), concretizzandosi poi nella cronaca quotidiana di un Michele Emiliano pronto a stringere la mano per le strade, che elargisce ai cittadini il suo numero mobile, che festeggia con i suoi ragazzi la vittoria in piazza, sostenuto da artisti, attori, musicisti, scrittori e personalità pugliesi.

Il tutto, rigorosamente, in maniera volontaria. E gratuita.
Nessuno di questi ragazzi ha percepito denaro, nessuno dei partecipanti  è stato spinto o arruolato sotto il mercenariato dello scambio-per-interesse. Semplicemente spronati dalla voglia di credere nell’ideale,con l’obbiettivo di guidare il candidato alla meta, hanno rappresentato il cardine di una città dal cuore pulsante; bianco-rosso, come i colori della neo-promossa squadra di calcio, bianco-rosso come i colori della maglietta  di  EmiLab.

3412602810_6cd17d73df_o.jpgParlando con Dino Amenduni, coordinatore e responsabile del progetto EmiLab, una domanda è sorta spontanea: “ma, adesso che le elezioni sono terminate… cosa sarà di questi 150 ragazzi?“.

Dino è sereno, per niente preoccupato, forte anche  dell’esperienza acquisita in questi mesi di passione: “il futuro di EmiLab è solo ed esclusivamente nelle nostre mani. Il lavoro a stretto contatto ci ha insegnato quanto sia fondamentale fare gruppo e, la vittoria, è l’importante spinta che cementerà la nostra unione. Parteciperemo a pubblici bandi di concorso,  proponendoci  anche ai privati, indipendentemente dal colore dell’Amministrazione Comunale. Speriamo di aver proposto un modo diverso di Italia di fare comunicazione politica, sciolto dall’ appartenenza partitica e dai tesseramenti“.

Fuori dalla logica generazionale, che vorrebbe una gioventù bruciata, figlia dei reality, ispirata da tronisti&veline, questi giovani fanno la differenza. E Bari, anche con loro, andrà avanti.

 

FOTO: EmiLab su Flickr

Torre a Mare. Scopriamola sui libri.

torre1.jpgToponomastica è un termine caduto in disuso. Da troppo tempo, direi. Anche nelle scuole, al giorno d’oggi, penso si contino sulle dita di una mano, i ragazzi che scoprono la meraviglia di questa parola magica.

Per i tipi di Wip Edizioni, Vincenzo Dibari, con l’amore da sempre espresso per il suo quartiere (che poi un quartiere non è) affacciato sulla costa Adriatica, ci delizia nella sottile ricerca storica oltre che stuzzicare le fantasie, saltando tra le epoche in una danza rituale e affascinante.torre2.jpg

Nuovo Cicerone, esprime nelle pagine tutta l’origine dei nomi, per ogni strada, per ogni largo, per ogni piazza. Scarnificandone l’essenza, ponendo in tavola il frutto del vero Pelosino (l’abitante di Torre a Mare, termine che prende origine dal nome dell’antica Torre Normanna detta anche “pelosa”).

Non è comunque il solo. Dalle strade alla storia, dalla storia ai personaggi, anche Giacomo Settanni (edito da Schena) ha dedicato un tomo interessante, alle radici di quella che, ancora oggi, chiamo scherzosamente “la Miami del Sud Italia”. Con la prefazione di Egidio Pani, “C’era una volta Torre Pelosa”, ha un percorso è meno specifico ma, sicuramente, non meno specialistico. L’excursus nei secoli di Settanni ci guida per mano, tra documenti storici e testimonianze ancora vive, nel sentimento puro di chi sente forte il richiamo degli Avi.

torre3.jpgIl primo giorno di luce artificiale, lo sbarco del telegrafo e molto altro ancora, trovano espressione attuale e grande senso di Patria per una frazione che, da sempre, stimola l’immaginario collettivo per bellezza ed incantevole panorama.

Libri da leggere, storie da scoprire e fare nostre, con la voglia di scoprirci e, soprattutto, ri-trovarci.

 

SQUALO. Una realtà sul grande schermo.

squalo_1.jpgDaniel e Nicola sono gemelli di 17 anni, figli di una tedesca e di un barese che si sono separati quando loro erano molto piccoli. I due gemelli sono cresciuti l’uno con la madre in Germania, l’altro con il padre a Bari. Non si incontrano da anni quando la nonna Franca, gravemente ammalata, esprime il desiderio di rivederli per l’ultima volta. Daniel prende il pullman e parte dal Baden Wuerttemberg senza sapere che vita conduca il fratello a Bari. Appena giunto nel capoluogo pugliese, il “tedesco” Daniel viene arrestato per sbaglio, al posto di Nicola. Suo malgrado, vivrà un’esperienza nel carcere minorile, “fondante” per la sua vita e per la sua famiglia.

Questa la sinossi di “SQUALO”, film prodotto da Carlo Stragapede per la Geco Entertainment, dedicato ai giovanissimi detenuti del carcere minorile “Fornelli” di Bari e ai detenuti di tutte le carceri del mondo che non hanno potuto scegliere
un’alternativa di vita perché per loro quell’alternativa era la faccia oscura della luna.

Il panorama cinematografico barese, si tinge di nuovi talenti e di un’impeccabile penna, quella di Stragapede (anche autore di soggetto e sceneggiatura, oltre che della colonna sonora), regalandoci momenti unici per il grande schermo e confermando il vivo fermento nel campo della settima arte, qui, nel Tavoliere.squalo_2.jpg

Una piccola curiosità : Il protagonista di “SQUALO”, Daniel Valentino, è un giovane attore italo-tedesco, figlio di un santermano emigrato in Germania e di una tedesca. Nella realtà ha 26 anni e vive a Santeramo in Colle.

Il “bel cinema”, profuma di Puglia. E scusate se è poco.
In bocca al lupo a Geco Entertainment (Giovani emergenti cineasti organizzati), al regista Francesco Difilippo ed al mio amico di sempre Carlo.

La classe, con il tempo, si esprime in grandi belle opere come “SQUALO”.

 

Il Tempo delle ciliegie

ciliegie-macro.jpgIl tempo delle ciliegie è sempre tempo di festa. A Conversano e Turi, trenta chilometri a sud-est di Bari, dove la produzione è particolarmente intensa si concentra il numero più alto di manifestazioni. Più che di sagre, si tratta di vere e proprie feste organizzate da metà maggio a fine giugno. La Ciliegia Ferrovia ha  la caratteristica di essere “grossa”, terminante a punta e di possere un penducolo lungo.

Le prime notizie della Ciliegia Ferrovia si hanno nel 1935. Il primo albero nacque da un nòcciolo di ciliegie vicino ad un casello ferroviario delle Ferrovie Sud-Est a circa 900 metri dalla periferia di Sammichele di Bari. Gli abitanti di questo paese la chamarono “Ferrovì” perché l’albero era nato a pochi metri dai binari, lungo il carraio che porta alla Masseria Sciuscio. Per alcuni anni l’albero fu curato dal casellante ferroviario dell’epoca Rocco Giorgio.

In giugno, in pieno periodo di raccolta del prelibato frutto rosso, si tiene la “Sagra della ciliegia Ferrovia”, organizzata dalla Pro Loco e dall’Amministrazione comunale di Turi per far conoscere i prodotti tipici della nostra terra, tra i quali vi sono anche i buonissimi dolci realizzati con la ‘pasta di mandorla’, da “gustare” con gli occhi e l’olfatto, i vini, l’olio, le ‘zampine’ di vitello tritato e aromi vari. Ma è proseguita  fino al 15 giugno, anche  a Conversano, nel barese, la festa delle ciliegie. Un ricco cartellone di eventi enogastronomici, concerti e manifestazioni che animano l’elegante piazza Largo di Corte, vero e proprio balcone da cui ammirare l’azzurro del vicinissimo mare Adriatico all’orizzonte. Ma è tutto il centro storico medievale dell’antica Norba a essere una gemma ben conservata e ancora poco conosciuta di un territorio che ha moltissimo da offrire. Nel raggio di pochi chilometri, infatti, si trovano le celebri grotte di Castellana, i trulli di Alberobello e l’incantevole Polignano a Mare. La festa delle ciliegie conversanese celebra la pregiata e prelibata ciliegia Ferrovia che ha proprio nella cittadina pugliese e nella vicina Turi le sue due capitali. conversano_1.jpg

Gioia degli occhi e delizia del palato, da anni ormai la Ferrovia è la ciliegia più richiesta sul mercato italiano e su quello europeo. Un ulteriore riconoscimento per questa varietà è il marchio Dop che la ciliegia Ferrovia di Turi ha da poco ottenuto. Nelle annate migliori nel solo territorio di Conversano si producono quarantamila quintali di ciliegie Ferrovia. E in occasione della festa non esiste rivendita di frutta, ristorante o pizzeria della cittadina pugliese che non abbia ciliegie da offrire ai clienti. Una festa in cui la degustazione e l’acquisto di cestini di ciliegie a prezzi popolari diviene anche l’occasione per scoprire l’artigianato locale i prodotti tipici e autentici tesori della storia dell’arte e dell’architettura come la Cattedrale romanica e il Castello normanno dei conti D’Aragona così come la chiesa e il convento di Santa Maria dell’Isola, nelle campagne conversanesi.

Talvolta da bambina mi capitava di salterellare per la casa ridacchiando tutta soddisfatta per i miei orecchini nuovi.Avete presenti due ciliegie unite per l’estremità superiore del picciolo?
Bene,io le mettevo a cavallo dell’orecchio,da sopra,in modo da averne una davanti ed una dietro il lobo di ciascun orecchio. Nonna me ne porgeva due coppie. Ed io ne porgevo due coppie a lei.

Mi sentivo,nella mia ingenuità di bimba, come una piccola principessa. Provare, non vi costerà niente e, ne sono sicura, vi riporterà nel passato all’istante.

All’Ufo!All’Ufo!

 

Prima di darmi alla passione per simbologia e storia delle civiltà, da giovanissima, passavo ore scrutando il cielo, ricercando popolazioni extraterrestri.

Diciamolo, mi aveva anche influenzato l’amore spropositato per Christopher Reeve in Superman e, certamente, sarebbe stato fantastico vedersi piombare in giardino un bell’asteroide contenente l’uomo dei sogni venuto da Krypton.

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Il sogno si è riproposto quando ho sentito parlare dell’avvistamento UFO presso Conversano, a pochi chilometri da Bari. Un bagliore così imponente da allarmare decine di persone, così spaventate all’idea di una nuova “Guerra dei Mondi”, da chiamare in massa il 112.

Ho subito immaginato si trattasse del classico delirio collettivo: il caldo che dà alla testa, dalle meravigliose spiagge pugliesi, che frigge i pensieri e le visioni di turisti e residenti privi di ombrellone. Invece no. A quanto pare, due sfere luminose hanno davvero danzato sui cielo dell’antica Norba, calamitando gli sguardi e paure all’imbrunire. Anche la Prefettura rilascia dichiarazioni ufficiali, i media impazzano con le ipotesi più improbabili ed il colonnello Antonio Bacile, comandante provinciale dei carabinieri, parla dell’avvenimento come «privo di elementi per poter essere classificato». corp1646.jpg

 

Da prime verifiche sui radar dell’Aeronautica militare pare tuttavia che non sia comparsa alcuna anomalia o presenza di velivoli . Solo qualche giorno fa a Montemesola, in provincia di Taranto, erano improvvisamente comparsi dei misteriosi cerchi nel grano. Ed altri avvistamenti si susseguivano da giorni, fino al Metapontino. L’avvistamento di oggetti volanti non identificati e’ stato, in Puglia (specialmente nei mesi estivi), un fenomeno abbastanza ricorrente da sempre. Dalla prima notizia, riportata ne “La Gazzetta del Mezzogiorno”, in quel del lontano 1946, quando un insolito oggetto di forma allungata fu intercettato nella zona di Polignano a Mare. Nel celebre sci-fi movie, “Indipendence Day”, Steve Hiller, rassicura la sua fidanzata Jasmine dicendo: « Io non penso che quegli esseri abbiano fatto migliaia e migliaia di anni luce solo per venire qui e iniziare una guerra…Non sono mica degli attacca brighe! ».

caparezza.jpgE, seguendo questa filosofia positiva, mi piace pensare che qualcuno, lassù, tra le stelle, abbia captato un qualche segnale digitale, scambiandolo per la partecipazione interstellare ad una festa sulla spiaggia.Era sicuramente Caparezza che cantava felice “vieni a ballare in Puglia, Puglia, Puglia!”. Spero con tutto il cuore, tra questi visitors, ci sia almeno un sosia di Christopher Reeve. Del resto, sognare guardando le stelle, non costa niente.

 

(immagini da capewonder.com, PicFinder e caparezza.com)

Niccolo’ Piccinni

Sarà capitato non so quanti milioni di volte, passeggiando felicemente o correndo e fuggendo per commissioni di varia natura, di imbattermi nella statua che troneggia in Piazza Massari. Ad un passo dal Teatro Piccinni, a due isolati da via Piccinni e che (guarda caso) è proprio la statua di Niccolò Piccinni.

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Per pura curiosità, questa mattina, ho fermato alcuni dei miei concittadini, con la classica aria da intervistatrice exit-poll, domandando a freddo CHI FOSSE Niccolo’ Piccinni. Su, diciamo, una media di venti passanti, a malapena mi hanno saputo dire che è un barese famoso, non come Antonio Cassano, ma famoso.

Niccolo’ Piccinni (Nicola Vito Marcello Picinno), nasce a Bari nel 1728. Ed è stato un grandissimo musicista, figlio di musicista ed acclamato in tutta Italia fin da giovanissimo. Ha solo 14 anni quando la sua carriera spicca il volo. Lasciato il conservatorio nel 1754, debuttò subito come autore teatrale al Teatro dei Fiorentini con l’opera comica Le donne dispettose(1754). Se Niccolò usasse i social network, oggi, avrebbe tra gli amici personaggi illustri come Mozart, Diderot e Gluck (bravi, quello della via e dell’omonima canzone).

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Esattamente come per Rossini a Pesaro, anche Bari può vantare un centro culturale, dove gli studi relativi alla vita ed alle opere del grande artista si concretizzano. Iniziative editoriali, visite guidate, ed attività a livello universitario.

Sto parlando di Casa Piccinni, quella che per il catasto onciario del 1753, è in vico Fiscardi, adiacente alla Piazza Maggiore, oggi Piazza Mercantile di Bari vecchia. Nel 1999 fu stipulato un protocollo d’intesa con cui il Comune di Bari, proprietario, affidava la gestione dell’immobile al Conservatorio di Musica di Stato “Niccolò Piccinni” e poteva così essere avviata l’attività del Centro ricerche musicali “Casa Piccinni”, in preparazione delle Celebrazioni per il centenario della morte di Piccinni nel 2000. Da quel momento la Casa Piccinni, attraverso un suo Comitato Scientifico, coordina le attività del Dipartimento di Musica Antica e Musicologia del Conservatorio di Bari, del Museo Bibliografico Musicale (sezione antica della Biblioteca del Conservatorio), con la collaborazione dell’Istituto di Bibliografia Musicale di Puglia e del Centro Studi Mousiké, enti dei quali è sede centrale pubblica.

A Bari si dice “passato il Santo, passata la festa” e, purtroppo, il sito ufficiale, è fermo al 2005.

E’ comunque possibile richiedere informazioni e, perché no, anche stimolare la diffusione della Vita e delle Opere del nostro contattando la mail info@casapiccinni.it .

Tenere alto il vessillo degli artisti cui il capoluogo pugliese ha dato i natali, credo sia un diritto/dovere di tutti noi. Perché Bari non è solo Cassano, i polipi, il mare e la celebre bionda al sapore di malto.

Presentazione

C g na ma scì, sciamanin, c nan g na ma scì, nan g n sim scien

Se dobbiamo andare, partiamo. Se dobbiamo restare non andiamocene.

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Credevo non esistesse frase di maggiore effetto per iniziare questa avventura. Del resto la mia città io l’amo. Amo i suoi colori, i suoi profumi. Le mani veloci delle operose femmine nei bassi, i polpacci dei calciatori biancorossi, la fiorente imprenditoria ed il porto turistico e commerciale. La movida notturna e diurna ed il composto brulicare di attività culturali che merita quotidianamente visibilità, partecipazione, ed il giusto incentivo morale per guardare sempre oltre. Verso quell’orizzonte sul Lungomare, dove lama celeste del cielo e cobalto sulle acque saluta l’Oriente; calamita per sognatori, artisti e marinai che, la nostra Storia, non solo l’hanno vissuta ma anche tramandata, di generazione in generazione. Mi chiamo Marileda Maggi, barese di Bari e, da oggi, a quanto pare, sarà mio piacere e dovere guidarvi per le strade dell’amato Capoluogo, tra chianche ed asfalto, tradizione e modernità,  emulando le gesta dei cantori Arabi o degli aedi Federiciani. Per oltre dieci anni mi  sono occupata di approfondimento storico e cronaca di costume, tra radio e giornali di mezza Italia e, finalmente, “ritorno in patria” sotto la custodia dell’Abate Elia, all’ombra dello Jarc’ Vasce. 

Vi aspetto numerosissimi su queste pagine virtuali e, perdonate la citazione dal “Mago di Oz”:

non c’è posto più bello di casa mia!– 

Marileda Maggi